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Ci risiamo: Beppe Scienza distrugge i fondi pensione. Noi distruggiamo la sua tesi

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Mi chiedo quali problemi personali abbia avuto Beppe Scienza con i fondi pensione. È evidente: li ha presi in antipatia.

Inoltre non riesco a capire se il suo ultimo pezzo contro i fondi pensione negoziali apparso sul Fatto Quotidiano del 18 settembre (folle come la cavalcata della brigata leggera ussara a Balaklava) scaturisca da genuino sprezzo della verità, da crassa ignoranza su materia previdenziale e asset management, oppure sia figlio di una combinazione lineare delle due. Chissà.

Fatto sta che, ancora una volta, Beppe Scienza scarica una torrenziale vagonata di disinformazione sugli italiani alle prese con il grave problema della pensione. E, puntualmente, trova AdviseOnly a riallineare le parole ai fatti.

Noi di AdviseOnly siamo indipendenti, non abbiamo conflitti di interesse, vogliamo solo che l’informazione sia corretta, specie su materie come la pensione e la previdenza integrativa, importantissime per chi ha meno di 65 anni in Italia.

Proviamo dunque ad analizzare insieme l’articolo. Beppe Scienza attacca subito, sostenendo che “i fondi pensione negoziali (o chiusi) […] sono i più rischiosi”.

Tanto per iniziare, la tutela giuridica per chi investe nei fondi pensione è assimilabile a quella comunitaria dei fondi comuni e degli altri OICR, probabilmente la normativa più conservativa al mondo (ecco tutte le norme sui fondi pensione). In sintesi, la gestione rispetta regole di prudenza definite dalla legge, che tengono conto della finalità previdenziale e non speculativa dell’investimento.

Quali metriche di rischio ha preso in considerazione Beppe Scienza per affermare che “i fondi negoziali sono i più rischiosi”? Prof. Beppe Scienza, ci porti almeno due dati in croce a supporto dell’affermazione, se è vero (come scrivono nei commenti all’articolo sul Fatto Quotidiano) che lei è “forse l’unico economista in Italia a livello dei grandi economisti americani”.

Niente, nell’articolo del grande Beppe Scienza non c’è nemmeno l’ombra di un dato.

Mi premuro subito di colmare questa lacuna. Ecco qualche numero significativo – che potete calcolare voi stessi scaricando i dati dal sito della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), l’ente governativo che controlla l’operato dei fondi pensione.

Innanzitutto vi propongo nel grafico qui sotto le performance di fondi pensione chiusi e aperti, PIP e TFR (quest’ultimo molto amato da Beppe Scienza – ne ho già discusso in passato) annue dal 2008, anno dal quale COVIP rende disponibili i dati per tutte le forme di previdenza complementare, a fine 2014.

fondi-pensione-beppe-scienza-adviseonlyNota: rendimenti medi annui al netto dei costi di gestione e dell’imposta sostitutiva (anche per il TFR); per i PIP sono escluse le gestioni separate, perché non valorizzate ai prezzi di mercato, ma al costo storico, cosa che renderebbe distorto il confronto.
Fonte: COVIP, Relazione annuale 2014.

Il grafico è abbastanza autoesplicativo, ma lo commento ugualmente, arricchendolo di qualche dato.

Nel periodo 2008-2014 la performance cumulata dei fondi pensione, calcolata componendo le performance riportate nel grafico, è stata:

  • 28,3% per i fondi pensione chiusi;
  • 23,4% per quelli aperti;
  • 13,4% per i PIP;
  • 17,9% per il TFR.

Quindi? Vincono nettamente i fondi pensione. E lo fanno con meno rischio rispetto alle altre forme di previdenza integrativa, visto che il maxdrawdown è del -7,7% per i fondi pensione chiusi, del -12,3% per quelli aperti e del -17,2% per i PIP.

Ma nel suo articolo, Beppe Scienza non si accontenta di fornire giudizi (lapidariamente: falsi, se si guardano i numeri) su caratteristiche e rischi dei fondi pensione chiusi. Incalza instancabile, sostenendo che la presenza di rappresentanti degli imprenditori negli organi di direzione dei fondi pensione chiusi sia “Cosa assurda, anzi perversa. Perché mai i datori di lavoro dovrebbero avere voce in capitolo sul risparmio previdenziale dei lavoratori?

Rispondo sommessamente e umilmente con una domanda: magari perché versano anche loro quattrini nei fondi pensione, con il cosiddetto contributo datoriale? Forse sono un po’ troppo rappresentati, in effetti, ma la loro presenza non appare del tutto fuori luogo.

È vero, bisogna darne atto a Beppe Scienza, che gli organi di amministrazione e controllo dei fondi negoziali sembrano fatti apposta “per spartirsi un po’ di poltrone e relative prebende”. Quando mi occupavo di gestione di portafoglio, avevo come clienti anche vari fondi pensione negoziali e confesso di aver spesso pensato la stessa cosa. Per Beppe Scienza è comunque tutta una “mangeria”, perché sospetta che la rappresentanza dei datori di lavoro sia finalizzata a “indirizzare fino al 30% dei quattrini dei lavoratori (art. 6, comma 13/b) all’acquisto di azioni e/o obbligazioni delle loro aziende, magari decotte.

Fortunatamente per i lavoratori – e sfortunatamente per Beppe Scienza, forse non ben informato sulla pratica e sui reali problemi del mondo del risparmioi fondi pensione negoziali sono piuttosto efficienti anche se i loro organi direzionali spesso non lo sono. Infatti, generalmente funziona così:

  • la gestione dei fondi pensione chiusi è affidata ad asset manager esterni al fondo, con mandati pluriennali;
  • la selezione dei gestori è molto accurata e, di solito, viene affidata a consulenti indipendenti;
  • nella selezione si pone grande attenzione ai costi di gestione e alle capacità di gestione, intese sia come performance passate, sia come gestione dei rischi e processo d’investimento (variabili che poi vengono monitorate strettamente durante tutta la vita del fondo pensione);
  • il mandato tende ad essere assegnato a grandi asset manager, con costi di gestione risibili, nettamente inferiori alla media dei fondi pensione aperti e dei PIP.

Mi soffermo sui costi, perché hanno un impatto enorme sulla rivalutazione del capitale investito a fini pensionistici. Questi sono gli indicatori sintetici di costo calcolati dalla COVIP:

Indicatore sintetico di costo COVIP
2 anni 5 anni 10 anni 35 anni
Fondi pensione negoziali 0,9% 0,5% 0,3% 0,2%
Fondi pensione aperti 2,1% 1,4% 1,2% 1,1%
PIP 3,5% 2,3% 1,9% 1,5%

Costo medio annuo – fonte COVIP, Relazione annuale 2014.

Sono dati pubblici, certificati, scaricabili dal sito della COVIP e illustrati nella relazione annuale. Mostrano inequivocabilmente la grande convenienza dei fondi pensione negoziali. Infatti, su un orizzonte temporale di 35 anni, a parità di altre condizioni, solo a causa dei costi i fondi pensione aperti hanno una prestazione finale più bassa del 17%, mentre i PIP del 23% (fonte: relazione annuale 2014 COVIP). Non mi pare che i fondi pensione negoziali siano così disprezzabili, o no?

Non bisogna poi dimenticare che gli aderenti ai fondi pensione negoziali beneficiano dell’impatto del contributo del datore di lavoro sulla futura pensione. In sintesi, la somma accantonata per la pensione complementare dipende:

  1. dall’importo dei contributi versati dal lavoratore alla forma pensionistica complementare;
  2. dall’importo dei contributi versati dal datore di lavoro;
  3. dalla durata del periodo di versamento (più anni corrispondono a più contributi);
  4. dai rendimenti netti ottenuti con l’investimento (effettuato da gestori professionali) dei contributi sui mercati finanziari.

Penso sia chiaro a tutti (tranne, forse, a Beppe Scienza) come la presenza dei contributi del datore di lavoro, a parità di altre condizioni, consenta di accumulare un capitale più elevato per la propria pensione integrativa. Lo schema è ben spiegato su un agile manualetto redatto dalla COVIP.

L’articolo del Fatto Quotidiano si conclude con un perentorio “Tutti i prodotti cosiddetti previdenziali sono da evitare” del nostro Beppe, affermazione totalmente priva di supporto fattuale e numerico, come spero di avervi mostrato. Checché ne dica lui, la previdenza integrativa è un pilastro importantissimo per i risparmiatori italiani e, nello specifico, i fondi pensione negoziali offrono i vantaggi di una gestione professionale a prezzi (leggi: commissioni di gestione) da outlet.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

Ultimi commenti
  • Caro Zenti, sono d’accordo con lei su tutta la linea….. ma voglio aggiungere solo un’osservazione.
    Mi rifiuto di pensare che Bebbe Scienza sia così idiota. Per me è uno scaltro calcolatore. Ha capito che per emergere in un settore affollato come quello del giornalismo finanziario ed economico, non avendo alcuna idea originale, l’unico modo è quello di andare forzatamente contro corrente.
    In altre parole dicendo cosa anche assurde (….tipo ….. i fondi pensione sono i più pericolosi!!!) si riesce a fare un “titolo”. E si riesce a catturare lettori ….. e si riesce anche a costruirsi una platea di affezionati lettori….che ti danno pure retta!!!
    non so se riesco a spiegarmi…..!

    Per lui va bene…. (chissà quanto lo paga il Fatto Quotidiano per scrivere simili follie) ….
    Ma per chi crede alle tesi di Scienza ? …… poveracci. Sì Poveracci. Perchè o sono ricchi a tal punto da non aver bisogno di alcuna pianificazione finanziaria…… oppure fra qualche decennio si troveranno un bel problema.

  • “forse l’unico economista in Italia a livello dei grandi economisti americani”: ti sei scordato Brunetta, quello che ha detto che se non faceva il ministro avrebbe vinto sicuramente il Nobel…

  • Va bene il suo articolo però vanno fatte, a mio avviso due osservazioni: 1( il periodo 2008-2014 non è molto indicativo, bond e Borse sono state spinte da politiche monetarie favorevoli); 2) i costi di gestione di fondi pensione aperti e Pip non sono proprio di favore per investimenti che dovrebbero dare il meglio a quelli -tutti noi- alle prese con la caccia ad
    una vecchiaia dignitosa

  • Concordo con lei Zenti su tutta la linea. Mi preme sottolineare che alcuni anni fa, il Prof. Scienza sul proprio sito e quindi pubblicamente, inseriva nei sui portafogli prudenti, obbligazioni convertibili Alitalia e Lehman Brothers. Forse però, passando gli anni, la memoria viene meno…ma la spocchia e la presunzione probabilmente no.

  • RobertoDal mio personale punto di vista i Fondi Pensione sono un ottima soluzione(anche per la tassazione favorevole) per farsi una pensione integrativa, ma hanno il Grande Limite di non essere Totalmente Liquidabili in caso di bisogno dell’aderente soprattutto in caso di perdita del lavoro (ci vogliono 2 anni di disoccupazione per disporre del 50% del totale versato)
    Secondo il mio parere si potrebbe avere dei risultati ottimi costruendosi un portafoglio con etf e fondi obbligazionari finanziari che a fronte della perdita delle agevolazioni fiscali, se scelti opportunamente oltre ad ottime performance sul medio lungo termine, darebbero però il grande vantaggio di essere liquidabili totalmente in qualsiasi momento nei casi sopra descritti e non solo.

  • Seguo Beppe Scienza da tempo. Da quando poche voci si alzavano per svelare le marchette del
    giornalismo economico italiano e le commissioni opache del
    risparmio gestito. La sua
    posizione ha una validità di fondo, a prescindere dai dati di rendimento
    che (per particolari periodi di osservazioni) possono dimostrare una
    cosa o il suo opposto: la gestione del risparmio nasconde sempre
    conflitti di interesse grandi come palazzi.
    Per alcuni di noi, Beppe
    Scienza è tra questi, ci sono posizioni eticamente inaccettabili, a
    prescindere dal fatto che producano o meno (spesso è così) un extra
    rendimento rispetto a quello “plain vanilla” e a rischio minimo.

    • Terenzio nessuno dice che il mercato del risparmio gestito
      sia privo di distorsioni, anzi su questo blog sono state prese posizioni piuttosto nette contro il conflitto d’interesse che grava sui risparmiatori. Giusto per fare un esempio leggi qua: http://tinyurl.com/owgufub

      Ma qua il punto è un altro: non si possono sostenere delle tesi che alla prova dei numeri non sono vere. Se ti ergi a paladino dell’informazione dovresti esporre fatti e non giudizi che sono
      legittimi ma anche personali. Per me questa non è informazione.

  • segnalazione all’autore: il link all’articolo di Scienza non funzione (c’e’ una parentesi si troppo, alla fine)

  • Concordo pienamente con Scienza !!
    Zenti : 1) Scorretto periodo analisi dei rendimenti 2) Costi non traspartenti dei sottostanti 3) Investire in “grandi” asset manager non è assolutamente una garanzia, anzi !! 4 ) Vantaggi fiscalità non dimostrabili ( es Fine periodo maggiore tassazione ? ) 5) Non viene predefinito il coefficente di conversione ….. e molto altro … ma se Lei proviene da Allianz sicuramente ne sa qualcosa !!!

    • Raffaele Zenti

      Risposte puntuali.

      1) I dati per tutte le forme di previdenza integrativa sono disponibili da tale data sul sito COVIP, ed è necessario averli tutti per un confronto omogeneo. Non esistono periodi scorretti o corretti. Solo periodi corti, brevi e con dati disponibili o meno.

      2) Costi trasparentissimi, pubblici sul sito COVIP.

      3) Perché?

      4) La fiscalità è determinata per legge (le norme sono raccolte tutte qui: http://www.covip.it/?cat=11)

      5) ? Le forme previdenziali in oggetto sono confrontate in modo omogeneo.

  • Seguo anch’io il “giovane” Beppe Scienza sin dall’epoca del “Risparmio Tradito” fino alle ultime uscite mediatiche, passando per il suggerimento ad un bambino su come costruirsi la pensione con i BTP.
    Suggerirei la rilettura di quell’articolo, alla luce dello scenario attuale e del futuro prossimo, per rendersi conto di quanto sia pericoloso affidarsi ad un foglio di excel per dimostrare artatamente che nel tempo di 30 anni è meglio accumulare BTP che non sottoscrivere un buon fondo pensione.
    Le note di Raffaele Zenti non sono frutto di opinioni ma di dati inoppugnabili; posso solo aggiungere che se si fosse avuta l’accortezza di scegliere i migliori gestori, magari grazie ad un esperto consulente, i risultati sarebbero stati decisamente superiori alle medie indicate dalla COVIP.

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