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#LettoPerVoi: recensione di “Popolari addio” di Debenedetti e Fabi

Quanti di voi possono dire di conoscere bene la riforma delle banche popolari varata dal Governo Renzi?

Tutti coloro che hanno le idee poco o per nulla chiare sul tema dovrebbero leggersi il breve saggio “Popolari addio? Il futuro dopo l’abolizione del voto capitario” di Franco Debenedetti e Gianfranco Fabi (2015, 131 p., Guerini e associati editore, disponibile solo in formato cartaceo).

Il libro

L’agile saggio fa parte della collana “sì sì no no”, ideata dall’editorialista e cofondatore de “Il Foglio” Lodovico Festa e dall’economista Giulio Sapelli per dibattere temi di attualità attraverso la presentazione di due tesi diametralmente opposte, con un presupposto tipicamente hegeliano: la verità nasce dal superamento di tesi e antitesi. Lo scopo del libro è suscitare un dibattito pubblico informato, in quanto “i giornali non sono più in grado di farlo perché sono tutti impegnati a servire il loro padrone e i giornalisti economici non esistono”, si è lamentato Giulio Sapelli alla presentazione del libro alla Camera di Commercio di Milano il 15 giugno 2015.

Il confronto tra le tesi di Debenedetti e Fabi è introdotto da un breve dialogo sulle banche popolari tra i due curatori della collana.

Il libro espone la difesa della riforma delle banche popolari da parte di Franco Debenedetti, ex dirigente, attualmente editorialista, saggista e presidente dell’Istituto Bruno Leoni. Il giudizio negativo di Debenedetti sulle banche popolari governate, di fatto, dai sindacati è influenzato dal suo burrascoso “incontro ravvicinato” con la Banca Popolare di Milano, dove ha ricoperto il ruolo di consigliere di amministrazione dal 2009 al 2011, anno in cui rassegnò le dimissioni.

La seconda parte del libro ospita la critica alla riforma delle popolari da parte di Gianfranco Fabi, che tratta il provvedimento come un avvincente romanzo giallo: “C’è la vittima: le grandi banche popolari. C’è il colpevole: il Governo. C’è l’arma del delitto: il decreto legge del 20 gennaio. Ci sono i complici: il Parlamento che ha approvato la conversione in legge con solo piccole modifiche. C’è il mandante: la Banca d’Italia e, in secondo piano, la Banca centrale europea. […] Manca quindi, almeno per ora, il vero movente. Per ora. Perché nei prossimi mesi si capirà con chiarezza chi era pronto da tempo e uscirà allo scoperto per sfruttare questo provvedimento permettendogli di conquistare posizioni di potere e di vantaggio economico” (p. 85).

Sia Fabi, sia Debenedetti discutono la necessità e l’urgenza che hanno portato il premier Renzi all’uso del decreto legge per far approvare la riforma: per il primo si è trattato di una forzatura, per il secondo è stato un uso giustificato, dal momento che si parla da almeno un decennio di questa riforma, resa ancora più urgente dall’unione bancaria attuata nel novembre 2014 e dal rifiuto di autoriformarsi delle banche popolari, nonostante le ripetute raccomandazioni della Bce e della Banca d’Italia.

Cosa ne penso del libro

L’argomento indubbiamente non è tra i più avvincenti – come disse il banchiere Enrico Cuccia a Franco Debenedetti: “Le banche non sono sexy” – tuttavia questo libro ha il grande pregio di spiegare con chiarezza un argomento piuttosto tecnico come la riforma della governance delle banche popolari.

Inoltre il confronto tra le due idee contrapposte fa effettivamente emergere i limiti sia delle banche popolari, grazie all’esperienza diretta di Debenedetti, sia quelli della riforma della loro governance, illustrati da Fabi. Il lettore può tuttavia restare confuso dalla presentazione di due tesi contrapposte senza una conclusione, che la collana lascia volutamente allo spirito critico di chi legge: è un saggio che vuol fare riflettere e capire, anziché convincere ad abbracciare un’idea predefinita.

Infine, merita una menzione speciale il dono della sintesi degli autori (quello che manca a Thomas Piketty), grazie a cui è possibile farsi un’idea della riforma delle banche popolari in meno di 150 pagine.

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Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

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