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Cosa succede se l’Italia esce dall’euro? Il dibattito è aperto in Advise Only, tu che ne pensi?

I movimenti euroscettici lo dicono ormai da anni: l’Italia deve uscire dall’euro, subito. Noi abbiamo avviato un discorso interno, per valutarne pro e contro…

Uscire dall’Euro oppure no?

Dando un’occhiata ai tweet dei nostri amici su Twitter ci siamo resi conto che uno degli argomenti economici più gettonati in questi giorni è quello di una possibile uscita dall’euro da parte dell’Italia. L’ipotesi non è mai stata un tabù per il Movimento 5 Stelle come si può leggere sul Blog di Beppe Grillo e, alla luce del risultato delle elezioni politiche 2013 e delle difficoltà del nostro Paese, è tornata di grande attualità.
Vi sono pareri autorevoli tanto a favore quanto contrari all’uscita d’un Paese dall’euro. Il tema dà quasi sempre luogo a vivaci dibattiti e Advise Only non fa eccezione: al nostro interno si è sviluppato un dibattito dai risvolti interessanti per la diversità di opinioni. Vi proponiamo, dunque, tre pareri di tre diversi membri del nostro team. Volete dirci la vostra? Commentate questo articolo e alimentate il dibattito!

cosa succede se l'italia esce deall'euro

Raffaele Zenti: uscire dall’euro è come attraversare un fiume pieno di coccodrilli

Per come la vedo io in questo momento l’Eurozona ha tre possibilità d’evoluzione, che riassumo brevemente.

  1. Lo status quo: continuare con l’attuale politica di austerità, assenza d’integrazione fiscale e politica, il tutto accompagnato da limitata mobilità del lavoro. Questa è la ricetta per una lenta ma sicura morte per asfissia dell’economia, con gli associati problemi legati alla disoccupazione.
  2. La rivoluzione: avverrebbe attraverso l’uscita dall’euro di uno o più Paesi. Questa è la soluzione preferita da chi, attraverso un ritorno alla lira (per l’Italia), ritiene che si possa riconquistare competitività internazionale.  Gli effetti nel breve termine, però, potrebbero includere il default del debito pubblico, iperinflazione, corsa agli sportelli e collasso del sistema bancario, fino a possibili disordini sociali dagli esiti imprevedibili.
  3. La riforma dell’euro: percorrere il cammino pensato dai padri fondatori della moneta unica. L’integrazione non deve essere solo monetaria, ma anche fiscale e politica. Questa strategia, accompagnata da opportune azioni di stimolo economico, dovrebbe risolvere quelle patologie che oggi impediscono la crescita economica nell’UE, soprattutto tra i PIIGS.

Che lo status quo, rappresentato dalla cosiddetta Austerity, non funzioni è sotto gli occhi di tutti.

La seconda opzione, l’uscita dall’euro, potrebbe funzionare, ma presenta rischi di difficile valutazione: l’economia mondiale è fortemente interconnessa, i flussi di denaro si muovono velocissimi e ogni azione genera molteplici reazioni in un circolo rapido che potrebbe risultare letale per un Paese come l’Italia, già economicamente in ginocchio. Insomma, è un rischio: dovendo attraversare un fiume stretto e con poca corrente abitato da coccodrilli, voi preferite attraversarlo a nuoto, sapendo che avete il 5-10% di probabilità di essere divorato, oppure camminare per 20 km fino al primo ponte?

Benché io sia un nuotatore con un passato da agonista, preferisco decisamente camminare fino al ponte: ossia opto per la riforma dell’Eurozona, senza uscirne. Questione di ponderazione dei rischi in gioco. Il punto è, comunque, fare in fretta!

Pasquale Rossi: la zona euro così com’è non è un’area valutaria ottimale e, se un’area valutaria non lo è, prima o poi… crolla!

Nello spirito del nostro blog e di un’impostazione normativa alla discussione, riporto quanto affermava Francois-Marie Arouet Voltaire:

“Non condivido le tue idee, ma sono pronto a morire affinché tu le possa esprimere”.

Credo che discutere dell’euro sia utile ed importante, indipendentemente dalle convinzioni personali. A mio giudizio è necessario discuterne di più proprio perché il tema è molto rilevante ed i dubbi sono molti, sia da una parte, che dall’altra.

Le mie considerazioni partono da un dibattito tutt’ora aperto in letteratura economica: quello sulla Teoria delle Aree Valutarie Ottimali (AVO). Tale teoria deriva la sua utilità da un altro dibattito aperto in economia, quello sulla superiorità dei regimi di cambio: fisso o flessibile?

Frankel J.A. (1999) dichiarava:

“…nessun regime di cambi può essere considerato il migliore per tutti i Paesi e per tutte le epoche”

Quest’ultima affermazione ci fa riflettere sul fatto che l’euro, così come qualsiasi altro regime, possa essere messo in discussione.

Torniamo all’AVO: l’obiettivo che si pone la teoria è stabilire per un Paese se sia vantaggiosa l’adesione o la sua permanenza in un’area valutaria. In altri termini la teoria si pone il problema di stabilire se conviene ad un Paese entrare o rimanere nell’area.

L’Unione Monetaria Europea (UME) è un’area valutaria ottimale?
Personalmente sono d’accordo con J.E. Stiglitz, P. Krugman,  M. Feldstein,  M. Obstfeld nel non ritenere l’UME un’area valutaria ottimale (naturalmente l’elenco continua, ad esempio con M. Friedman).

La precedente  domanda sottende un’altra questione: l’UME è in grado di soddisfare i criteri di ottimalità nel tempo?
La risposta in questo caso è, secondo me, essenzialmente politica: anche se alcuni passi in avanti sono stati fatti, noto che la volontà di una vera integrazione economica e politica resta sostanzialmente debole.

Per concludere:

  1. L’integrazione economica europea è un valore da perseguire, ma sono molto critico nei confronti dell’architettura istituzionale dell’UME. Sono d’accordo con A. Bagnai quando scrive “…la Teoria delle Aree Valutarie Ottimali può essere vista in due modi: come un elenco di requisiti, o come l’indicazione di un percorso”. Il cammino doveva iniziare dall’integrazione delle economie reali (come indicavano gli economisti degli anni ’50 e ’60). Sempre A. Bagnai fa notare che “…la cooperazione e il coordinamento possono realizzarsi anche senza integrazione, ma non senza volontà politica”; il successo  di tali meccanismi permetterebbe così forme d’integrazione economica  più penetranti.
  2. Se un’area valutaria non è ottimale ad un Paese conviene uscire dall’area (questo non significa che il Paese uscente non andrebbe incontro ad elevati costi, né tanto meno che l’uscita da una moneta unica sia una panacea contro tutti i mali).
  3. Come mostrano le precedenti esperienze, il regime di Bretton Woods prima e il Sistema Monetario Europeo dopo, se un sistema nel suo complesso (cioè per tutti i suoi partecipanti) non è un’area valutaria ottima, prima o poi crolla.

Jacopo Caretta Mussa: uscire dall’euro in questo momento? No, grazie!

Premessa: è vero e anche facilmente dimostrabile che sia sul piano democratico (l’euro è stato imposto), politico (le risposte alla crisi dovevano e potevano essere più incisive) ed economico (la teoria economica e diversi economisti hanno evidenziato in tempi non sospetti i limiti di tale formazione monetaria) la creazione della zona monetaria unica è stata quanto meno discutibile.

Detto ciò, che ci piaccia o no, noi nell’euro ci siamo ed è per questo che secondo me la domanda giusta da porsi è: ha senso abbandonare la moneta unica proprio adesso che abbiamo fatto tutti questi sacrifici? Ritengo sia molto più saggio cercare di cambiare rotta dall’interno: restare nell’euro e fare pressione per una nuova politica comunitaria.

L’obiettivo di questo post non è quello di esporre i costi e benefici dell’euro, ma piuttosto cercare di individuare degli scenari, gestire i rischi e possibilmente proteggere i risparmi dei nostri clienti.

Credo che l’uscita dell’Italia (o di un altro Paese) dall’euro provocherebbe uno shock sui mercati finanziari tale da avere effetti devastanti in una situazione in cui l’economia reale è già in difficoltà. Prevedere l’ampiezza e la durata di tale shock è difficile: chiunque proponga uno studio su tale argomento (economisti e non) si limita a fare delle stime che, come sempre, sono soggette a critiche. Per tranquillizzare il mio collega Pasquale, non sto sostenendo che fuori dall’euro ci sia per forza la guerra nucleare. Tuttavia il termometro dello spread raggiungerebbe massimi mai toccati prima, con le conseguenze che conosciamo. Mi chiedo: perché lasciare il Paese in balia della sfiducia dopo che, a fatica, si era ristabilizzato grazie – e soprattutto – all’intervento della BCE?

Come detto più volte su questo blog (e confermato dalla ricerca economica) la stabilità finanziaria è conditio sine qua non per la ripresa. Secondo le previsioni invernali della Commissione Europea, consumi ed investimenti della zona euro dovrebbero stabilizzarsi nella seconda metà dell’anno per poi diventare i fattori determinanti di una modesta crescita nel 2014 (+1,4%). Se questo scenario dovesse materializzarsi, la disoccupazione in Eurolandia continuerebbe comunque a rimanere intorno alla cifra preoccupante del 12% (con picchi preoccupanti in Grecia e Spagna) sia nel 2013 che nel 2014. Verosimilmente un evento importante come l’uscita dell’Italia dall’euro allungherebbe (credo di molto) i tempi per una solida ripresa, cosa che non ci possiamo assolutamente permettere!

Ricapitolando: agli albori dell’euro si doveva (e si poteva) fare di più, adesso però non è il caso di darsi la zappa sui piedi.

La base per creare consenso politico in Europa intorno a politiche che permettano di eliminare le distorsioni (ben note) della zona euro passa necessariamente da un governo credibile e dall’avere i conti in ordine. In attesa di un governo credibile, i conti dell’Italia sono – per adesso – a posto.


E tu, vuoi dire la tua? Che aspetti?

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Ultimi commenti
  • Concordo pienamente con Pasquale! Non concordo con gli altri per un semplice motivo: “perché paesini come la Danimarca, la Svezia, la Svizzera” non collassano sotto la “speculazione dello spread?” eppure sono così piccoli, con un tessuto produttivo nemmeno paragonabile a quello italiano…la risposta è semplice.. la speculazione attacca chi non può difendersi non chi è piccolo! Riavere una propria moneta con una banca centrale collegata al tesoro eliminerebbe totalmente il problema dello spread. L’integrazione politica e fiscale è solamente utopia! l’80% della popolazione europea non parla Inglese figuriamoci altre lingue. Come potremmo esercitare la democrazia in una tale situazione? Scusate quasi dimenticavo…il concetto di democrazia non è compatibile con il concetto di UE…guarda caso i principali organi direttivi non sono stati eletti da nessuno!

    • Giuseppe Leozappa

      Lo spread non rappresenta soltanto il “tessuto produttivo” ma l’affidabilità di un paese nel ripagare il debito: quindi crescita, stabilità politica, efficienza, ecc…

      Se con l’ingresso nell’euro l’Italia avesse approfittato degli interessi bassi e avesse investito tempo e risorse in riforme e liberalizzazioni, oggi non sapremmo neanche il significato della parola “spread”.

      Ritornare alla ipersvalutata lira non risolve il problema delle imprese italiane: hanno innovato poco e per anni hanno pensato solo alla quantità e non alla qualità. Se fai parte dell’Occidente, non puoi vendere sedie da 10 euro. O fai le sedie di lusso, oppure investi in tecnologia. Altrimenti la Cina ti magna in un sol boccone.

      L’integrazione politica un utopia? In Svizzera si parlano 4 lingue, in Belgio 3, in Canada 2, ecc… le culture e le lingue diverse sono una risorsa, non un problema.

      Le istituzioni europee: su questo siamo d’accordo, devono essere rinnovate e domocratizzarsi.

      • Mi dispiace veramente molto non poter concordare con la sua tanto affascinante quanto errata tesi. E’ vero che l’integrazione monetaria ci ha regalato una breve finestra di tassi “allettanti” (1999-2008) ma in una prospettiva storica è stata questa stessa integrazione a causare l’esplosione del debito da 60 a 120 punti di Pil attraverso il DIVORZIO TRA BANCA CENTRALE E TESORO (conseguenza necessaria dello sme, 1981). A conti fatti l’Europa ci ha fatto più male che bene!
        Ancor meno concordo con questo suo attacco agli imprenditori italiani che secondo me andrebbero chiamati eroi! Non è vero che gli eroi italici non hanno innovato anzi, rappresentiamo molte eccellenze mondiali proprio per innovazione…lei fa anche l’esempio sbagliato! Produrre sedie di lusso è facilissimo….difficile è trovare chi le compra (e io ne so’ qualche cosa visto che ho un mobilificio). E non mi dica che bisogna esportare seguendo questa marcia logica mercantilista…”se tutti esportiamo chi importa?”
        Altro luogo comune…C’è la Cina….La Cina c’era anche 2000 anni fa e c’è sempre stata…Oggi ci mangia perché tiene ARTIFICIOSAMENTE i tassi di cambio bassi. In una parola Svaluta. E’ proprio questo il dibattito tra USA e Cina. Questo atteggiamento non è certo giusto e non verrebbe praticato se dall’altra parte hai un avversario capace di annullare la tua svalutazione svalutando anch’egli. Il problema è che noi contro questa concorrenza sleale cinese non possiamo fare niente proprio a causa dell’EURO! E non mi dica che svalutare è sbagliato perché altrimenti mi deve dire che rivalutare è giusto. Allora perché nessuno vuole rivalutare la propria moneta? e non mi dica nemmeno che la svalutazione causa inflazione perché i DATI STORICI DICONO CHE NON C’E’ NESSUNA CORRELAZIONE TRA SVALUTAZIONE MONETARIA E INFLAZIONE!!!

        Sull’integrazione politica cita 4 paesi multietnici dalla notte dei tempi che parlano più lingue non perché l’hanno deciso “politicamente” ma perché colonizzati da popoli linguisticamente eterogenei. Concordo che parlare più lingue è una risorsa ma lei ha idea di quanto tempo occorre per arrivare a un’integrazione di questo tipo? per non parlare di usi e costumi differenti….inutile sottolineare che non abbiamo tutto questo tempo.
        Non vorrei un giorno guardandomi intorno e non vedendo più nessuna impresa,dovermi consolare dicendo “però che bella l’Europa integrata” …

        • giuseppe leozappa

          Enrico (se mi permette le darei del tu, sul web è prassi) tu mi sei simpatico.

          Però ti prego di non supporre le mie risposte (“non mi venga a dire….”) perché potresti parlare con qualcuno che non la pensa come credi tu.

          Inoltre io non dico che le tue supposizioni sono errate, dico solo che non le condivido.

          Tu dici che la colpa del declino italiano è dell’Europa, secondo me è dell’Italia. Della politica in primis: per 30 anni non abbiamo avuto uno straccio di politica industriale, gli “eroi” (oltre a votare classi dirigenti inadeguate) hanno creato dei gioielli in giro per il paese, ma poche volte hanno fatto il “passo” per ingrandirsi, inglobare altre aziende.

          Mi dovresti spiegare come mail il leader dei mobili a livello mondiale è svedese, il leader dell’abbigliamento è spagnolo, il leader della grande distribuzione è francese, il leader della telefonia è inglese, la migliore banca online è olandese e così via…

          Inoltre – questo è un dato di fatto – le aziende italiane erano troppo legate al mercato interno: quando gli Italiani hanno smesso di comprare, il sistema è andato in corto circuito.

          Il debito pubblico italiano secondo me non è cresciuto per i dettami dell’Europa, ma per i ladrocini della politica italiana (di tutti i colori), la corruzione, l’evasione fiscale, ecc… da 30 anni a questa parte.

          • Un’analisi perfetta, ma una battaglia persa convincere gli italiani. La colpa è sempre di qualcun altro. Da sempre. Non cambieremo mai. Non siamo capaci di assumerci responsabilità. Il debito lo abbiamo creato noi, l’euro non c’entra niente.

          • a lei divorzio Banca d’italia dal tesoro del 1981 per colpa di andreatta &co non interessa vero? mi dica lei come mai il debito allora è passato da 60% a 105% dal 1981 al 1992 senza che lo stato italiano aumentasse la spesa pubblica?..vediamo che scusa non matematica trova

        • bravissimo

      • scusa ma i tassi d’interesse erano in caduta ovunque. l’italia ha avuto un interesse medio del 3% all’inizio del secolo tassi d’interessi sopra le due cifre in europa non si sono visti. se avessimo avuto uno scarto (esiste la parola italiana per spread) del 5% su 80 miliardi sono 4 miliardi all’anno di differenza (e saremmo stati su l’8% circa cosa comunque che con una baca centrale nazionale si potrebbe evitare però in europa non si può per motivi ideologici) per 12 anni di euro sono 48 miliardi il fiscal compact ci costa 50 miliardi all’anno il mes 24…

    • Raffaele Zenti

      Un conto è non aver mai fatto parte dell’Unione Monetaria, un altro è uscirne, temo.

      • perchè?

        • Raffaele Zenti

          In sintesi, l’ho scritto nel post.

    • finalmente un commento sensato

  • paoloss
    sono d’ accordo con il 56% che sostiene la necessità di procedere verso l’ integrazione politica ed economica, anche perchè siamo uno dei paesi fondatori e (forse sarebbe meglio dire eravamo), uno dei paesi più importanti.

    Bisogna però che ci diamo molto rapidamente “una regolata”:

    E’ necessario che comprendiamo tutti che per tornare a “pesare” adeguatamente in Europa e quindi essere determinanti nella costruzione dell’ integrazione, occorre prima di tutto tornare ad essere “SERI E CREDIBILI”.

    Finchè continueremo ad eleggere ladri, buffoni, nani e ballerine, l’ EUROPA, quella SERIA, continuerà a non fidarsi di noi e non potrà che continuare a riderci dietro e a massacrarci con sempre più pressanti richieste di austerità!!

    C’ è bisogno di fare in modo che nella politica Italiana si tenga conto prima di tutto di un prerequisito, a mio parere, fondamentale per il successo VERO di ogni iniziativa : L’ ONESTA’ INTELLETTUALE !!!!

    • quindi per lei tutta la letteratura economica sulle aree ottimali non conta nulla..è solo colpa di Berlusconi e dalla classe dirigente politica.

  • Io soprattutto credo che la svalutazionesia un’ ideale utopistico che non risolverebbe magicamente tutti i problemi per riportarci a una fantomatica età dell’oro.

    Insomma un po’ curare un cancro con l’aspirina.
    I problemi ci sono e le riforme strutturali vanno fatte.
    Resta vero che gli euroburocrati devono anche loro darsi una svegliata e capire che in recessione l’ossessione per l’austerity rischia di fargli sfuggire tutto di mano.

    • si ricordi sempre che la medaglia è sempre a due facce..la svalutazione di uno è la rivalutazione di un’altro.

      • goofynomics 🙂

  • Premetto che non sono un economista e non mi occupo di finanza.
    Io convengo al 100% con quanto detto da Pasquale.
    A mio avviso è necessario uscire dall’euro il prima possibile.
    Da quando è entrata questa maledetta moneta il nostro Paese sta vivendo una situazione precaria che ci ha costretti tutti ad entrare in un circolo vizioso.
    Abbiamo iniziato questo tragico cammino con l’aumento dei prezzi dei beni di consumo con la fatidica formula e l’amara rassegnazione che 1 Euro fosse ormai pari a 1000 Lire (un bene da 2000 Lire con l’entrata della nuova moneta costava 2 Euro) .
    Da lì sempre peggio. Gli stipendi sono crollati, la disoccupazione è aumentata e le iscrizioni alle università sono nettamente diminuite. Siamo diventati un Paese senza speranza e stiamo diventando un Paese senza capitale umano.
    L’Italia è una Nazione che ha delle risorse e una posizione territoriale da ombelico del mondo, basti aprire la cartina geografica e guardarla con occhio critico.
    Se si attuassero delle politiche formative ad hoc come valorizzazione delle risorse primarie e del territorio, definizione di un piano energetico, legalizzazione delle doghe leggere e della prostituzione, introduzione della pena di morte solo per i mafiosi, somministrazione gratuita di manovalanza proveniente dalle carceri per aziende pubbliche e per aziende private che hanno necessità di incrementare temporaneamente la produttività ecc. saremmo una Potenza Economica.
    Dottor Zenti, a mio avviso, siamo già nel fiume e i coccodrilli stanno già mangiando.
    Non si può rimanere nell’Euro in queste condizioni, con una Germania che ci somministra farmaci per peggiorare la nostra situazione e nello stesso tempo ci prega di non morire. Rimanere nell’euro vuol dire continuare ad essere una Salerno/RC che andrebbe solo distrutta e ricostruita.
    Forse dall’uscita dell’euro ci rimetteranno i Marchionne, i grandi imprenditori della situazione, quelli che si sono mangiati il Paese, la massoneria italiana, la Germania con le sue esportazioni e il suo presuntuoso sorriso ma, sicuramente non NOI poveri cittadini ITALIANI.
    Io mi sono stancato di essere povero, di elemosinare un lavoro, io mi sono stancato di firmare dei contratti aziendali per 8 ore di lavoro e lavorarne 14 per 1220 euro al mese,
    io mi sono stancato di sentire per televisione gente che si suicida.
    Se uscire dall’euro vuol dire non sentire più queste cose e andare nella direzione del cambiamento allora che l’uscita ben venga.
    Siamo sopravvissuti a guerre, sopravvivremo anche all’uscita dell’euro tornando ad essere un Paese più forte e più pulito di prima.
    E’ arrivato il momento di cambiare.

  • Salve a tutti uscire dall’euro e’ solo un modo piacevole per I governi di fare cio’ che si vuole senza controllo, dietro la speranza di un aumento delle esportazioni, se arriveremo a tagliare la spesa della partitocrazia e’ proprio perche’ ci confrontiamo con gli altri stati europei, I partiti sono un business solo per gli appartenenti alla classe politica che scarica il costo su noi tutti.

  • Non sono un economista,le mie conoscenze si fermano al mio interesse di conoscere e sapere.Non sono mai stato favorevole all’ingresso nell’euro allora poiche immaginavo una perdita di competitività del made in Italy.Sono un sostenitore del fatto che Italia è un brand che si vende da solo all’estero a patto che sia realmente concorrenziale.Sarebbe stato meglio entrare in Europa ma non con la moneta, un po come ha fatto la Gran Bretagna.Uscirne adesso? Forse i tempi non sono maturi.Ma nel se mai si riuscisse ad instaurare una ripresa economica, sarebbe la prima mossa che farei.L’Italia è un paese che ha fatto delle esportazioni un cavallo di battaglia.Il made in Italy è il più taroccato e copre un mercato di 50 miliardi di euro l’anno.Se questi fossero soldi che entrassero in Italia?

    • Raffaele Zenti

      Le esportazioni italiane sono un valore per il Paese. Ma hanno perso terreno negli ultimi anni soprattutto, a quanto emerge dai dati Banca d’Italia, per la dimensione troppo piccola delle aziende italiane, in svantaggio su questo fronte rispetto, tra le altre, a quelle tedesche. Ecco il link alla ricerca Bankit citata: http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/quest_ecofin_2/qef153/QEF_153.pdf

      • e il fatto che l’euro sia una valuta troppo forte per noi e troppo debole per i tedeschi no? abbiamo una moneta troppo forte del 20% e troppo debole del 20% per loro.

        • Raffaele Zenti

          Guarda che quanto dici tu equivale a dire che, a parità di altre condizioni, tra le quali c’è il cambio, se noi esportiamo meno è perché abbiamo minore produttività, maggiori costi, minore capacità di promuovere i servizi/prodotti all’estero.
          Pensa solo al turismo e all’eno-gastronomia: ti pare che l’Italia faccia abbastanza per valorizzare il suo immenso patrimonio in queste aree (soprattutto se pensi a quanto fanno Paesi che hanno un patrimonio culturale ed artistico assai inferiore al nostro)?

  • Bisogna esportare di più e produrre di più riducendo i costi sul lavoro e da parte del fisco, la “guerra economica e commerciale” con la Cina (e con gli USA aggiungerei) esiste anche se ci ostiniamo a far finta che non esista.

  • Ma qualcuno si è mai chiesto perchè alcuni paesi (v. Nota sotto) con economia ben più debole e meno competititiva dell’Italia, e non appartenenti nemmeno all’Unione Europea, hanno unilateralmente scelto di utilizzare l’Euro come moneta?

    Risposta: per approfittare della credibilità che l’Euro ha, dei bassi tassi d’interesse e della sua stabilità. Ovverossia, di quegli elementi che sono la pre-condizione per lo sviluppo di una economia sana, che crei sviluppo ed occupazione.

    Per i paesi che da soli non sono in grado di creare questa credibilità (a cominciare da una governabilità duratura ed efficace), una moneta nazionale significa costi più alti per tutti, a cominciare dai tassi d’interesse da pagare su mutui e prestiti di privati, aziende e dello stato e per finire con l’inflazione, che è un tassa occulta per tutti ed in particolare sulle categorie più deboli.

    L’Italia quindi, fino a quando non avrà la credibilità di paesi come la Svezia e la Svizzera, se tornasse a una moneta propria causerebbe solo danni a sè stessa.

    N: Nota: i paesi sovramenzionati che utilizzano l’Euro sono il Kossovo ed il Montenegro.
    Chi mi può dimostrare che l’economia italiana non è all’altezza delle economie di questi paesi, che convivono con l’Euro senza problemi?

  • Scusate l’autoreferenzialità, ma abbiamo pubblicato nel giugno dello scorso anno l’articolo che posto, per quel che vale è il mio pensiero.

    Il titolo era:

    VAI PIANO, SONO STANCO, TROPPO STANCO.

    Un gruppo di ciclisti su una strada di montagna sorpassa un nonno a passeggio con il nipote.
    Come mai stanno litigando quei signori? Domanda il nipote. Il nonno guarda il gruppo che nel frattempo si era fermato in un’area di sosta e nota che effettivamente tutti stavano discutendo con tutti, molti con le facce distrutte dalla fatica, alcuni, abbandonata la bicicletta, sdraiati sull’asfalto, mentre uno, ancora in bici, sembrava impaziente di continuare.
    Mentre il nonno con il nipote si avvicinano allo spiazzo, arrivano altri ciclisti che spingono a piedi le bici, distrutti dalla fatica, ma appena raggiungono gli altri, quello che sembrava essere il capo, obbliga tutti a risalire in bicicletta e a ripartire. Lamentele e imprecazioni salgono di tono, alcuni cercano subito di stare al passo del capo, altri cercano di fare bella figura, anche se immediatamente distanziati, alcuni più rassegnati chiacchierano tra loro pedalando svogliatamente e maledicendo apertamente il capo.
    Guarda nonno! Uno è rimasto seduto sull’asfalto, poverino, sembra stanchissimo. Ma come mai litigavano? E cos’è quella bandiera bianca e azzurra che ha sulla maglia?
    E’ la Grecia, figlio mio.
    Sono partiti tutti insieme per questa avventura, ma alcuni erano allenati e altri no, solo alcuni avevano delle biciclette professionali, ma ora devono riuscire ad andare tutti alla stessa velocità, che è comunque troppo alta per i più scarsi e troppo bassa per i migliori.
    E il capo? Domanda il piccolo.
    Quello è sicuramente il più forte, anche se lo è meno di quanto lui pensi e non è certamente indistruttibile.
    E perché allora vanno in giro insieme, se devono stare male e litigare?
    ……
    Forse qualcuno ricorderà le parole dette David Cameron, primo ministro britannico, quando gli chiedevano come mai avesse deciso di non accettare l’accordo sull’unione fiscale europea, unico tra i 27 del Consiglio d’Europa, nel dicembre scorso.
    “Noi non vogliamo rinunciare alla nostra sovranità come stanno facendo questi paesi. Noi vogliamo i nostri tassi di interesse, la nostra politica monetaria: quello che ci veniva offerto non era buono per la Gran Bretagna, quindi meglio che si facciano un trattato tra di loro.”
    Dobbiamo prendere atto che stiamo cercando di infilare un quadrato dentro una sfera di dimensioni inferiori. Stiamo facendo convivere realtà economiche, sociali e storiche molto diverse. Si sperava che fosse possibile, che con il tempo la forza del gruppo aiutasse quelli più indietro, invece si è rivelato un boomerang.
    La rigidità (necessaria) delle regole che ci siamo dati è causa stessa dei problemi, la perdita della sovranità monetaria limita le leve a disposizione dei singoli governi e la contingenza economica renderebbe necessari interventi bloccati dalla BCE.
    Per chiarezza: sarebbe stato bello se avesse funzionato e non siamo certo tra quelli che dicono “l’avevamo detto”. Ora però è il caso di guardare le cose in modo oggettivo e valutare tutte le opzioni, senza intestardirsi per non voler dire “mi sono sbagliato”, altrimenti i rischi sono enormi.
    Non ci devono essere tabù nel prendere in considerazione le scelte possibili, serve onestà intellettuale nel rappresentare i dati oggettivi e ragionevolezza nelle previsioni.
    L’eventuale uscita dall’Euro della Grecia deve essere valutata dal punto di vista delle conseguenze quantificabili, mentre oggi si leggono le analisi più disparate. Inoltre inizierei a ragionare seriamente su una possibile uscita della Germania, valutando i pro e i contro.
    Abbandonare per strada il ciclista più debole è sicuramente esecrabile e da fare solo se non ci sono altre soluzioni (e probabilmente così è), ma lasciare andare quello più forte?
    Se dal punto di vista etico pare migliore la seconda, dal punto di vista giuridico sono entrambe non percorribili, con gli attuali trattati, e su questo solo la convergenza politica può fare qualcosa.
    Dal punto di vista del paese che esce dobbiamo distinguere tra lo stato e i cittadini.
    Indicato da Grillo come esempio (non del tutto calzante, visto che ha fatto sì default, ma senza essere nell’Euro) l’Islanda sta mettendo rapidamente a posto i conti (a spese di Gran Bretagna e Olanda, rimasti a becco asciutto) deficit e debito pubblico sotto controllo, ma i cittadini? I risparmi sono stati falciati prima dal crollo della borsa (-90%), poi dalla svalutazione della Corona (-50%), mentre i redditi sono erosi da un’inflazione importata che è tripla rispetto alla media europea e dai tassi sui mutui che hanno portato molti islandesi a vedersi pignorare la casa.
    La situazione per i residenti Greci sarebbe simile, con l’aggiunta non di poco conto di avere contratto mutui in Euro che pagati in dracme diventerebbero immediatamente insostenibili. Il totale dei mutui residenziali in Grecia ammonta a circa 80 Mld, cioè 7.100 Euro a testa che diventando valuta straniera con dracma svalutata peseranno come macigni sui bilanci familiari già massacrati. Quindi quando leggiamo quanto possa essere drammatica per tutti noi l’uscita della Grecia, pensiamo per un attimo anche a loro…
    Se l’uscita della Grecia potrebbe essere un danno per tutti gli altri, un dramma per i greci e un potenziale vantaggio per la Grecia come paese, per quanto riguarda una eventuale uscita della Germania la situazione è quasi ribaltata: pareggio per tutti gli altri, pareggio per i cittadini, danno per il paese. Vediamo perché.
    Il paese come sistema produttivo ne avrebbe un danno perché un marco rivalutato sull’euro penalizzerebbe le esportazioni. Le aziende di conseguenza, avrebbero una contrazione nei ricavi che si rifletterebbe sui redditi pro-capite, compensata dall’effetto positivo sui mutui. Infatti l’ammontare dei mutui casa tedeschi è pari a circa 1.100 Mld di Euro, 14.000 Euro a testa, tornando al marco, questo si rivaluterebbe immediatamente sull’Euro, quindi, esattamente in modo speculare alla Grecia, i cittadini avrebbero un vantaggio non indifferente sui bilanci personali. E gli altri cittadini europei? Se l’uscita della Germania portasse ad una revisione delle regole, con obiettivi più congrui rispetto alla situazione dei paesi rimasti, maggiore omogeneità negli interventi e nei veti e maggior rispetto delle sovranità nazionali si potrebbero riscontrare dei vantaggi sistemici, mentre l’inflazione necessariamente importata potrebbe essere compensata dalla maggiore competitività delle aziende europee.
    Naturalmente non immaginiamo di fornire soluzioni, ma solo spunti di riflessione.
    La passione per i numeri ci porta a constatare che la bilancia commerciale dell’area Euro verso il resto del mondo è sostanzialmente in pari (+20 Mld su 1.800 Mld di esportazioni) solo grazie alla Germania che esporta circa 655 Mld di Euro, importandone 505 per un saldo netto di 150 Mld. Pensiamo che la Grecia esporta per 15 e importa per 23 e l’Italia 222, contro 225.
    Senza la Germania siamo importatori netti, senza la Grecia abbiamo meno debiti.
    Proviamo a pedalare meno, ma tutti insieme?

  • Raffaele Zenti

    Comunque, per la cronaca, l’Art. 75 della Costituzione NON consente un referendum per abrogare un trattato internazionale. Ne consegue che l’appartenenza o meno all’euro dell’Italia NON può essere oggetto di referendum. RIP.

  • Molto interessante. Ritengo che si sia fatto un grave errore di progetto e sottoscrivo l’opinione di Stiglitz: “the European crisis is a man made disaster and it has four letters: the E.U.R.O”
    Abbandonare ora sarebbe troppo costoso però.
    Ecco il link per l’interessante intervento di Stiglitz https://www.youtube.com/embed/qeB95-vGBMo

  • Sarò breve.
    Uscire dall’euro porterebbe ad una crisi immediata di dimensioni enormi; con conseguenze che in molti non immaginano.
    Rimanere nell’euro così come è con i paesi più forti che guadagnano sulla debolezza dei più deboli ci porterà lentamente ad un disastro anche maggiore e di più lunga durata che un’uscita netta dall’euro oggi.
    L’Italia La Sapgna etc etc non si rialzeranno mai se avrenno sulle spalle 3 – 4 punti in più della Germania sul proprio debito. Per l’Italia, viste le dimensioni del debito è improponibile rientrare, risanarsi e prendere a crescere, mentre i paesi forti rimangono favoriti.

  • Allora su una cosa credo che tutti siamo d’accordo: così non si può andare avanti. Un progetto di “ristrutturazione” dell’euro appare assai difficile, i mercati non aspettano e nel frattempo ci sarebbero sempre i soliti problemi. Cosa ci ha portato l’€? solo disastro. Se usciamo mi rendo conto che potrebbe esserci un pò di disagio, confusione, ma bisogna far si che le cose si predispongano affinchè ci sia il minor danno possibile. Rischio inflazione? non è detto. E poi con l’entrata dell’€ ricordo che abbiamo pagato il doppio quasi tutto e cmq dopo 2 anni circa (forse meno) era tutto carissimo. Ricordo che il prezzo degli appartamenti è aumentato del 43%. Le nuove generazioni hanno fatto sacrifici per acquistare una casa, ad oggi ancora però sono di proprietà delle banche che non hanno esitato a strapparle via in caso di licenziamenti. L’€ oggi rappresenta una trappola infernale, con il fiscal compact e l’ESM, come facciamo a pensare di rimanere così come siamo? lo spread utilizzato politicamente come è stato fatto nel 2011 è un altro meccanismo infernale. Come diceva su qualcuno, la teoria delle aree monetarie ottimali se non ottimali non funzionano. E’ il nostro caso. Siamo paese troppo diversi strutturalmente e non possiamo avere una moneta unica. Se facciamo un euro a 2 velocità ne possiamo parlare. La troika sarà d’accordo? e la Germania? non credo. Vedete come il discorso ricade sul “uscire o non uscire”? credo che sia giusto ripeto, valutare un’uscita ordinata, ben ponderata e concordata con gli altri paesi UE.

  • Da persona comune, resto molto sorpreso dagli errori madornali dei VIP della politica ed economia nella realizzazione dell’UE.
    Non tanto di quelli italiani che conosciamo, ma di quelli tradizionalmente più seri e preparati del nord europa.
    Per fare un es :
    -Hanno inserito qualche paese che fa acqua da tutte le
    parti, escludendone qualcuno in prospettiva molto valido ;
    -Hanno stabilito stipendi,indennità, funzioni, non

    rapportate alle responsabilità ;
    -Non è stata mai perseguita una politica di aiuto alle

    piccole e medie imprese che producono lavoro e

    ricchezza e …… molti altri errori.
    Tutto ciò dovrebbe essere di stimolo per dire non è mai troppo tardi e cambiare i comportamenti di chi incide sul ns. futuro.

  • Completamente errata la visione di Jacopo Caretta Mussa in quanto lui dice che non è prevedibile sapere cosa succede uscendo ma come abbiamo visto non è prevedibile neanche saperlo restando quindi sostenere tale punto di vista mi sembra molto superficiale. Quello che sappiamo per certo perchè già successo è che paesi deboli agganciati ad un cambio fisso svantaggioso prima o poi soccombono e sono costretti ad abbandonare il cambio. Per quanto riguarda lo spread questo può anche crescere (cosa tutta da dimostrare) ma uno stato con moneta sovrana potrà sempre ripagare i suoi debiti e sopratutto rifinanziarsi in piena autonomia(con la lira pochissime persone sapevano cosa era lo spread) e non può fallire soprattutto se si ristabilisce il matrimonio tra banca d’italia e tesoro permettendo l’acquisto di titoli di sul primario, questo permetterebbe di tenere il debito sotto controllo e bassi i tassi d’interesse,rendendo il Debito pubblico un mero esercizio contabile.

    Le ricordo che nel 1991 l’Italia aveva lo spread molto più alto rispetto all’apice attuale della crisi e non mi sembra ci fossero le pestilenze cosi come nel 1995 con interessi al 12.2%.
    Comunque sia basta che la Banca d’Italia ritorni a fare il suo lavoro cosi come sta facendo la BCE adesso con Draghi.

    Lo spread rappresenta solo un indice numerico che identifica il differenziale tra i titoli di stato di due stati e rappresenta la capacità di uno stato di poter rifinanziarsi e ripagare i propri investitori questo non è assolutamente scontato che cresca in quanto l’Italia con moneta propria potrà sempre ripagare i propri debiti.

  • se esistesse una politica economica e fiscale decisa da un Parlamento Europeo il problema non si porrebbe il punto e queste politiche sono imposte tramite i dictat imposti dalla BCE a fronte di aiuti economici, soldi che come quelli che versiamo al MES sono nostri ci vengono ritornati con l’aggravio. Il punto quindi non è la svalutazione che oltretutto è un termine errato, si tratta di fluttuazione del cambio e quindi andrebbe riferita come svalutazione/rivalutazione, il problema è la mancanza di sovranità, a livello locale Italia per intederci, al contempo a livello europeo di politiche sensate, condivise e che curino gli interessi generali. Quindi? Visto che possiamo decidere solo per l’Italia la soluzione è quella di riprendersela questa sovranità anche battendo moneta poi potrebbe essere anche una moneta complementare e tenerci l”euro o l”euro tout cout ma la via è questa

  • la storia dell’iperinflazione legata alla svalutazione non ha riscontri storici nel nostro paese. l’italia del ’92 svaluto di un 20% e l’inflazione scese dal 5 al 4%. la svalutazione non si riflette direttamente sui beni di consumo interni. per i “materprimisti” “ma se svaluti il petrolio ci costerà settantasette volte sette” (plateroti docet) come ci fanno sempre notare nel prezzo della benzina il costo maggiore è dato dalle accise se su 1,5 E 1 euro è di tasse (non stiamo a fare i pignoli) svalutiamo del 25%? aumenta lo 0,5 quindi 0,5X1,25=0,625 la benzina arriva a 1,625. inoltre per chi non lo sapesse il debito pubblico era stato messo sotto accusa da due economisti reinhart e rogoff nel loro studio dimostravano come il debito pubblico sopra al 90% causasse problemi all’economia peccato che avevano sbagliato a scrivere i calcoli nel foglio excell l’europa ha basato le proprie politiche su questo. l’euro è solo l’ultimo di una lunga serie di test neoliberisti come cile, brasile, argentina, thailandia, russia, cina, sud africa… per chi contasse ancora sull’utopia degli USE ecco la democrazia europea “Wir
    beschließen etwas, stellen das dann in den Raum und warten einige Zeit ab, ob
    was passiert. Wenn es dann kein großes Geschrei gibt und keine Aufstände, weil
    die meisten gar nicht begreifen, was da beschlossen wurde, dann machen wir
    weiter – Schritt für Schritt, bis es kein Zurück mehr gibt.” ” noi decidiamo su qualcosa, lo mettiamo nella stanza e aspettiamo un po’ per vedere quello che succede. Se non c’è clamore
    e non ci sono rivolte, perché la maggior parte della gente non
    capisce, ciò che è stato deciso,
    continueremo -. Poco a poco
    fino a quando non si può tornare indietro ” Jean claude juncker presidente dell’Eurogruppo
    dal 2005 al gennaio 2013 (der spiegel n°
    52)

  • Invito a leggere ( per chi non lo avesse già fatto), il libro
    IL TRAMONTO DELL’EURO -DI BAGNAI-

  • I nostri politici italiani (votati dalla nostra ignoranza) : di destra, di sinistra , di centro,ed altre france hanno saccheggiato e portato al fallimento l’italia.Essi hanno permesso di svendere tutte le nostre aziende , ed hanno permesso loro di trasferirsi altrove e non invece di rimanere nel territorio. Essi non sono tutt’ora capaci di difendere gli interessi di tutti , pensate veramente che io possa scendere in piazza a gridare??.- Sbagliate di grosso.- La guerra che si combatte è soltanto guerra economica individuale, personale fatti di ladri di ogni tipo e genere e di grandi intese con altri potenti. Personalmente ho ben poco da perdere, devono preoccuparsi molto di più chi di più ha .- Non devono nascondersi dietro le persone che hanno poco tempo per seguire la politica e l’orientamento della politica interna ed internazionale. Sono loro che devono scendere in piazza.-Non mi preoccupa affatto una dittatura economica anche se dovesse venire da fuori. La storia è quella che si ripete da sempre. Per costruire bisogna prima distruggere in modo da far capire che l’economia si riprende e si creano falsi posti di lavoro.- ciao

  • quando si parla di uscita dall’euro(non ne sono un fan), il rischio che viene proposto è il default per i troppi interessi sul debito che non saremmo in grado di pagare. Ok. Quello che mi chiedo è: c’è qualche economista che crede che riusciremo a portare il debito a livelli decenti senza una ristrutturazione dello stesso? Insomma crediamo davvero che dismissione di immobili, spending review ecc. potranno incidere sensibilmente sull’enorme debito cumulato?

    • Pasquale Rossi

      Come si intuisce dal post non sono convinto che un’uscita
      dall’euro porterebbe necessariamente all’incapacità dello Stato di ripagare il
      debito così come non ero convinto dell’idea quantomeno poco fondata che
      circolava maggiormente qualche tempo addietro, di responsabilità della crisi, del
      debito pubblico. Il debito pubblico, secondo me, non può essere considerato il
      fattore scatenante della crisi ma certamente la crisi ha aggravato il debito
      stesso. Infatti, analisi più accurate di economisti mostrano che in USA ed in
      Europa c’è stato un grosso problema di aumento del debito privato a partire
      dall’inizio degli anni 2000 ed è stato questo aumento che ha reso fragile il
      funzionamento dell’economia. Ora arrivo a rispondere alle tue domande. In Italia,
      data la relazione tra stock del debito pubblico e tasso d’interesse, si è
      cercato per diversi anni di ridurre il rapporto del Debiti/PIL ,con una
      politica di creazione di surplus primari ovvero generare delle entrate statali
      superiore alle spese escluse quelle per interessi (vedi ora la c.d. austerity).
      Tuttavia, questa manovra non è stata sufficiente! E’ nata quindi l’esigenza di
      attaccare direttamente lo stock del debito pubblico. Un’idea è quella di
      mettere mano direttamente al patrimonio pubblico. Le stime (poco affidabili) ci
      dicono che questo ammonta ad 1/3 del debito ma bisogna dire che questo
      patrimonio non è interamente collocabile sul mercato. Infatti, parte di esso è
      utilizzato dalle pubbliche amministrazioni, enti no profit ecc. Quello
      collocabile ammonta a cifre relativamente piccole. Inoltre, esistono altre
      problematiche del tipo quanto,chi e perché compra questo patrimonio? Infatti,
      potrebbero sorgere problemi di cambio di destinazione d’uso o d’impatto
      ambientale legati al suo diverso utilizzo. Infine, esiste il patrimonio
      mobiliare dello Stato anche qui però sorgono dei problemi: svendita, privazione
      di asset in grado di generare redditto in futuro quindi maggiori costi da sostenere
      nel tempo. Personalmente ritengo che questa manovra non è a costo zero potrebbe
      aiutare ma non risolve i problemi e risulta essere una manovra di tipo
      industriale (di valorizzazione e vendita degli asset) di non semplice attuazione.

  • Mi dispiace ma c’è una domanda che pongo sempre a chi si prefigge la sacra battaglia di “Riforma dell’euro” : cosa facciamo se ci dicono di no?

    A questa domanda ancora non ho avuto una risposta convincente…

    • Come hanno sempre detto a tutte le altre richieste, peraltro.

  • Lo dice un premio nobel: Krugman, che l’ Euro è stato il disastro dell’ Italia. Bisogna uscire subito.

  • Puoi passare dal ponte 20 Km più in là se hai abbastanza tempo per farlo 😉

  • Per uscire non ci dovrebbe essere nessuna fuga di informazioni, per evitare la corsa agli sportelli, è utopistico.

    • Raffaele Zenti

      Ben detto.

  • Pasquale Rossi

    Stiglitz J. “lasciare l’euro è doloroso ma rimanerci è più doloroso” http://www.youtube.com/watch?v=6FzI-5baKsI

  • peccato che gli stati del nord Germania in primis non abbiano nessuna intenzione di fare integrazione politica ed economica, per cui di che si parla?

  • e se convertissimo tutti gli euro in “bitcoin”?

  • Non sono un economista ma è ormai chiaro che l’Euro è solo una monete che non lega con sè assolutamente niente, (tasse, rendimenti, solidità, investimenti, ecc.. ) I tre precedenti Signori sono convinti che l’uscita dall’euro provocherebbe un disastro immane nel nostro sistema come se ora fossimo in buona salute. Se si uscisse dall’Euro con una moneta nostra e tutte le sue capacità con un valore dimezzato rispetto all’Euro,? raddoppia il debito pubblico (Ma per quello è questione di tempo e sarà la stessa cosa) In compenso le nostre merci, anche con un aumento dei salari del 20% andrebbero a ruba sui mercati mondiali. Avrei molto piacere se persone più capaci di mè ma intellettualmente libere partissero da questi dati e poi mi offrissero il loro parere. Grazie, Scusate, Costanzo Pinotti

    • il debito pubblico resterebbe quello che è !
      certo ( se svaluti pesanemente ) numericamente potrebbe sembrare più alto, ma in realtà quello è !
      Comunque già il Sistema Monetario Europeo ( con il famoso ECU) aveva mostrato i limiti di un “cambio fisso”.

  • Pasquale Rossi
  • Pasquale Rossi

    Continuo a sostenere che non esiste una vera volontà d’integrazione politica ed economica. Leggete cosa scrive Stefano Fassina qui: http://ideecontroluce.it/liceberg-e-sempre-piu-vicino/

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