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Vivremo fino a 100 anni, ma non possiamo permettercelo

La scarsa sostenibilità dei sistemi pensionistici è un problema non solo italiano

Si parla spesso della scarsa sostenibilità del sistema pensionistico italiano. Quel che forse è meno noto è che il problema non riguarda solo il Belpaese: si tratta di una questione di rilevanza globale.

Una situazione fuori controllo

La deriva dei sistemi pensionistici è il risultato di un loro mancato adeguamento all’evoluzione demografica. L’aspettativa di vita è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, aumentando di tre anni ogni decennio dagli anni ’40 del 1900 a oggi: secondo lo human mortality database, l’aspettativa massima di vita per una persona nata nel 2007 è di 103 anni, contro i 94 anni dei nati negli anni ’70 e gli 85 anni di chi è nato intorno al 1940.

Ottime notizie. Il problema è che, parallelamente a questa evoluzione, l’età di pensionamento, a livello globale, è aumentata in modo molto più lento, non riuscendo così a tenere il passo con l’allungamento della vita media. Questo significa che c’è un’ampia fascia di popolazione che vive più a lungo dopo aver lasciato il mondo del lavoro, senza però avere a disposizione risparmi sufficienti a sostentarsi.

Il tutto è aggravato dal calo della fertilità: se la popolazione dei pensionati su scala globale è vista in crescita dagli attuali 1,5 miliardi a 2,1 miliardi di persone entro il 2050, si stima che il numero medio di lavoratori per ogni pensionato si dimezzerà nello stesso periodo, passando da 8 a 4.

E c’è poco da rallegrarsi se l’Italia non è, per una volta, la “pecora nera” della situazione: per usare le parole di Michael Drexler, Head of Financial and Infrastructure Systems del World Economic Forum, “l’aumento della longevità e il conseguente invecchiamento della popolazione è l’equivalente finanziario del cambiamento climatico”.

 

 

Un buco da 400 trilioni di dollari

Stando all’analisi del World Economic Forum, nel 2015 sono mancate coperture per le pensioni per un totale di 70 trilioni di dollari nelle otto economie prese in esame – Stati Uniti, Regno Unito, India, Canada, Australia, Olanda, Giappone e Cina.

Il deficit tra risparmi e domanda di pensioni aumenta di 28 miliardi di dollari al giorno, stima il WEF: se non saranno prese velocemente delle contromisure per arginare il problema, questo “buco” toccherà i 400 trilioni di dollari entro il 2050, pari a cinque volte la dimensione attuale dell’economia globale (il dato si basa sul calcolo delle risorse impiegate da governi, datori di lavoro e individui per garantire a ognuno un reddito previdenziale pari al 70% dell’ultimo stipendio).

Già oggi – sempre secondo le stime del WEF – circa il 48% della popolazione globale in età di pensione non riceve lo stipendio previdenziale pubblico, complice anche il fatto che molti lavoratori non hanno un contratto e, quindi, non versano i contributi e non hanno accesso alla pensione.

Certo, come succede con il cambiamento climatico, almeno in una fase iniziale questo problema può essere “tamponato” con misure di emergenza – come le innumerevoli riforme dei sistemi pensionistici che stanno progressivamente facendo slittare di qualche anno l’età di pensionamento. Ma se non sarà affrontato in modo coordinato e strutturato, questa “bomba a orologeria” potrebbe davvero sfuggirci di mano.

Le soluzioni

Secondo l’analisi del WEF, le coperture dovrebbero essere ricavate da più parti: “dal taglio dei benefici offerti dai programmi di sicurezza sociale, dall’aumento delle tasse, dal budget per le emergenze accantonato dai governi”, per citare qualche esempio.

Alcuni Paesi stanno già compiendo qualche passo nella giusta direzione. Per esempio il Canada e l’Olanda (quest’ultima, tra l’altro, è il Paese con il secondo miglior sistema pensionistico al mondo secondo la classifica 2017 di Mercer, dietro la Danimarca): entrambi dispongono di sistemi pensionistici collettivi per piani a contribuzione definita, una struttura che aiuta gli individui a condividere i rischi e ridurre le spese.

Il risparmio previdenziale diventa una necessità

In attesa di misure più strutturate per risolvere il problema delle pensioni su scala globale comunque, nell’immediato l’unica cosa da fare è farsi carico del proprio futuro previdenziale.

La scarsa sostenibilità dei sistemi pensionistici infatti ha già prodotto un effetto visibile: la responsabilità della pensione è passata dalle spalle dello Stato a quelle dei singoli individui. Il problema è che, complice anche una insufficiente alfabetizzazione finanziaria, i diretti interessati faticano a rendersene conto.

Fatto sta che mettere da parte qualche risparmio per gli anni della pensione – senza fare troppo affidamento su quel che arriverà dallo Stato – è ormai una necessità imprescindibile. Non è necessario disporre di capitali enormi per farlo: il mondo del risparmio offre soluzioni che permettono di versare anche poco per volta (in Italia per esempio ci sono i PAC). Certo, prima si inizia meglio è: nel mondo degli investimenti, il tempo può essere un ottimo alleato.


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Scritto da

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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