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Nuovo filone dell’inchiesta Expo 2015. Ma qual è il costo del malaffare in Italia?

Non bastava la Laguna. Il fango è arrivato anche alle Vie d’acqua di Milano.

Un nuovo filone dell’inchiesta Expo 2015 vede indagato Antonio Acerbo, inquisito per presunte tangenti nell’assegnazione dell’appalto sulle Vie d’acqua. Acerbo si è dimesso dal ruolo di braccio destro del Commissario unico Giuseppe Sala, ma continuerà a dirigere le operazioni del Padiglione Italia.

L’inchiesta su Expo 2015 è solo l’ultima di una lunga serie, aventi come filo rosso la corruzione.

Ma facciamo un passo indietro. Proviamo a vedere, a livello internazionale, l’indice di corruzione percepita 2013 (CPI). Lo studio colloca il nostro Paese in una posizione poco felice: al 69° posto su 177.

Ecco la mappa interattiva di Transparency International.

Ma quali conseguenze ha la corruzione sull’economia italiana?

L’annosa questione è stata scandagliata il 17 settembre all’Università degli Studi di Milano da lavoce.info in un convegno che aveva come tema crescita, criminalità e corruzione. I lavori si sono aperti indagando le cause di quest’ultima.

Dove nasce la corruzione?

Una ricerca del sociologo Rocco Sciarrone (Università di Torino), del politologo dell’Università di Pisa Alberto Vannucci e di Michele Polo, docente di Economia Politica presso l’Università Bocconi, fa luce su questo tema. Lo studio analizza in modo scientifico la corruzione, distinguendo innanzitutto i tre soggetti coinvolti: il cittadino, il decisore pubblico (burocrate/politico) e l’impresa chiamata a realizzare l’opera a seguito di una gara d’appalto.

Il maggior rischio di corruzione si ha:

  • nelle decisioni pubbliche;
  • se corrotto e corruttore hanno un grande network di relazioni;
  • se le due parti si aspettano che avranno occasione di nuovi scambi corrotti in futuro;
  • se corrotto e corruttore manterranno a lungo i loro ruoli.

I fattori summenzionati incentivano le due parti a rispettare gli accordi presi informalmente (i patti illegali per definizione non prevedono forma contrattuale scritta e quindi non possono essere fatti valere davanti a un giudice). Un ruolo cruciale nel network di relazioni è quello del facilitatore, che diventa un hub tra decisore pubblico e l’impresa, mettendoli in contatto fra loro.

Particolarmente illuminante in tal senso è un’affermazione del faccendiere Luigi Bisignani: “Ho solo messo in contatto due persone che conoscevo”.

Francesco Giavazzi, docente di Economia Politica alla Bocconi di Milano ed editorialista del “Corriere della Sera”, fa notare che affinché si realizzi la corruzione, non occorre necessariamente la violazione delle leggi. Questo perché anche le regole possono essere corrotte. E porta un caso di cronaca recente: il Mose di Venezia. La “corruzione della legge” risale al 1984, quando dopo l’alluvione di Venezia, si decise di assegnare i lavori per interventi di salvaguardia alle imprese scelte dallo Stato, in regime di concessionario unico, attuando dunque un monopolio. Nel 1994 il Governo Ciampi tentò di eliminare questo regime, ma l’anno successivo la legge di conversione DL 96 di Dini ripristinò il monopolio del Consorzio di Venezia.

Corrotti, criminali e politici

La corruzione è correlata positivamente alla criminalità, ossia all’aumentare dell’una, aumenta anche l’altra. Secondo il sociologo Nando Dalla Chiesa, la corruzione è complementare all’intimidazione, propria delle organizzazioni criminali: infatti chi si fa corrompere, sarà vittima di intimidazione. Il prof. Polo parla a questo proposito di “un’attrazione fatale” tra criminalità e corruzione. In particolare, le organizzazioni criminali investono in attività legali:

  • locali;
  • foriere di sinergie con le loro attività illecite;
  • poco trasparenti e con bassi controlli pubblici;
  • dove occorrono basse competenze tecnologiche (si pensi alle forniture edilizie).

Si crea quindi un’area grigia, in cui la criminalità cresce e prospera nei settori legali. Il potere economico può essere esercitato direttamente dalla cosca, oppure indirettamente per mezzo di imprese o professionisti compiacenti. Questa area grigia ha quindi una struttura articolata, fatta di imprenditori, professionisti, dirigenti e funzionari della PA, criminali. A questo proposito, Dalla Chiesa racconta che stanno sfumando i confini tra imprese e politica. E cita come caso-limite la +Energy, società in affari clan dei Casalesi e costituita dal sindaco leghista di Seregno, insieme al capitano dei carabinieri e al vicepresidente della Confindustria di Monza e Brianza.

costi di corruzione e criminalità in ItaliaQuanto ci costano criminalità e corruzione?

Le tre mafie danno lavoro. Se nelle regioni meridionali non ci fossero queste espressioni di criminalità organizzata,  [..] il tasso di disoccupazione sarebbe superiore al 10%

Fabrizio De Andrè

Chi di voi si sarebbe mai aspettato una riflessione così prosaica da uno dei cantautori più poetici della storia della canzone italiana?

La realtà è, però, molto più complessa: la corruzione comporta dei costi, monetari e non.

I costi monetari

Paolo Pinotti, economista dell’Università Bocconi di Milano, stima che alla mafia sia riconducibile un’erosione del Pil pro-capite dell’ordine del 20%. Inoltre la corruzione porta a una lievitazione dei costi delle opere pubbliche: il costo del Mose è lievitato da 2,7 agli attuali 6,2 miliardi, con un extra-costo per i contribuenti pari a 2,4 miliardi di euro, ha calcolato Giavazzi.

I costi non monetari

Michele Polo, Rocco Sciarrone e Alberto Vannucci notano che con le infiltrazioni criminali negli scambi corrotti si creano barriere all’entrata contro gli outsider (i non criminali), che sono vittime di intimidazioni. Questo altera la libera concorrenza di mercato e porta a una selezione perversa delle imprese e delle classi dirigenti: non vince il migliore, ma il politico sostenuto dalle organizzazioni criminali più potenti in termini di bacino di voti sicuro. Inoltre, se si ha corruzione, le opere pubbliche sono realizzate malamente.

Come uscirne?

La via maestra è la prevenzione, sottolinea il giurista dell’Università Bocconi Leonardo Borlini. La prevenzione infatti è una strategia low cost, poiché agisce prima che la corruzione si verifichi. Secondo i relatori, la prevenzione si attua attraverso:

  • azioni di indebolimento della coalizione tra il decisore pubblico e l’impresa: agenzie anti-corruzione, una normativa sugli appalti in base alla quale ogni impresa deve assicurarsi contro ritardi nei lavori e lievitazione dei costi dopo l’aggiudicazione di un appalto, un inasprimento delle sanzioni; semplificando le fattispecie penali per i reati di corruzione, ampliando l’uso delle intercettazioni ambientali;
  • provvedimenti che indeboliscono il ruolo del facilitatore, come una riduzione della durata degli incarichi pubblici;
  • un aumento della capacità di controllo dei cittadini sui politici: decisioni pubbliche più trasparenti, codici di condotta per gli amministratori elettivi, introduzione di liste nere all’interno degli ordini professionali dove sono indicati i membri corrotti; percorsi mirati di formazione che promuovano avversione verso la corruzione; incompatibilità tra incarichi elettivi e condanne penali;
  • i performance bond: caldeggiati dal prof. Giavazzi, sono una garanzia contro il rischio di inadempimento dell’impresa che ha ricevuto un appalto. Se l’azienda svolge male il lavoro o non lo consegna nei tempi prestabiliti, un’assicurazione paga lo Stato. L’assicurazione ha pertanto tutto l’interesse a scremare il mercato e a far pagare un prezzo più alto a quelle imprese ritenute meno affidabili. Questo metodo in USA funziona ed è stato introdotto anche da noi nel giugno 2012, ma nel suo decreto attuativo è stata introdotta un’esposizione illimitata delle assicurazioni, che pertanto si guardano bene dallo stipulare polizze alle imprese che hanno vinto appalti. Uno sbaglio o un nuovo caso di corruzione delle regole? Lasciamo giudicare a voi lettori.

 

A margine del convegno, abbiamo incontrato in esclusiva per i lettori di Advise Only due famosi economisti italiani: Tito Boeri e Francesco Giavazzi.

Pubblicheremo presto le interviste sul nostro blog: continuate a seguirci!

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

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