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Infografica: trading ad alta frequenza. Un male per tutti gli investitori?

Si parla sempre più spesso di Trading ad alta frequenza o, in inglese, High Frequency Trading (HFT) probabilmente perchè tale attività viene considerata uno dei capri espiatori dei sempre più comuni capitomboli dei mercati finanziari.

Ma chi sono gli High Frequency Trader? Parliamo di aziende che effettuano operatività di acquisto e vendita in modo automatico e spinto, soprattutto su azioni e Futures, sfruttando piccole imperfezioni dei mercati. Il software di High Frequency Trading coglie una microscopica differenza di prezzo sullo stesso titolo quotato in due Borse differenti e, in una frazione di secondo, acquista il titolo dove costa meno, rivendendolo immediatamente dove costa di più.

Si ottiene così un piccolissimo profitto che, moltiplicato per un numero molto grande di operazioni, fa un bel gruzzoletto. Ovviamente tale attività implica grandi volumi operativi. Il tutto in modo automatico, senza intervento umano (i tempi d’esecuzione dell’HFT non sono alla portata dell’uomo!). Quanto incidono queste operazioni in termini di volumi? Basti pensare che in quarant’anni il periodo di detenzione medio di un titolo in mano ad un investitore è passato da un mese (che per i miei standard è già un tempo ridicolo) a pochi millisecondi!

Fin qui nulla di male: si tratta di arbitraggio, che sui mercati finanziari ha una funzione fondamentale, simile a quella svolta in natura dai grandi predatori: si cibano degli animali più deboli, contribuendo positivamente all’evoluzione della specie.

Inoltre gli High Frequency Trader sono sempre molto attivi e pronti a essere controparte di chi vuol comprare o vendere qualcosa: quindi in linea di principio migliorerebbero la liquidità del mercato.

Questa tesi buonista, e cioè “l’HFT diminuisce la volatilità ed aumenta la liquidità dei mercati”, è ovviamente la preferita da coloro che, nell’industria finanziaria, praticano l’HFT… ma cosa ne pensano, ad esempio, i “regulators”, cioè coloro che presidiano il corretto funzionamento dei mercati?

In un report congiunto, la statunitense SEC (l’equivalente della nostra Consob) e la Commodity Futures Trading Commission hanno dichiarato che “l’HFT amplifica molto rapidamente gli effetti delle operazioni effettuate dagli altri operatori, come  i fondi comuni”. In questo modo, dal seme di un’operazione di vendita che parte da una valutazione fondamentale di un operatore tradizionale, può nascere una cascata di vendite dall’effetto rovinoso.

Il 22 settembre 2010 il Presidente della SEC Mary Schapiro dichiarò: “…l’HFT ha una tremenda capacità di influenzare la stabilità e l’integrità dei mercati finanziari“.

Infatti, le aziende che praticano HFT, che nei giorni di punta sono responsabili dell’80% circa degli scambi, inondano (letteralmente) il mercato di ordini di tipo “immediate or cancel”: ordini che, se non sono eseguiti immediatamente, vengono cancellati. Questi ordini normalmente non vengono eseguiti (in media viene eseguito 1 ordine su 100) e così  sono solo “rumore”, per gli altri operatori. Altro che liquidità…

Con questo “spamming” di ordini farlocchi, le aziende di HFT sondano il mercato, un po’ come farebbe un sonar: generano un’azione per scatenare una reazione. Così, riescono a ricostruire il quadro della situazione e si mettono in condizione di divorare finanziariamente i piccoli day-trader, in pratica anticipandoli. Guardate che l’HFT opera anche su Borsa Italiana: quindi attenzione, se fate trading potreste essere un facile pasto di questi predatori!

Non solo i piccoli patiscono. I grandi investitori istituzionali, come i fondi pensione o i fondi comuni, nell’acquistare o vendere un titolo tendono a dividere l’operazione in tranche più piccole. In questi casi, gli High Frequency Trader, bombardando il sistema con i loro evanescenti “ordini sonda”, riescono ad intrufolarsi davanti agli ordini degli altri investitori (anche grazie alla vicinanza fisica con la Borsa e a canali di comunicazione privilegiati), facendo quello che in gergo si chiama “front running”. Quindi, se il fondo pensione nel quale investite per la vostra pensione sta acquistando un titolo, l’High Frequency Trader salta la coda, compra il titolo un attimo prima e poi lo rivende subito al fondo pensione ad un prezzo più alto. Superfluo dire che questo non fa bene al fondo pensione e a chi ha legato ad esso il proprio futuro previdenziale.

Nanex, azienda che si occupa di dati, ricerche e analisi finanziarie, ha rilevato come negli ultimi anni l’HFT abbia fatto aumentare i costi operativi, riducendo sensibilmente l’efficienza del mercato (per chi volesse approfondire ecco lo studio Nanex, molto tecnico ma molto circostanziato). L’idea sottostante è che i milioni di ordini fasulli (c’è chi li soprannomina addirittura “toxic orders”) sono solo spam finanziario e non migliorano realmente la liquidità dei mercati.

C’è poi il tema dell’instabilità dei software utilizzati. Chiunque abbia a che fare seriamente con i software sa bene che non esiste codice senza bachi… ora, se consideriamo che l’HFT opera in modo totalmente automatizzato, con volumi pazzeschi, è piuttosto evidente che eventuali problemi nel codice possono avere un impatto devastante sui mercati che, per il loro elevato livello di interconnessione, tendono a propagare lo shock a velocità altissima. L’altissima pressione competitiva alla quale sono sottoposte le aziende di HFT fa sì che lo sviluppo del software sia improntato più alla velocità che al rigore. Quindi il problema dei bachi e del software fuori controllo esiste ed è critico, come si è già verificato più volte, ad esempio nel “Knightmare”.

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tutti i numeri e i dati del trading ad alta frequenza

Benché io per formazione sia un quantitativo, naturalmente a favore dei metodi sistematici che applicano regole formali all’investimento, la mia personalissima opinione sull’HFT (che costituisce un sottoinsieme dei metodi algoritmici) è profondamente negativa. Il punto è che gli algoritmi di High Frequency Trading hanno un impatto tremendo sul mercato in termini di volumi, sono potenzialmente instabili e, in definitiva, aumentano il rischio sistemico. È un problema di quantità: l’HFT incide troppo. Le macchine hanno sì aumentato le capacità umane in ogni campo, ma qui aumentano solo la probabilità di causare crash di mercato peggiori del “Black Monday” del 1987.

Un aspetto molto negativo è che, con le loro pratiche predatorie, gli HFT distruggono la fiducia degli altri investitori. Anche se, va detto, chi investe basandosi sui fondamentali con un’ottica di lungo termine e scarsa movimentazione del portafoglio (esattamente l’approccio dei nostri portafogli), è relativamente immune dagli effetti dell’High Frequency Trading: in tal caso le decisioni di portafoglio viaggiano su un’altra lunghezza d’onda finanziaria, molto più lunga.

Come spazzare via l’High Frequency Trading dai mercati? Una modesta Tobin Tax applicata in tutto il mondo. RIP.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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