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La Fed alzerà i tassi? Niente paura i mercati sopravviveranno

La Fed probabilmente non aumenterà i tassi d’interesse a ridosso del voto sul Brexit, ma non esclude di farlo entro la fine dell’anno. Vediamo cosa potrebbe cambiare sui mercati se partisse un vero e proprio ciclo di rialzi.

 

Da quando mi occupo di mercati finanziari non ho mai assistito ad un “vero” ciclo di aumento dei tassi d’interesse. L’ultima volta che la Fed li aumentò in modo continuativo risale al periodo 2004-06, appena prima della crisi dei mutui sub-prime. E da allora i tassi non hanno fatto altro che scendere fino allo scorso dicembre 2015, con l’indice S&P500 che nel frattempo è cresciuto del 6,3% annuo.

Cosa succede con un ciclo di aumento dei tassi?

Perciò è ragionevole chiedersi: cosa succede quando una banca centrale come la Fed (o qualsiasi altra banca centrale) avvia un ciclo di aumento dei tassi (o restrittivo) rispetto a quando i tassi scendono? Questa è la domanda a cui hanno cercato di rispondere i professori della London Business Schools Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton nell’edizione 2016 del Global YearBook di Credit Suisse[1], offrendo una prospettiva storica del problema. Gli autori hanno studiato la performance delle principali asset class (azioni, obbligazioni e divise) in seguito ad un aumento o ad un taglio dei tassi in periodi diversi: durante il giorno dell’annuncio, in un periodo compreso tra i venti giorni prima e dopo dell’annuncio, durante l’intero ciclo di aumento o discesa dei tassi d’interesse.

Ecco i messaggi più significativi della loro analisi

  • Il movimento dei tassi influenza la performance dei mercati finanziari;
  • I mercati tendono in media a fare meglio quando i tassi scendono piuttosto che quando salgono, e nel brevissimo periodo (un giorno o 40 giorni) l’aumento dei tassi pesa sia sulla performance dei mercati azionari che su quella dei mercati obbligazionari;
  • La performance media del mercato azionario rimane superiore a quella dei bond anche nelle fasi in cui i tassi salgono (vale anche quando la performance è ponderata per il rischio);
  • Quando i tassi salgono i titoli obbligazionari legati all’inflazione tendono a fare meglio delle altre asset class;
  • La valuta si muove invece in modo meno intuitivo: tende ad apprezzarsi nei periodi espansivi (quando le banche centrali tagliano i tassi) e a deprezzarsi quando i tassi salgono;
  • I mercati riescono ad anticipare correttamente la direzione del cambio dei tassi d’interesse;
  • Le Banche Centrali tendono ad essere influenzate dai mercati e a posticipare le decisioni quando aumenta la volatilità;
  • Infine, chiunque abbia un’idea precisa delle mosse delle banche Centrali può trarne vantaggio.

Cosa ci suggerisce questa analisi storica dei rendimenti?

Anticipare le mosse di una banca centrale può diventare vantaggioso, ma senza una reale capacità predittiva è più una perdita di tempo che altro.

Da un’altra angolazione, questa analisi conferma la capacità dei mercati finanziari di remunerare gli investitori in modo continuativo sia nelle fasi in cui i tassi salgono ( di solito per far fronte a situazione di aumento dell’inflazione) sia quando i tassi scendono (quando la banca centrale vuole stimolare la crescita).

Più che altro bisogna ridimensionare le attese di rendimento per i prossimi anni, oppure accettare di prendersi qualche rischio in più.

[1] https://www.credit-suisse.com/us/en/about-us/media/news/articles/media-releases/2016/02/en/credit-suisse-global-investment-returns-yearbook-2016.html

Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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