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Trump è il nuovo presidente USA: e adesso?

BOOM! Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti. [Sic] La situazione sembra abbastanza tragica, ma in realtà ci sono pro e contro.

I contro

Un miliardario populista che si diletta di wrestling, con un programma politico e economico incerto e di rottura su molti fronti, sarà Presidente della più grande potenza politica, militare, economica e finanziaria del mondo, scompigliando le previsioni dei sondaggi d’opinione e della maggioranza degli analisti fin dall’inzio della sua ascesa politica. I Repubblicani hanno la maggioranza in entrambi i rami del Congresso (Senato e House of Representatives), sicché il nuovo Presidente avrà più poteri di Obama.

I pro

Gli USA sono una democrazia, il Presidente non ha poteri assoluti e tra le file dei Repubblicani ci sono persone di buon senso. Inoltre, ogni Presidente si avvale di advisor, cioè consulenti strategici e tecnici, generalmente persone dotate di neuroni di prima scelta, che si spera contengano le idee più bizzarre di Trump. Come spesso accade, può essere che ci sia un distacco tra quanto dichiarato da Trump in campagna elettorale attuando marketing politico e quanto poi effettuato in concreto.

La reazione dei mercati

Come grosso modo previsto da tutti (questa era una previsione non solo fattibile, ma addirittura facile), i mercati finanziari non la stanno prendendo granché bene: Donald Trump è una discontinuità politica ed economica, mentre Hillary Clinton avrebbe rappresentato la sostanziale continuità. E non sappiamo ancora in che tipo di discontinuità si incarni Trump (…interessante l’analogia con il concetto matematico di punto di discontinuità: sarà di prima, seconda o terza specie?), è ancora presto per giudicare.

I mercati si sono già mossi manifestando disagio per l’imminente incertezza con una forte flessione iniziale delle Borse asiatiche ed europee, dei Futures azionari ed obbligazionari a Wall Street, il calo del prezzo del petrolio, il deprezzamento del dollaro USA rispetto allo yen e all’euro, il crollo del peso messicano (uno dei barometri di questa campagna elettorale, vista la posizione di Trump sull’immigrazione). Si sono allargati anche gli spread delle obbligazioni dei Paesi Periferici dell’eurozona rispetto alle obbligazioni ritenute pià sicure, come il Bund (lo spread BTP-Bund resta comunque basso, pari a 161 punti base). L’oro, che la statistica dei mercati indica come il bene rifugio per eccellenza, si è invece apprezzato. La probabilità di rialzo dei tassi da parte della FED implicita nelle quotazioni dei Futures è crollata ben al di sotto del 50%.

Che cosa fare in concreto con i propri risparmi

È forse tempo di “Fuggite, sciocchi” (Cit. – Gandalf)?

No, niente panico, una volatilità così è piuttosto ordinaria in una situazione come questa. Bisogna aspettare le prime mosse, il primo discorso, tanto per cominciare. Bisogna che Trump faccia chiarezza sulla sua agenda politica ed economica. Certo, nel breve è probabile che le Borse in tutto il mondo restino deboli, e anche il dollaro USA. I tassi d’interesse dei Paesi Periferici dell’Eurozona tenderanno a risalire, anche in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre in Italia (il prossimo epicentro di rischio sistemico), sebbene l’azione della BCE possa contenere l’entità di tale rialzo.

Questo è il tempo in cui più che mai è bene avere portafogli ben diversificati, come i nostri. E chissà, se le quotazioni di qualche asset class dovessero scendere in modo significativo, potrebbe palesarsi qualche buona occasione d’acquisto.

È probabile che, nonostante l’avvento di Trump, sia vero ciò che ha dichiarato Barack Obama su Twitter:

“A prescindere da quello che succederà, il sole sorgerà al mattino e l’America rimarrà ancora la più grande nazione del mondo”.

Aggiornamento all’11 novembre

Sono passati solo due giorni dall’elezione di Donald Trump, ma sono stati sufficienti per far cambiare radicalmente opinione ai mercati: dopo il primo discorso e qualche apaprizione ufficiale, pare proprio che il cotonatissimo neopresidente sia risultato convincente, almeno per gli investitori di tutto il mondo. Dei mille dubbi pre-elezione sembrano essere rimaste poco certezze: la politica fiscale (secondo la lettura dei mercati) sarà espansiva, stimolante per l’economia statunitense, favorevole alle imprese statunitensi, e improntata alla deregulation. Le Borse festeggiano con nuovi massimi. E i rendimenti obbligazionari risalgono, spinti da attese di più vigorosa crescita dell’economia statunitense, che dovrebbe trainare quella mondiale, accendendo così l’inflazione, che si riflette subito sui tassi d’interesse un po’ in tutto il mondo, facendoli crescere (il rendimento del BTP decennale è 2,01%, e anche il rendimento del Bund è risalito,un po’, attestandosi allo 0,30% al momento della redazione di questa postilla).

Comunque, così come non eravamo eccessivamente pessimisti subito dopo l’esito elettorale statunitense, non siamo eccessivamente ottimisti ora: meglio stare a guardare, seduti su un’asset allocation equilibrata.


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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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