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Prezzo del petrolio e “fattore Iran”: cosa succede con la fine delle sanzioni?

L’Iran si prepara a un ritorno in grande stile sul palcoscenico del commercio internazionale. E il mondo teme un’inondazione di petrolio su un mercato già più che saturo: dopo il via libera alla rimozione delle sanzioni a Tehran – arrivato sabato sera – il brent è sceso, per la prima volta da novembre 2003, sotto i 28 dollari al barile (27,67 dollari), mentre il Wti ha segnato quota 28,36 dollari.

Qui sopra l’andamento del Brent Crude oil dal 18 gennaio 2015 al 18 gennaio 2016, fonte: Bloomberg

Le tappe

Il semaforo verde è scattato il 17 gennaio, quando l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica (Aiea) ha diffuso l’atteso rapporto che ha confermato il rispetto da parte dell’Iran di tutti gli obblighi previsti dall’accordo sul nucleare siglato lo scorso luglio con Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia e Cina.

L’intesa prevede la graduale revoca delle restrizioni a Tehran, introdotte inizialmente alla fine degli anni Settanta dopo la rivoluzione khomeinista e rinnovate nei decenni successivi per le violazioni dei diritti umani e lo sviluppo delle tecnologie nucleari. L’Iran, in cambio, si impegna a ridurre il proprio programma nucleare, che l’Occidente temeva finalizzato alla costruzione di armi atomiche. Così, subito dopo il via libera dell’Aiea, Ue, Usa e Onu hanno decretato l’entrata in vigore dell’accordo, aprendo di fatto all’Iran le porte del commercio internazionale, soprattutto di petrolio, di cui il Paese mediorientale è tra i maggiori produttori al mondo.

Tehran non ha perso tempo, e ha già fatto sapere che aumenterà fin da subito le esportazioni di oro nero di 500mila barili al giorno e, gradualmente, di altri 500mila barili al giorno (le restrizioni limitavano l’export a meno di 2 milioni di barili al giorno). Questo rischia però di creare ulteriori pressioni sui prezzi del petrolio, che sono già scesi del 70% dal 2014 e in questi giorni risentono anche dell’incognita cinese.

Dove andrà a finire il petrolio iraniano?

La nuova produzione di petrolio iraniano sarà esportata principalmente in India, dove la domanda sta crescendo a ritmi più elevati rispetto agli altri Paesi asiatici. Lo ha spiegato una fonte iraniana vicina alle negoziazioni citata dall’agenzia di stampa Reuters. Ma nelle mire di Tehran ci sono anche i vecchi partner europei, a cui l’Iran esportava fino a 800mila barili al giorno prima dell’entrata in vigore delle restrizioni: in prima fila ci sarebbero Royal Dutch Shell, Eni, Total Greek Hellenic Petroleum, Repsol e diverse aziende turche. La maggior parte degli ex partner commerciali di Tehran -Italia in testa – si è già detta disposta a riprendere le importazioni. Il Belpaese infatti è storicamente uno dei principali partner commerciali dell’Iran: basti pensare che, prima che scattassero le ultime sanzioni nel 2011, l’interscambio tra i due Paesi aveva raggiunto quota 7 miliardi di euro, grazie soprattutto al settore petrolifero.

I mercati hanno già scontato il fattore Iran?

Le Borse del Golfo persico non hanno preso bene la prospettiva dell’arrivo del greggio iraniano su un mercato già depresso: lunedì l’indice di Dubai ha chiuso con un calo del 4,6%, quello del Qatar ha perso il 7% e quello di Abu Dhabi il 4,2%. Ma i ribassi potrebbero essere solo temporanei, dato che l’annuncio della revoca delle sanzioni era ampiamente atteso.

Secondo Roberto Cominotto, alla guida del fondo JB Energy Transition Fund, non c’è da preoccuparsi più di tanto: se è vero che in assenza di sanzioni la produzione di petrolio dell’Iran potrebbe aumentare di un milione di barili al giorno già nel 2016, bisogna anche tener presente che Arabia Saudita e Iraq, entrambi membri dell’Opec, non dovrebbero aumentare la produzione in modo consistente quest’anno, essendo già ai limiti delle loro soglie di capacità. Non solo: la domanda di petrolio, prosegue il gestore, è in forte crescita e per il 2016 l’International Energy Agency ne prevede un ulteriore aumento di 1,4 milioni di barili al giorno, che rappresenterebbe una netta riduzione dell’eccedenza di offerta nei prossimi 12 mesi. Nel 2017 poi, conclude Cominotto, la flessione dell’offerta al di fuori degli Usa potrebbe portare il mercato addirittura a un deficit d’offerta.

Anche Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha detto di non essere estremamente preoccupato di una sovrapproduzione di petrolio. “Il grande salto, che potrebbe essere fatto in 4-5 anni e che potrebbe impattare sulla produzione mondiale che oggi è di circa 93,5 milioni di barili al giorno, ci sarà se l’Iran ruscirà ad attrarre circa 150 miliardi di dollari di investimenti nel Paese”, ha detto il manager intervistato alla trasmissione In mezz’ora su Raitre. “Ma al momento l’industria energetica sta tagliando circa 150-200 miliardi di dollari all’anno. Queste cose devono essere valutate”.

Fin qui abbiamo analizzaro le reazioni a caldo e le prima stima per il futuro. Ma bisognerà attendere qualche settimana per rendersi conto del reale impatto del “fattore Iran” sui mercati e sui prezzi del greggio. Quel che è certo è che con la revoca delle sanzioni a Tehran non si aprono solo nuovi scenari economici e commerciali, ma cambiano anche i rapporti di forza a livello geopolitico: da un lato le tensioni tra l’Iran e l’Arabia Saudita – fermamente contraria alla revoca delle restrizioni – dall’altro il progressivo disgelo nei rapporti con gli Usa, che crea un certo nervosismo in Israele.

Insomma, sembra che l’intero Medio Oriente dovrà, di nuovo, reinventarsi un suo – precario – equilibrio.

Scritto da

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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