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HomeECONOMIA E MERCATIGRAFICO DELLA SETTIMANAGrafico della settimana: chi ha davvero beneficiato dell’Euro?

Grafico della settimana: chi ha davvero beneficiato dell’Euro?

Il grafico che abbiamo scelto di proporvi questa settimana mostra l’andamento della competitività tra alcuni Paesi dell’area Euro e l’area nel suo complesso. Il fine del post è capire se ci sono stati dei Paesi che hanno beneficiato più di altri dall’entrata nell’Unione Monetaria Europea. Abbiamo, a tale scopo, scelto di illustrare l’andamento della competitività in termini di merci prodotte tra i Paesi dell’Eurozona sulla base di diverse dinamiche salariali. Questo è un elemento da non sottovalutare: se due Paesi presentano una diversa dinamica salariale, a parità degli altri fattori che influiscono sulla formazione del prezzo, avranno un livello generale dei prezzi dei beni diverso. Facciamo un esempio:

  • Il Paese A: presenta una dinamica salariale più bassa quindi il livello generale dei prezzi è più basso
  • Il Paese B: presenta una dinamica salariale più alta quindi il livello generale dei prezzi è più alto

Questo significa che, sui mercati internazionali, per uno stesso bene il Paese A sarà più competitivo rispetto al Paese B a parità degli altri fattori che influiscono sulla determinazione del prezzo.

Adesso guardiamo il grafico. L”ho realizzato considerando l’andamento degli indicatori armonizzati di competitività basati sugli indici dei costi unitari del lavoro (fonte dati Banca Centrale Europea) ponendo ogni Paese a 100 a partire dal primo trimestre del 1999 (nascita dell’Euro), in modo da apprezzare in modo più semplice l’evoluzione della competitività. Più “bassa” è la linea, più il Paese ha beneficiato dell”Euro.

È facile notare che il Paese che ha beneficiato di più in termini di competitività delle proprie merci è stata la Germania (linea rossa). Nel nostro esempio è la Germania, quindi, il Paese A. Invece Paesi come l”Italia e la Grecia hanno perso competitività anche rispetto all”intera area dell”euro. Il graficoinoltre incorpora qualcosa in più: le ineuguaglianze distributive (in termini salariali) tra i Paesi dell’area e la produttività, sebbene in maniera più nascosta. Infatti, come si intuisce dalla rappresentazione grafica oppure come si legge su qualsiasi quotidiano economico-finanziario, non soltanto le dinamiche salariali sono diverse tra i Paesi dell’Eurozona, ma anche la velocità di crescita delle rispettive economie è molto diversa.

A mio giudizio questi squilibri in termini di crescita e di disuguaglianze distributive sono fattori portanti dell’attuale crisi dei debiti sovrani e, se lo estendiamo all”intera economia, della crisi globale. Ritengo, infatti, che gli squilibri nei rapporti produttivi e distributivi non orientati all’equità ed alla coesione sociale generati da una logica liberista del funzionamento dell’economia e la mancata capacità di generare un trend stabile di crescita sostenibile siano alla base dell’attuale crisi globale.

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

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