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Il “fattore F” che guida i mercati

Lo so, qualche esimio rappresentante della politica la penserebbe diversamente (e forse non solo lui) ma il fattore F che determina l’andamento dei mercati è la fiducia.

La fiducia è da sempre il vero motore dei mercati finanziari e, oggi, più che mai. Una variabile imprevedibile, fluida e potente, un bene difficile da produrre, ma – purtroppo – facile da distruggere. Non la possono creare gli Stati nazionali o altre autorità, la si può “stimolare”, ma non comprare.

I mercati finanziar,i e la stessa idea di moneta (chi lo dice che quel pezzo di carta consumata che usiamo per comprare i beni o i servizi vale 10, 20 o 50 euro?), si reggono su convenzioni reciprocamente accettate e su una condivisione di regole comuni. Più il funzionamento dei mercati è complesso e più sono difficili da capire i fattori e le regole che lo muovono, tanto più è importante il grado di fiducia.

Chi  mai vorrebbe giocare a un gioco nel quale le regole possono inaspettatamente cambiare nel corso di una partita?

La fiducia è, quindi, uno strumento potentissimo e forse, per noi risparmiatori, questa può essere una buona notizia: formichine nel sistema finanziario abbiamo il potere di influenzare il destino ultimo dei mercati.

L’importanza del fattore fiducia è altissimo anche nella vita di tutti i giorni, voi tornereste dal negoziante che vi ha “fregato” rifilandovi un prodotto avariato o di cattiva qualità? Come ne parlereste ai vostri conoscenti? Quel negozio, a lungo andare, sarebbe costretto a chiudere se la gente del quartiere non ci andasse più.

Questo effetto a catena si amplifica sui mercati a causa della rapidità dei meccanismi di trasmissione. Pensiamo al caso Lehman Brothers: al di là di quanto la sua situazione finanziaria fosse veramente compromessa, la Lehman è fallita per la mancanza di fiducia che ha portato le altre banche a smettere di prestarle denaro per operare (per paura di non riaverlo più indietro) annullando la sua liquidità, il che ha accelerato, se non addirittura causato, la fine dell”istituto di credito.

L’effetto “moltiplicativo” della sfiducia nel sistema bancario è potentissimo, le banche detengono i risparmi dei risparmiatori e prestano ad altre banche che, a loro volta, prestano alle aziende. L’ultimo gradino del panico è il cosiddetto “bank run” quel meccanismo che, rotta la fiducia banca-correntista, fa sì che i risparmiatori corrano agli sportelli per ritirare i propri soldi che temono di non riavere più (l”abbiamo visto nell’autunno 2007 con la banca inglese Northern Rock).

La spirale di sfiducia che parte dal mondo finanziario può estendersi rapidamente all’economia reale e avere effetti dirompenti sull’economia e sulla vita di milioni di cittadini.

Ma l’avete analizzata a fondo la crisi recente? Credete che la situazione dei conti pubblici italiani quando è partita la crisi fosse tanto peggiore di quella di 2 anni fa, quando ci sollazzavamo beati parlando di calcio e pensavamo che i BOT fossero l’investimento più sicuro del mondo?

NO, NON È COSI! Nell’estate 2009 lo spread BTP/Bund era appena sotto 100 punti base dal Bund e il BTP decennale rendeva il 4%! Ma allora perchè , se la “salute finanziaria” dell’Italia non è cambiata un granché, abbiamo oggi uno spread con i titoli di Stato tedeschi superiore ai 500 punti base e un decennale che rende il 6,60%?

Nel  frattempo la situazione finanziaria della Grecia, che aveva un po’ “allegramente” aggiustato i conti per entrare nell’euro, è andata precipitando e il nostro Governo, troppo impegnato sull’altro fattore F, ha perso molta  credibilità.

Risultato: sfiducia, paura e cambio della percezione di una stessa condizione. I conti italiani non sono peggiorati più di tanto e neppure il rapporto debito/PIL (passato da 115 a 119). Il nostro problema è solo quello: la sfiducia.

Credetemi, non c’è Stato o entità che potrebbero reggere la forza d’urto di un’onda di sfiducia. Se il mercato decidesse che anche la Germania non è più affidabile, nonostante la sua attuale solidità, verrebbe trascinata nelle spire di una previsione “autoavverantesi”.

Un aspetto importante è che la fiducia non è facile da riguadagnare.

Ora che noi risparmiatori italiani abbiamo capito a nostre spese che non esiste più il risk-free se è mai esistito (ne abbiamo già parlato in questo post) e che anche BTP e BOT non sono sicuri, resterà una bella diffidenza per lungo tempo e ci verrà la tentazione di mettere i soldi sotto il materasso, di portarli oltreconfine o forse di spenderceli e basta (così magari riparte anche l’economia!).

Consulenti e promotori di tutto il mondo: rimboccatevi le maniche!

Scritto da

Zia Mame è una tipa un po’ eccentrica e svitata, superenergetica, che non sa stare mai ferma. È uno spirito libero e curioso che non ama le regole rigide, che ritiene inutili e noiose. Zia Mame è una spendacciona incurabile e non riesce a trattenersi quando vede cose le che le piacciono di più. Cosa c’entra zia Mame con la finanza? Pochissimo, ma è il soggetto giusto per raccontare, con un po’ di pepe e di intuito psicologico femminile, come ai numeri ed agli investimenti possano avvicinarsi tutti. E poi investire bene può essere un’ottima ricetta per finanziare i propri passatempi preferiti! Pensate che scegliere un investimento sia molto diverso dal comprare il profumo adatto a noi? Non lo è poi così tanto - e Zia Mame vi spiegherà perché.

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