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La Cancelliera Angela Merkel: una storia di successo raccontata da numeri e fatti

Quarto mandato per Angela Merkel: nonostante il boom della destra nazionalista e un risultato elettorale inferiore alle attese, riuscirà a guidare la Germania con successo? La sua storia parla da sé.


Angela Merkel ha vinto ancora una volta le elezioni tedesche, conquistando così il quarto mandato. Nonostante, per sua stessa ammissione, lei si aspettasse “un risultato migliore”, abbiamo pur sempre di fronte a noi il terzo Cancelliere tedesco del dopoguerra, in termini di lunghezza del mandato.

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Il risultato ottenuto dal partito di estrema destra AFD e le difficoltà nella formazione del nuovo governo, con il nodo delle alleanze da sciogliere, preoccupano un po’ i mercati finanziari. In effetti, da tempo “stabilità” è sinonimo di Germania: è un’idea difficile da mettere in discussione. Ma, seppur più fragile, Angela Merkel sembra aver le carte in regola per gestire la situazione e il boom della destra nazionalista. La sua storia politica parla infatti per lei: eletta per la prima volta nel 2005, ha avuto il tempo di lasciare concretamente il segno nell’economia e nel tessuto sociale della Germania. E lo ha fatto. Con l’aiuto di una manciata di grafici, rileggiamo l’operato di questa politica di razza (una razza purtroppo sempre più rara nel panorama politico internazionale).

[accordion title=”Angela Merkel ha capitalizzato al massimo il successo economico ed è diventato il principale leader europeo”] Può sembrare assurdo dirlo oggi, ma nel lontano 2000 la Germania venne definita dall’Economist come il “malato d’Europa”. La storia svolta completamente a partire dal 2004, quando grazie al piano di riforme avviato dal Cancelliere Schröder, la Germania esce dalla recessione e imbocca la strada del miracolo economico. Angela Merkel viene eletta per la prima volta nel 2005 e, proseguendo sulla strada tracciata dal predecessore, porta la Germania sul tetto d’Europa, trasformando il peso economico del Paese in prestigio politico. La Germania riesce così a influenzare in modo decisivo l’assetto politico-istituzionale dell’intero progetto europeo (nel bene e nel male).
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[accordion title=” Conti pubblici in ordine: cruciali per permetterle di spendere bene senza perdere la fiducia dei mercati”] La Germania ha affrontato la crisi della zona euro in una posizione privilegiata anche grazie ai conti pubblici. Infatti, non avendo un eccessivo livello d’indebitamento rispetto al PIL, è stata in grado di spendere enormi risorse (circa l’8,2% del PIL) per “blindare” il sistema bancario tedesco senza però mai mettere a rischio la stabilità finanziaria del Paese. Inoltre, non avendo avuto bisogno di “tirare la cinghia” adottando misure di austerity, l’economia tedesca è uscita più velocemente degli altri dal tunnel della crisi, con l’ulteriore vantaggio di ridurre ulteriormente il peso del debito pubblico grazie alla crescita economica. [/accordion]

[accordion title=”La sua leadership passa per il mercato del lavoro”] La Germania è uscita quasi indenne dalla crisi della zona euro grazie ad una visione di lungo periodo. Infatti, dagli anni ’90 in poi, i Governi che si sono succeduti hanno per lo più condiviso lo stesso disegno strategico: per mantenere il benessere occorreva agganciare la crescita economica della Germania a quella dei Paesi Emergenti. Il processo di internazionalizzazione dell’economia è stato così condiviso da tutte le componenti sociali (amministrazioni pubbliche, sindacati, imprese e lavoratori) che hanno lavorato nel tempo a quel processo di trasformazione produttiva che consente alla Germania di essere quel campione dell’export che è. Il mercato del lavoro e i cittadini hanno beneficiato della competitività del Paese, e questo ha certo contribuito a mantenere alta la credibilità e la popolarità di Angela Merkel.[/accordion]
[accordion title=”Un occhio sempre più attento al sociale”] La Germania di Angela Merkel si è dimostrata con gli anni sempre più attenta ai problemi sociali; basti pensare alla questione dei migranti. Questo grafico sintetizza il tasso d’immigrazione, ossia il numero di migranti registrati in un certo anno rispetto al totale della popolazione. Rispetto agli inizi del suo mandato, quando la Germania non brillava certo per quest’aspetto, assistiamo dal 2009 ad un cambiamento radicale: un trend crescente del tasso di immigrazione. Nel 2015, secondo l’ultima rilevazione dell’Eurostat (effettuata a marzo del 2017), vi sono circa 19 migranti ogni 1000 abitanti, uno tra i tassi d’immigrazione più alti in Europa, ben superiore alla media dell’Eurozona e a quella dei Paesi “Core” (i Paesi in cui è stata sollevata maggiormente la questione dei migranti,  ossia Francia, Italia e Spagna). Detto in altri termini: in Germania molte persone sono riuscite a farsi una vita nuova grazie all’apertura politica e alle buone condizioni lavorative.[/accordion]

[accordion title=”Qual è il livello di disuguaglianza in Germania?”]

Rispondiamo a questa domanda osservando l’evoluzione dal 2007 al 2015 del Coefficiente di Gini relativo al reddito della popolazione. Questa metrica, per quanto non riesca a cogliere appieno tutte le caratteristiche reddituali della popolazione (vi sono grandi discussioni in merito), permette comunque di capire approssimativamente come il reddito si distribuisce all’interno della popolazione di un Paese: più il coefficiente s’avvicina a 0, più il reddito è equamente distribuito; al contrario, più il coefficiente si avvicina a 100, più vi sono disuguaglianze. E, dal grafico, risulta evidente come il reddito in Germania sia più equamente distribuito rispetto all’Eurozona.

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