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Non è un Paese per moderni

Partiamo da un interessante articolo di Gianni Riotta apparso su “La Stampa” il 29 ottobre 2011 per approfondire il tema dello strategia digitale in Italia, tema che ci sta particolarmente a cuore.

È stata diffusa la notizia che, a partire dalla prossima primavera, il nostro Paese venderà i titoli di Stato anche via internet. È una notizia che a noi di Advise Only piace perché va nella direzione dell’innovazione e dell’accorciamento delle distanza tra investitore e mercati finanziari. Certo, la scelta è stata dettata dall’emergenza: il bisogno disperato di acquirenti, alla ricerca di 250 miliardi di euro per il nostro sempre più elefantiaco debito pubblico.

Ma internet è solo questo? Un posto dove piazzare i titoli di Stato? Forse il Governo non si è accorto che internet potrebbe essere anche una strategia, un settore su cui puntare, una medicina per rilanciare il nostro Paese! Non è un auspicio il nostro, è una proposta concreta che si basa su fatti. A livello globale l’economia digitale supera i 10.000 miliardi di dollari e, in alcuni Paesi come il Regno Unito, vale già il 7,2% del PIL (superando il valore aggiunto del settore sanitario).

Alcuni Paesi se ne sono accorti. Proprio in UK il governo ha sviluppato il piano “Digital Britain” per garantirsi un futuro tra le maggiori economie del sapere digitale, il governo tedesco ha redatto il progetto “Digital Deutschland 2015” dove si stima che la banda ultralarga genererà 1 milione di nuovi posti di lavoro, in Francia il Presidente Sarkozy ha assegnato allo sviluppo delle infrastrutture ICT 4,5 miliardi di euro.

E l’Italia? Non c’è alcun programma governativo – né delle opposizioni – che pensi a dotare il nostro Paese di una strategia digitale, né una sola riga era dedicata al web nella ormai celebre lettera che Berlusconi a fornito ai partner europei per rassicurarli sulla tenuta del nostro Paese.

Eppure internet in Italia è già una realtà economica, nonostante il disinteresse della politica. Il rapporto pubblicato da DAG (Digital Advisory Group) dimostra che in Italia l’Economia digitale pesa circa il 2% del PIL. Negli ultimi 4 anni ha pesato per il 14% nella crescita del PIL e ha creato 700 mila posti di lavoro (700 mila!).

Una ricetta per il made in Italy.

Siamo un Paese manifatturiero, con una galassia di piccole imprese che si sono fatte largo nella competizione globale grazie alla qualità dei prodotti, finché il sistema non si è inceppato, almeno per i prodotti non percepiti come beni di lusso e che difficilmente sono riusciti a difendere l’unicità rispetto agli omologhi cinesi (e non solo). Bene, esiste una via d’uscita. Sempre nel rapporto DAG si legge che le imprese italiane attive sul web hanno registrato una crescita del +10% in media rispetto a quelle inattive sul web, un’espansione internazionale superiore di oltre il 200% grazie a esportazioni “web enabled” e un 50% in più in termini di margine operativo. Servono altre prove?

Nel 2011, anche nel vecchio e stanco Occidente e financo in Italia crescere si può.

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