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La rivolta dei bamboccioni: i giovani italiani, lo spread e il voto di protesta

I giovani italiani, la linfa vitale di questo Paese, si sono sentiti spesso appioppare degli appellativi poco lusinghieri da politici di tutti gli orientamenti: “bamboccioni” (Padoa Schioppa), “sfigati” (Martone), un più tenero “mammoni” (Cancellieri) fino al famosissimo e incorretto “choosy” del Ministro Elsa Fornero.

Per quante colpe i giovani possano avere, l’ultimo dato sulla disoccupazione giovanile (quelli tra i 15 e i 24 anni) in Italia riporta un a dir poco spaventoso 38,7%, tra l’altro allineato a quello di altri paesi del Sud Europa come la Spagna.

cervelli IN FUGA

Leggendo un articolo davvero interessante su lavoce.info si è rafforzato un sospetto che già avevo leggendo i risultati del voto alla Camera dei Deputati. Operando per differenza rispetto ai risultati elettorali del Senato (per poter votare in questo ramo del Parlamento occorre, lo ricordiamo, aver compiuto 25 anni) le stime de lavoce.info collocano per la classe d’età 18-24 la percentuale del Movimento 5 Stelle tra il 41,5% e il 47%. Gli autori dell’articolo ipotizzano che, per la prima volta, abbiamo assistito ad un vero e proprio fenomeno di generational voting, cioè di un allineamento del voto su basi generazionali.

Anche le stime effettuate per la lista Scelta Civica di Monti danno risultati tra il 20 e il 25%. Questi numeri dimostrano che tra i giovani sicuramente non hanno fatto presa i partiti tradizionali, pagando le conseguenze di una campagna elettorale che ha trascurato i temi cari ai giovani come l’istruzione, l’inserimento nel mondo del lavoro, l’edilizia sociale, l’Agenda digitale… mentre si poneva l’accento su temi come  l’IMU, non così rilevanti per chi non possiede una casa né forse avrà mai la chance di possederne una.

Tutti pigroni a caccia del reddito di cittadinanza? Forse, ma mi sembra più ragionevole pensare che si tratti di cittadini che rischiano (e ne sono consapevoli) di essere più poveri dei loro genitori e di passare una vita a ripagare un debito che hanno ereditato. Secondo l’Istituto Bruno Leoni ogni italiano, dal bebè che emette il primo vagito alla mia fantastica nonna 99enne, ha sul “groppone” circa 30.000 euro di debito pubblico.

Come se tutto ciò non bastasse, i giovani in questo scenario si sentono ignorati, non ascoltati e rischiano di non avere neanche più nulla da sognare. E non hanno tutti i torti: il nostro è un Paese tutto a favore di chi un lavoro o dei benefici ce li ha già:

  • La spesa per il welfare per gli anziani è 12 volte (12!) quella per i giovani (nella UE la media è 3)
  • I sindacati sono completamente obsoleti e tendono difendere solo chi un lavoro ce l’ha già, rifiutando ogni forma di soluzione “creativa” a favore dei giovani (ricordate la Camusso sulla Perugina?)
  • La flessibilità, o presunta tale, necessaria a rendere il mercato del lavoro più dinamico è scaricata integralmente sui giovani.
  • Sono totalmente assenti reali politiche per aiutare il passaggio dei giovani dalla scuola al mondo del lavoro, come sessioni di orientamento o scuole professionali efficienti (taluni grandi aziende hanno dovuto crearle al loro interno).

Aggiungo – ma la lista potrebbe continuare – lo scarso peso attribuito alla qualità dell’istruzione e al merito nella scuola dove le borse di studio per pagare gli studi ai più bravi ma non abbienti sono scarse e poco pubblicizzate.

Completo le mie ossevazioni con un grafico che compariva in un pezzo che avevo scritto mesi fa sul rapporto tra imposizione fiscale e diseguaglianze sociali in Italia.

Coefficiente di Gini e elasticità del reddito intergenerazionale

Questo grafico mostra non solo che in Italia il 50% del reddito della generazione futura (Intergenerational Earnings elasticity) è spiegato da quello dei genitori, ma anche che questo dato è strettamente correlato con il coefficiente di Gini (asse orizzontale) che quantifica il grado di diseguaglianza presente in un Paese.

Non dimentichiamo che i giovani guardano molto meno la TV e usano molto e bene il web e i social network. Questi strumenti permettono ad ogni voce di trovare ascolto e rendono più semplice “incontrare” persone che hanno idee simili, anche a migliaia di chilometri di distanza. I meccanismi che regolano il funzionamento dei social network possono tranquillamente aiutare una pallina di neve a diventare “valanga”.

Noi di Advise Only abbiamo recentemente messo due inserzioni su Linkedin con l’obiettivo di inserire due posizioni junior nel nostro team. La nostra evidenza è che i giovani figli della crisi siano tutt’altro che dei mammoni, hanno studiato, lavorato, viaggiato, parlano le lingue, fanno volontariato… tuttavia sono abituati a prendersi le porte in faccia, a passare da un contratto a progetto a uno stage, alla precarietà e al dinamismo.

Io nel lontano 1992 sono uscita dall’Università e senza bisogno di darmi troppo da fare un lavoro l’ho trovato subito e ho anche potuto scegliere, c’erano molte più opportunità.

Invito quindi chi è rimasto scioccato dal risultato delle scorse elezioni a riflettere e a pensare che se il prezzo dello stallo post elettorale può essere il temuto rialzo dello spread, in un Paese che non sa dare un futuro ai suoi (pochi) giovani lo spread prima o poi esploderà comunque o esploderanno le tensioni sociali, è solo questione di tempo.

Scritto da

È uno dei partner fondatori e Presidente di Advise Only. Laureata in Economia Politica presso l'Università Bocconi, è stata responsabile dell'area commerciale dell'asset management del gruppo Banca Leonardo, occupandosi della ristrutturazione dell'offerta dei prodotti di risparmio gestito. In precedenza ha accumulato significative esperienze dapprima presso l'area Fixed Income Sales & Trading di JP Morgan e poi come Managing Director in Goldman Sachs, area Structured Fixed Income, occupandosi di clientela istituzionale italiana. Ama lo sport (corsa e sci di fondo), i buoni libri e l'opera lirica.

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