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Sarà Milano il nuovo hub finanziario d’Europa dopo Brexit?

Anche se la Brexit sembra essere avvolta da una nube di incertezze, le capitali europee iniziano a farsi belle per cercare di rubare a Londra il ruolo di hub finanziario del Vecchio Continente.

Brexit o non Brexit? Si è parlato a lungo del referendum inglese, sia prima che dopo. Anche perché, quando l’applicazione del famoso Articolo 50 del Trattato di Lisbona sembrava definitiva e programmata per marzo, ecco che è intervenuta l’Alta Corte per interrompere tutto.

Così siamo tornati a navigare nella confusione e nell’incertezza.

L’eventuale (ormai il condizionale è d’obbligo) exit del Regno Unito dall’Unione Europea potrebbe anche significare l’uscita della City e quindi delle istituzioni finanziarie internazionali che avevano trovato in Londra un ponte per raggiungere il mercato europeo ed avere un facile accesso a ben 500 milioni di clienti.

Qualche numero

La posta in palio è altissima. Si parla di 180 miliardi di sterline, circa il 12% del PIL britannico. È questo il peso dei servizi finanziari sull’economia del Regno Unito. Se pensiamo che il 41% del trading di valute ed il 49% del trading di derivati (dati globali) passa per il Tamigi, si intuisce facilmente che non stiamo parlando di qualche spicciolo.

Mors tua vita mea si diceva qualche anno fa, ma il detto è sempre attuale. Infatti se per la City l’uscita dalla UE potrebbe essere una grave perdita, per le altre capitali europee potrebbe essere una vera e propria manna. Ed ecco che inizia allora il concorso di bellezza e tutte le principali capitali si presentano subito in grande spolvero per rubare a Londra il titolo di hub finanziario europeo. Ma non tutte le città hanno le stesse doti.

Francoforte e Parigi in pole position

Una prima alternativa potrebbe essere Francoforte, già sede della Banca Centrale Europea. La città tedesca è anche il quartier generale di Deutsche Bank e Deutsche Boerse e rappresenta un hub per le banche d’investimento americane per l’Eurozona. Secondo alcune fonti Goldman Sachs sta già considerando di spostare alcuni dei propri asset con l’obiettivo di mantenere il proprio accesso al mercato europeo post Brexit. Al fine di rendersi più interessante come alternativa a Londra, secondo il Financial Times, la Germania nel mese di ottobre avrebbe iniziato a ripensare alle proprie politiche sul lavoro, troppo rigide rispetto allo standard inglese.

E poi c’è Parigi. Romanticismo a parte, la Ville Lumière, già ospita non solo 4 delle prime 10 banche europee per asset, ma anche l’Euronext che rappresenta la sesta piazza di scambio per capitalizzazione di mercato. Purtroppo a penalizzare la candidatura ci sono l’elevato ed incerto regime fiscale e la politica sul lavoro molto rigida.

Ma anche Lussemburgo e Dublino

Tra le ultime due papabili candidate troviamo il Lussemburgo, che già ospita le istituzioni europee ed è il secondo più grande mercato dei fondi di investimento (dopo il mercato USA), che si è imposto come centro per il private banking e le società assicurative. E Dublino, di madre lingua inglese e dotata di un regime fiscale particolarmente agevolato. Ma la candidatura della capitale irlandese potrebbe essere compromessa dalla stessa Brexit: l’economia del Paese potrebbe subire un duro colpo essendo il secondo partner commerciale della Gran Bretagna.

E Milano?

Ammettiamolo, nessuno di noi ha veramente creduto ad una seria candidatura di Milano come nuovo hub finanziario europeo, anche se indubbiamente lo è a livello italiano. Grazie anche all’ultima edizione di Expo il capoluogo lombardo si è fatto conoscere in tutto il mondo (si parla di 21 milioni di visitatori) e questo di certo ha contribuito a migliorarne la posizione. La tassazione e la macchina burocratica però, sempre lenta e mal funzionante, di certo non invita i big della finanza mondiale a trasferirsi sotto la Madonninna.

Ah, forse un problema potrebbe anche essere la lingua. Secondo la Commissione Europea solamente il 34% degli italiani è in grado di sostenere una conversazione in inglese. Quindi: chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.


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Scritto da

Laureato in Economia dei Mercati Finanziari presso l'Università Bocconi, dopo una parentesi presso banche tradizionali, inizia un'esperienza quasi quadriennale in FinecoBank diventando esperto del mondo del trading online. Nel 2015 la passione e la curiosità per la finanza e il mondo digitale lo portano nel team di financial strategies di AdviseOnly. Viaggiatore e fotografo incallito, sempre con l'inseparabile smartphone in mano e la musica accesa.

Ultimi commenti
  • L’Italietta hub finanziario.
    Ma per favore, cos’è si è candidata per caso anche Atene?!
    Al massimo la fogna Italica potrebbe candidarsi a nuovo hub per tutti i clandestini del mondo. L’Italia è il terzo mondo d’Europa.

    • Già vedere lo scarso patriottismo al limite del vilipendio (“fogna italica”) fa capire come mai questo Paese non funziona. Dubito che i cittadini degli altri Stati menzionati apostroferebbero così il loro Paese.

      • Caro signor Eppol, per mia fortuna sono un Italiano residente all’estero (Spagna) da vari anni.
        Vivendo qui mi sono reso conto che gli Italiani sono solo un popolo di sudditi, e che l’Italia è un paese sepolto nel degrado e nella totale incapacità di fare sistema, in inesorabile via di terzomondializzazione.
        Le faccio i migliori auguri, io rientrerò solo se gli Spagnoli mi costringessero puntandomi un fucile alla tempia.
        I miei figli spero che si dimentichino dell’Italia e che da adulti non parlino nemmeno l’Italiano.

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