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Asset Allocation di maggio: l’Europa trova nuove forze

Il progetto europeo recupera terreno e con esso anche le valutazioni degli asset legati all’Europa migliorano. All’Italia non basta la spinta dei PIR: la crescita c’è, ma è frenata dalla politica e dalle banche.


Cos’è successo a maggio in Europa?

Il mese appena trascorso ha visto la conferma dell’esito pronosticato dai sondaggi sul secondo turno delle elezioni francesi: il candidato di En Marché!, Emmanuel Macron, ha vinto il ballottaggio con Marine Le Pen, diventando il nuovo inquilino dell’Eliseo. Il fronte euroscettico, che allarmava i mercati finanziari con l’ipotesi della “Frexit”, è stato quindi sconfitto a favore del fronte europeista della scena politica francese. Tuttavia Macron già il prossimo mese dovrà affrontare il primo ostacolo della sua legislatura: infatti, l’11 e il 18 giugno si terranno le elezioni legislative con cui si andranno ad assegnare i seggi in Parlamento ai partiti. Risulterà quindi fondamentale per Macron riuscire ad ottenere la maggioranza e poter così iniziare a governare il Paese.

Chiusa la parentesi francese, in attesa delle prossime elezioni in Germania (il 24 settembre), in Italia aumentano le indiscrezioni su un possibile appuntamento elettorale già nel prossimo autunno, che porterebbe alla formazione della quinta squadra di governo negli ultimi sette anni. Questa incertezza inevitabilmente pesa sul fragile ecosistema del nostro Paese: l’Istat ha comunicato che la crescita del PIL del primo trimestre del 2017 si attesta su base annua all’1,2%. Peggio di noi, solo la Grecia, tornata in recessione.

Come spiega la Commissione Europea “il peso dell’incertezza politica e il lento aggiustamento del settore bancario” sono tra le determinanti di questa situazione di stallo.

Sul fronte bancario, infatti, sono riemersi i timori in merito alle operazioni di salvataggio di Veneto Banca e di Popolare di Vicenza, bisognose di reperire un miliardo di euro entro fine giugno per poter accedere alla ricapitalizzazione precauzionale da sei miliardi. Le soluzioni sul piatto non sono molte, e lo spettro del bail-in non è al momento debellato.

I timori per l’Europa non vengono solo dall’Italia: infatti i creditori della Grecia non si sono ancora accordati sulle misure che il Paese del Premier Tsipras deve attuare per poter accedere ai 7,2 miliardi di euro necessari a pagare il debito in scadenza a luglio. Infatti, il Fondo Monetario Internazionale si è dichiarato contrario alle misure richieste dalla Commissione Europea che rischierebbero unicamente di indebolire ulteriormente il Paese ellenico.

… e nel resto del mondo

Negli Stati Uniti intanto, aumentano le perplessità in relazione alla tanto propagandata “deregulation” del sistema finanziario e alla riforma fiscale, in attesa di un voto del Congresso. Inoltre, nell’ultimo mese, le indiscrezioni intorno allo scandalo “Russiagate” rischiano di minare la credibilità dello stesso Trump: dopo le dimissioni del direttore dell’FBI e del capo della comunicazione della Casa Bianca, lo spettro dell’impeachment aleggia intorno al Presidente.

Infine, è da segnalare il declassamento sul rating del debito sovrano subito dalla Cina, il primo dopo 28 anni, da parte dell’ agenzia Moody’s: i timori sul rallentamento della crescita del gigante asiatico e sul debito aziendale (in vertiginosa salita, + 156% a fine 2016) hanno contribuito a questa decisione.

Commento al mercato

I mercati finanziari proseguono sul sentiero della crescita anche nell’ultimo mese: la crescita degli utili, come dimostrato anche dai dati delle ultime trimestrali, insieme ad una rinnovata (e generalizzata) fiducia nell’economia, hanno spinto al rialzo molte Borse e quasi tutti i settori, con alcuni risultati davvero brillanti, come quelli legati agli indici azionari su Technology e Utilities.

Da segnalare la sola performance negativa del settore energetico, che accusa i crescenti timori intorno al futuro del petrolio. L’Opec, come da attese, ha ufficializzato nell’ultima riunione dello scorso 25 maggio la proroga del tetto alla produzione di petrolio, esteso fino al prossimo marzo. Tuttavia la crescente produzione di shale oil negli Stati Uniti e il rinnovato interesse di alcune superpotenze (Cina e India in primis) per il mondo delle energie rinnovabili hanno alimentato i dubbi sulla tenuta dell’oro nero.

Sul mercato obbligazionario lo spread BTP-Bund segnala una modesta tendenza alla risalita, movimento dettato prevalentemente da un aumento delle vendite del nostro BTP: l’incertezza politica e bancaria italana hanno pesato…

Infine è proseguita la fase di rafforzamento dell’euro sul dollaro USA, spinto da un ritrovato spirito pro-Europa, alimentato dalla vittoria di Macron.

La nostra view

Le incognite per i prossimi mesi le abbiamo racchiuse all’interno dei confini europei: l’esito delle elezioni inglesi (8 giugno) sembra sempre più incerto e di conseguenza i negoziati sulla Brexit sono ancora pericolosamente in bilico. In Italia il già citato contesto politico e il nostro debole sistema bancario possono causare non poche perplessità.

Numeri alla mano – cioè valutazioni fondamentali, indicatori momentum e metriche di rischio (sia a livello di asset class che di sistema) – rimaniamo però complessivamente favorevoli agli attivi più rischiosi: le possibilità offerte dal mercato azionario sono maggiori rispetto a quelle dell’obbligazionario, dove la preferenza è per il debito corporate rispetto a quello governativo (sul quale riteniamo necessario investire sul segmento a più breve termine, in modo da non incorrere nel “rischio duration“).

A livello geografico peggiorano le valutazioni dell’azionario americano, rispetto a quelle del mercato europeo (in particolar modo verso i paesi dell’Est Europa) e quelle della zona Asia-Pacifico (ben rappresentata nei portafogli tattici). Infine, sul fronte valutario, segnaliamo la debolezza del dollaro USA come una delle variabili da monitorare per i prossimi mesi estivi.

Come vanno i nostri portafogli?

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