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Quando i Fondi attivi battono il mercato

Il Sole 24 ore Plus di sabato 21 maggio pubblica un articolo di Isabella Della Valle nel quale viene messa in evidenza la positiva performance realizzata dai Fondi specializzati sul mercato azionario italiano: prendendo in esame i dati dell’ultimo anno, a fronte di una crescita dell’indice Ftse All Share dell’8,5%, l’indice Fideuram dei Fondi specializzati sull’Italia ha messo a segno un rialzo dell’11,2%.

La notizia è senz’altro da accogliere positivamente e dimostra che, nonostante il giudizio generale di critica nei confronti dei Fondi – a mio avviso spesso piuttosto superficiale – a causa degli scarsi risultati dei gestori nella gara contro l’indice di riferimento, cioè il benchmark, i dati evidenziano una realtà meno univoca.

E’ molto apprezzabile che un periodico così importante abbia voluto sottolineare, con obiettività, non solo le motivate critiche nei confronti dell’asset management domestico, ma anche – quando lo merita – un giudizio positivo.

E’ un fatto episodico o qualcosa di più? Come è mia abitudine, cerco di sviluppare qualche riflessione partendo dai dati.

Qualche settimana fa la rivista Citywire Global ha diffuso un’analisi dal titolo “How many fund managers beat their benchmarks over three and five years?” (vai all”articolo). L’articolo commenta i risultati di un’analisi che mette a confronto, su un orizzonte temporale a tre e cinque anni, i risultati di circa 2000 fondi di investimento internazionali rispetto al benchmark di riferimento.

I risultati complessivi indicano che negli ultimi tre e cinque anni la percentuale dei fund manager che hanno saputo battere il mercato è pari a circa il 31%; più in dettaglio, nel 2009 e nel 2010 rispettivamente il 40% ed il 37% dei Fondi ha superato il proprio benchmark.

L’analisi effettuata da Citywire è interessante anche perché fornisce alcuni importanti dettagli sulle performance dei Fondi specializzati nelle diverse aree geografiche: il 53% dei gestori azionari inglesi, ad esempio, ha battuto, negli ultimi tre anni  il proprio indice di mercato; inoltre quasi la metà dei gestori Asia ex-Japan ha ottenuto risultati superiori al benchmark a cinque anni.

La media è decisamente abbassata dai Fondi obbligazionari, che solo nel 15% dei casi riescono a battere il benchmark a tre o cinque anni.

Il bicchiere, come sappiamo, è quasi sempre mezzo vuoto o mezzo pieno. Affermare che metà dei gestori battono il mercato equivale all’affermazione che, in media, i gestori dei Fondi non superano il loro benchmark di riferimento – come dimostra una quantità innumerevoli di analisi e studi accademici (si veda ad esempio il recente ed interessante studio di Michele Leonardo Bianchi e Maria Grazia Miele, “I fondi comuni aperti in Italia: performance delle società di gestione del risparmio”, Banca d’Italia Temi di discussione n.795, Febbraio 2011). É il tema dell”alfa della gestione; se ne è parlato di recente anche su questo blog (vai al post).

La sentenza “in media i gestori non battono il mercato” è d’altronde un truismo: infatti le migliaia di fondi che investono su un determinato mercato sono essi stessi una parte molto importante del mercato e, in media, non possono che ottenere risultati assai simili. Se così non fosse, se cioè si verificasse un vantaggio sistematico dei gestori rispetto all’indice di mercato, si dovrebbe fortemente sospettare circa l’efficienza del mercato stesso.

Dall’analisi dei dati di Citywire si ricava infine l’impressione che la percentuale di gestori attivi di successo sia più elevata se si limita l’analisi ai fondi specializzati sui propri mercati domestici, mentre si abbassa notevolmente nelle categorie di fondi azionari globali o specializzati nei mercati emergenti.

Il valore dei fondi azionari sembrerebbe quindi maggiormente emergere dalla abilità di stock picking o da strategie bottom-up, piuttosto che dalle scelte top-down di asset/geographical allocation.

Sul proprio mercato domestico i gestori di fondi ottengono infatti maggiori e migliori informazioni, hanno la possibilità di approfondire le analisi e le conoscenze delle società quotate anche mediante incontri diretti o la partecipazione ad incontri tra i manager delle società quotate e la comunità finanziaria.

Scritto da

Massimo Scolari è Presidente di ASCOSIM, Associazione delle Società di Consulenza Finanziaria; è stato membro del Consultative Working Group Investor Protection & Intermediaries dell’ESMA; ricopre inoltre la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione di Compam Fund, Sicav di diritto lussemburghese. Si è laureato in Economia Politica presso l'Università Bocconi di Milano. Dopo un triennio di esperienza maturato presso il Servizio Studi della Banca d'Italia, ha collaborato con il gruppo Banca Sella, con la carica di Amministratore Delegato di Gestnord Fondi Sgr, Società di gestione di fondi di investimento. Successivamente ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato di Zenit Alternative Investments Sgr e di Pragma Alternative Sgr.

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