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Rendimenti dei titoli di Stato a zero. E se la BCE restasse a secco?

quantitative easing BCE

Ricordate il celebre QE della BCE? Se ci seguite, sapete che su questo blog abbiamo analizzato in lungo e in largo l’operazione (a proposito, abbiamo realizzato un’infografica dinamica che a colpo d’occhio dà l’idea dell’impatto della mossa di Draghi > infografica QE)

La BCE si è imposta delle regole nel portare avanti il piano di acquisto di titoli di Stato:

  1. non può superare i € 45 miliardi di titoli al mese;
  2. i titoli appetibili devono avere una scadenza compresa tra i 2 e 30 anni;
  3. non si possono comprare titoli di Stato con rendimenti a scadenza inferiori al -0,2%, cioè inferiori al tasso sui depositi.

Alle attuali condizione di mercato, la BCE non può comprare i titoli di Stato a due anni di Germania, Finlandia, Olanda e Austria. E ben presto si potrebbero aggiungere alla lista dei non “papabili” anche i titoli a due anni di Francia, Belgio e Irlanda.

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Quindi, il paradosso è che la BCE corre di il rischio di non avere titoli di Stato da comprare.

Teoricamente è possibile, ma l’ingente stock di debito della zona euro è il primo fattore di supporto della domanda di titoli di Stato della BCE.

Secondo i calcoli di AXA[1], la BCE ha in programma per il 2015 di comprare circa € 439 miliardi di titoli di Stato, circa la metà dell’ammontare di debito che i Paesi della zona euro hanno intenzione di emettere solo nel 2015, tenendo conto delle emissioni nette e del rinnovo del debito.

Insomma, per il momento il mercato dei titoli di Stato sembra sufficientemente ampio da garantire alla BCE il rispetto dei propri obiettivi, anche con una parte di rendimenti sotto la soglia del -0,2%.

Come deve comportarsi un risparmiatore?

Per chi ha un orizzonte di lungo termine, il panorama dei titoli di Stato non offre rendimenti particolarmente interessanti.

Infatti, per chi non ha bisogno di cedole, investire in titoli di Stato italiani con un rendimento a dieci anni del 1,58%, secondo noi, non remunera a sufficienza dal rischio Italia, sicché conviene rimanere maggiormente diversificati.

Ma la zona euro si trova in una condizione in cui l’offerta dei titoli di Stato è tenuta sotto controllo dagli accordi di politica fiscale europea, mentre la domanda dovrebbe rimanere forte per ragioni strutturali. Dunque a queste condizioni, per chi ha un orizzonte di più breve termine o un atteggiamento più tattico, può fare ancora affidamento sulla compressione dei tassi.

 


[1] http://blog.axa-im.it/ricerca/strategia-di-investimento/il-momento-e-propizio-per-gli-strumenti-rischiosi/

Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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