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Educazione finanziaria – 3° puntata: investire in fondi Absolute-Return senza sorprese

Quando la volatilità dei mercati finanziari si riduce, nessuna asset class brilla e la direzione non è chiara – proprio come oggi – ecco riemergere i fondi Absolute-Return (o Total-Return). Puntuali come la schiusa delle mosche ai primi caldi.

La vendita di questi fondi comuni è spinta da banche e promotori sia perché si tratta di prodotti finanziariamente “sexy”, sia perché sono generalmente molto remunerativi per chi li vende.

E poiché la conoscenza aiuta a evitare errori marchiani, vediamo un po’ meglio di che si tratta.

Che cosa sono i fondi Absolute-Return (o Total-Return)?

Sono fondi comuni che mirano a un “rendimento assoluto”: massimizzare la crescita del capitale, indipendentemente dalla direzione dei mercati, con vincoli più o meno stringenti in termini di rischio, ma lasciando comunque grande libertà al gestore, che quindi non segue alcun benchmark.

Mi spiego. I fondi comuni tradizionali (e gli ETF) hanno un riferimento puntuale in un indice benchmark (come ad esempio l’S&P500 o il FTSE Mib), cioè un paniere di titoli che ne definisce l’universo di investimento ed è anche l’obiettivo da battere in termine di performance.

Invece di cercare di battere un benchmark convenzionale, un fondo Absolute-Return di solito cerca di ottenere una performance uguale a un indice monetario più uno spread. Ad esempio,  “tasso Euribor+2%”: significa che il fondo punta a un rendimento del 2% superiore a quello di un deposito al tasso Euribor. In ciò, c’è anche un’affermazione implicita circa l’entità dei rischi assunti: rendimenti addizionali possono arrivare solo da rischi addizionali.

Come investono?

Di solito con grande libertà, flessibilità e creatività. Talvolta troppa.

I fondi Absolute-Return (ndr: ne ho gestiti svariati in passato, e per molti anni) adottano qualunque tecnica e metodologia possa offrire un vantaggio rispetto al mercato: per esempio, strategie value, momentum, oppure puntando su similitudini statistiche tra strumenti finanziari o su anomale e persistenti differenze di rendimento. Frequentemente, sono seguite differenti strategie insieme (approccio Multi-Strategy), per beneficiare della diversificazione. E tutto ciò impiegando futures, opzioni, contratti a termine, andando a leva e short.

Spesso il processo di investimento è solido, sistematico, con un controllo del rischio intenso e grande attenzione alle modalità di costruzione del portafoglio. Ciò è positivo, ma non fatevi incantare troppo facilmente.

Come sono andati recentemente?

In breve: non hanno entusiasmato. Hanno avuto performance inferiori alle attese (elevate) create dai venditori nei risparmiatori.

La tabella seguente mostra, per l’ultimo triennio, la performance, la volatilità e lo Sharpe Ratio (in sostanza la performance corretta per il rischio assunto) dell’aggregato dei fondi Absolute-Return Multi-Strategy venduti ai risparmiatori italiani e dei più tradizionali fondi Bilanciati.

Come si vede, i fondi Bilanciati sono andati meglio dei fondi Absolute-Return sia in termini di performance assoluta che di Sharpe Ratio.

Fondi a confronto
Performance 3 anni
  Volatilità     3 anni
Sharpe Ratio
Fondi Absolute Return Multi-Strategy 2,26% 5,25% 0,43
Fondi Bilanciati 5,19% 5,87% 0,88

Fonte dati: Morningstar e Bloomberg.

Limiti dei fondi Absolute-Return

Spesso, in condizioni estreme di mercato, le strategie di investimento utilizzate da questi fondi, specie le più complesse, vanno in tilt.

Inoltre si tratta di fondi dai costi mediamente elevati (in media il TER annuo di quelli venduti in Italia è 1,7%, ma sono comuni TER del 3%, con punte ben oltre il 4%). E voi sapete che i costi hanno un elevato impatto sul risultato di un investimento.

Inoltre, mentre investire in azioni nel lungo termine equivale a investire nella consolidata capacità umana di far nascere e sviluppare imprese in grado generare utili e pagare dividendi, qui si punta tutto su strategie che spesso si rivelano fragili.

Conviene investire in fondo Absolute-Return?

Un fondo Absolute-Return è un elemento diversificante del portafoglio ma, ribadisco, occorre prestare grande attenzione a quanto si paga questa diversificazione – in termini di commissioni.

Poi, mai quanto con i fondi Absolute-Return occorre capire bene qual è l’idea alla base del processo di investimento, cioè come il fondo pensa di generare la performance. Meglio un fondo Multi-Strategy con una buona storia e un processo di investimento comprensibile. Ma attenzione: vi racconteranno comunque storie strabilianti in merito; voi tenete i piedi per terra e schivate i venditori di fumo. Se vi affascinano le storie di fantasia, leggete Tolkien. Ricordatevi che la pietra filosofale degli investimenti non esiste.

Io resto dell’idea (e la tabella che vi ho mostrato lo conferma) che un portafoglio bilanciato semplice, meglio se di ETF, sia quasi sempre preferibile. La semplicità è una virtù, mentre la complessità spesso serve solo a mimetizzare costi commissionali.


“Un risparmiatore informato è un risparmiatore migliore”

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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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