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La Web Tax di Don Chisciotte Boccia: bentornati al Medioevo

Mi sto convincendo sempre di più che il nome “Legge di Stabilità” dipenda dal fatto che un corpo schiacciato a terra è molto stabile. Questa è, infatti, la fine che rischia di fare  l’economia digitale italiana con l’ultimo emendamento-fregnaccia: la Web Tax. Un’ideuzza forse ancora più demenziale della Tobin Tax che, quanto a idiozia, già non scherzava.

La vita quotidiana rivela che pochi soggetti fanno più danno all’economia degli economisti. È infatti l’economista Francesco Boccia, docente di Economia delle Amministrazioni Pubbliche, ad annunciare venerdì sera su Twitter che la “sua” Web Tax è stata approvata in commissione Bilancio della Camera.

Per dare una prima misura del legame tra  questo economista e il mondo reale, sappiate che è lui quello che ha scambiato i cacciabombardieri F35 con i Canadair (aerei che spengono incendi).

La Web Tax bocciana intende assoggettare le aziende digitali estere alla normativa fiscale italiana e proibire alle imprese italiane di acquistare online da aziende estere, a meno che queste ultime non dispongano di una Partita IVA italiana (silenzio, non ridete laggiù!).

Insomma l’idea è che chiunque venda servizi e-commerce o pubblicità online, per esempio Facebook, Amazon, Google e compagnia bella, dovrà avere una Partita IVA.

Sulla Web Tax e sul putiferio che si è ovviamente scatenato sul web – provate a scrivere “#webtax” su Twitter – Boccia si esprime così:

Il dibattito di queste ore dimostra una preoccupante subalternità economica e culturale alle multinazionali americane del web

Poi continua intrepido:

“Si tratta di interventi che danno gettito e affrontano imprescindibili temi di equità e regolazione dei mercati. Parlamento e Governo dovranno andare avanti speditamente e senza esitazioni. Non è certo il tempo di tentennamenti e rinvii.

#webtax francesco boccia

Giusto, giusto, andiamo avanti con questa Waterloo dell’Italia digitale.

Boccia dichiara di voler aiutare il rilancio dell’economia italiana, partendo “dal lavoro per i giovani”. Come la Web Tax possa aiutare l’economia digitale italiana, che ha ampi spazi di crescita specie tra i più giovani, lo sa solo lui. Ma chi gli ha spiegato come navigare nel web, Spongebob?

Perché in Europa la normativa è chiara: nella vendita di beni fisici, l’imposizione dell’IVA avviene in base alla residenza di chi compra, mentre in quella di servizi elettronici/web, l’IVA è applicata in base alla residenza di chi vende. È così, giusto o sbagliato che sia il principio.

Quindi, con probabilità altissima, la Web Tax risulterà illegale a livello europeo, perché contraria alle norme comunitarie su libertà di stabilimento e libera prestazione dei servizi. Quindi, tanto per cominciare, grane legali e figuraccia internazionale.

Poi, andando alla sostanza del provvedimento, come si può pensare che il mondo del web smetta d’acquistare servizi dall’estero, quando costano meno e sono più efficienti? La cosa più probabile è che Amazon, Google, Facebook e le altre aziende del digitale semplicemente smettano di fornire i loro servizi in Italia, che a livello web – triste dirlo – conta come un due di picche. Oppure troveranno un altro sistema. La Web Tax quindi penalizza il mondo digitale. Senza contare poi che non esiste un sistema valido di controlli. Insomma, film già visto con la Tobin Tax: di gettito non ne arriverà, danni di vario genere sì.

La Web Tax arriva in una settimana nella quale il legislatore ha anche deciso che gli e-book sono esclusi da un disegno di legge (per  rilanciare l’editoria) che prevede detrazioni per l’acquisto di libri e da un’altra proposta di legge che prevede aumenti corposi di tasse su smartphone, tablet e via dicendo.

Insomma, bella innovazione “Italian Style”: nuove tasse e attenzione ai giovani!

Il quadretto e quello di un sistema Italia chiuso all’innovazione e all’economia digitale, che sta scavando intorno a sé un insopportabile e profondo fossato di burocrazia e tasse.

Ciurma, il Medioevo sta tornando.

Scritto da

Ha solcato i mari della finanza in lungo e in largo, su imbarcazioni piccole e grandi, con i mercati in tempesta oppure cavalcando grandi onde d’ottimismo. Da anni soffre di contorcimenti interiori che lo turbano nel profondo, e questo non solo per gli eccessi di frutti di mare, bensì per come vengono trattati i risparmiatori e per le tristi condizioni in cui versa l’industria che li dovrebbe gestire. E allora Jack Sparrow invoca l’ammutinamento! Basta con prodotti finanziari che fanno solo il gioco di chi li vende, basta con portafogli di risparmio che cozzano contro il buon senso! Entra nella ciurma di Jack e segui i suoi consigli per trasformare il tuo disagio in qualcosa di utile per i tuoi risparmi.

Ultimi commenti
  • Non so! Riforme cone quelle che stanno distruggendo i negozi di sigarette elettroniche, gestiti quasi tutti da giovani ex disoccupati che torneranno ad esserlo sono il male, ma questa web tax non so!

    Da un lato non trovo giusto che aziende straniere che hanno vantaggi competitivi dovuti ad una tassazione più bassa ed ad un mercato del lavoro più flessibile possano comodamente colonizzare il mercato interno Italico a scapito delle nostre aziende.
    Se anche una azienda italiana fosse come e più efficente di Amazon avrebbe comunque uno svantaggio enorme dovuto ai punti di cui sopra.

    Troppo comoda vendere in Italia che comunque è ancora un mercato ricco, senza però sottomettersi alle leggi Italiche. Se vuoi vendere in Italia devi stare al gioco, o al giogo 🙂

    La soluzione poteva essere opposta e cioè liberalizzare qui il mercato del lavoro e ridurre drasticamente le tasse sull’impresa, ma è molto più probabile un default del belpaese con anche uscita dall’Euro piuttosto che ciò avvenga. Quindi rassegnamoci o emigriamo.

    Sul fatto che le aziende straniere smettano di vendere in Italia la vedo dura, scommetto che faranno i loro conti e decideranno subito di prendere la piva Italiana se non vogliono azzerare il fatturato sull’Italia. Peraltro alcune l’avevano già tipo la tedesca 1&1, non so francamente perché anche lei non abbia fatto come Google o FB che hanno la piva Irlandese.

    I controlli poi non li vedo un grosso problema, visto che i nomi sono noti e visto che all’AdE gli basta emettere circolare che dice: “care aziende Italiane le fatture costi senza piva Italica sono d’ora in avanti INDEDUCIBILI!”

    Porterà certo il caos, essendoci una miriade di aziende straniere che forse non si adegueranno e che sono ormai divenute fornitori abituali di aziende Italiane.

    Se all’Europa non sta bene allora ha ragione chi dice che dobbiamo uscire dall’Euro.
    In Italia la situazione è molto più grave degli spread dei BTP ed è in continuo peggioramento. Il sistema paese non credo sia pronto a riforme vere tutto in un colpo, fatte dalla Germania nel 2000. I nazionalismi Europei (e non solo Italici) tra cui la Francia dimostrano che non siamo i soli.
    L’Europa o capisce questo e cerca di adeguarsi oppure si torna alla Lira e alle frontiere, così vedrai che se vuoi vendere sul mercato Italiano ti adegui!

    Finanziariamente sarà un disastro questo è certo, ma BTP ed ETF non si mangiano.

    Rileggendomi mi rendo conto che sono in preda a istinti rivoluzionari.

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