a
a
HomeCAPIRE LA FINANZAABC FINANZA#ABCfinanza: inflazione, come calcolare quella futura e come investire

#ABCfinanza: inflazione, come calcolare quella futura e come investire

L’inflazione è l’argomento del giorno di questi tempi in Italia.

In effetti, lo spettro che molti temono è, soprattutto, quello della deflazione. Per questo motivo, nei discorsi di economisti, politici e rappresentanti della BCE abbondano i riferimenti alle “aspettative d’inflazione”. Ma come si calcolano queste aspettative?

Inflazione e deflazione

Quale sarà l’inflazione in futuro?

La domanda riassume il concetto di aspettativa d’inflazione. Il modo più ovvio per avere un’idea di quanto potrà essere l’inflazione nel futuro è affidarsi alle previsioni di istituti specializzati (ad esempio il Fondo Monetario Internazionale, le cui previsioni si annidano in documenti come questo). Oppure si possono consultare più esperti contemporaneamente, mediante sondaggi. Ma, si sa, gli esperti spesso sbagliano, specie in tema di previsioni economiche (qui un’interessante lettura sull’argomento).

Allora, sempre più spesso, si tenta di capire la tendenza futura dell’inflazione – e di altre variabili economiche e finanziarie – direttamente dalle quotazioni dei mercati. Come? Utilizzando il tasso d’inflazione di break-even.

Calcolare le aspettative di inflazione partendo dai BTP

Premessa: ci sono molti modi per analizzare il rendimento nominale a scadenza di un’obbligazione “classica” a cedola fissa (rendimenti obbligazionari che potete trovare qui, per tutti i principali Paesi). Uno di questo è scomporlo come segue:

rendimento nominale ≈ rendimento reale + tasso atteso d’inflazione

Grazie a questa formuletta si può arrivare alle attese d’inflazione. Infatti, tra i titoli di Stato italiani ve ne sono alcuni legati all’inflazione, come ad esempio i BTP Italia. Queste obbligazioni offrono un rendimento reale, espressamente quotato dal mercato, in base alle attese di inflazione degli operatori di mercato.

Quindi, utilizzando il rendimento reale dei BTP legati all’inflazione, ci si può lanciare in un’ardita operazione: ricavare il tasso atteso d’inflazione. Basta sottrarre al rendimento nominale di un BTP classico quello reale di un BTP legato all’inflazione, come il BTP Italia, purché i due titoli abbiano scadenza simile. In pratica:

tasso atteso d’inflazione in Italia ≈rendimento nominale BTP “classico” – rendimento reale BTP Italia

Il tasso di inflazione atteso così ricavato si chiama “tasso di inflazione break evene si riferisce alla scadenza comune dei due BTP. Ripetendo l’operazione per varie scadenze, si riescono ad ottenere le attese d’inflazione “implicite” nelle quotazioni dei mercati obbligazionari per vari anni a venire.

Quali sono le attese d’inflazione implicite?

Ecco quelle calcolate per i prossimi cinque anni, in base alle quotazioni fornite da Bloomberg il 2 settembre 2014:

Scadenza di riferimento

Tasso annuo % d’inflazione break-even

1 anno

-3,71

2 anni

0,36

3 anni

0,52

4 anni

0,66

5 anni

0,78

Al di là del tasso atteso d’inflazione a un anno, di entità abbastanza demenziale (dà la misura dei fattori tecnici e di mercato che possono influenzare erraticamente queste grandezze), sulle altre scadenze emerge chiaramente come i mercati, pur attendendosi un aumento dell’inflazione nei prossimi anni, rimangano estremamente cauti.

Come investire in base al tasso d’inflazione break-even?

Dal confronto tra le proprie attese d’inflazione e i tassi break-even è anche possibile operare utilizzando obbligazioni legate all’inflazione, come i BTP Italia, per esempio.

Infatti, la meccanica del prezzo di un titolo indicizzato all’inflazione è, nella sua essenza, semplice:

  • se, a parità di altre condizioni, il tasso d’inflazione realizzato si rivela più elevato del tasso break-even al momento dell’acquisto, il prezzo del BTP Italia sale rispetto al valore d’acquisto (perché aumenta il valore di cedole e/o capitale, rivalutate ad un tasso d’inflazione più alto del previsto);
  • al contrario, se l’inflazione realizzata risulta inferiore, il prezzo del titolo scende.

Quindi, la regola operativa per chi fa investimenti di natura tattica (anche della durata pluriennale, s’intende), è di immediata derivazione: se si reputa che gli attuali tassi di break-even siano troppo bassi, e si è convinti che l’inflazione sarà superiore, si può sperare di realizzare una plusvalenza investendo nei titoli BTP Italia. Viceversa, meglio vendere.

Passiamo ora ai “cassettisti”: coloro che vogliono detenere il BTP Italia fino a scadenza, magari avendolo acquistato in asta (usufruendo così del premio fedeltà di 0,40%). Costoro hanno bloccato il rendimento reale al momento dell’acquisto e possono tranquillamente ignorare questo ragionamento e le oscillazioni dell’inflazione. Questi sono i vantaggi della riposante vita da “cassettista”.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti

lascia un commento