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Investire in modo consapevole? Basta conoscere i propri limiti. Ecco come

Spesso non ce ne rendiamo conto ma quando prendiamo una decisione, anche di natura finanziaria, non consideriamo tutti gli aspetti “rilevanti”. Piuttosto tendiamo a usare delle “scorciatoie mentali” che ci aiutano a decidere ma che, altrettanto spesso, non portano a risultati ottimali. Queste scorciatoie si chiamano euristiche e agiscono come “influenzatori occulti” delle nostre decisioni.

Queste scorciatoie sono di tre tipi. Vediamo in cosa consistono e come controllarle nelle nostre scelte di investimento.

1. Ancoraggio

L’ancoraggio è quella forza che ci vincola a un prezzo, a un valore, a un’opinione. Tendiamo a stare troppo vicini all’àncora che ci è stata fornita.

Immaginate di leggere il report di una banca in cui si dice che il prezzo “corretto” (fair price) di un certo titolo sia 15 euro. Leggendo questo dato il nostro cervello, a nostra insaputa, si aggancia (àncora, appunto), a quel valore. E la nostra decisione di comprare quel titolo o di venderlo, qualora lo abbiamo in portafoglio, viene (pesantemente) condizionata dal fatto che altri hanno deciso che il “prezzo giusto” è proprio 15 euro piuttosto che 17 o 12 euro. Un comportamento influenzato da questo fenomeno è quello di vendere (o comprare a seconda dei casi), non appena il prezzo raggiunge o si avvicina molto, ai 15 euro di cui sopra. Come fare per non farsi troppo influenzare?

La soluzione

Una soluzione è quella di “sentire più campane”, ossia cercare diverse opinioni, valutazioni, àncore. Un’altra è quella di farsi una propria idea del valore del titolo, cercando di distaccarsi il più possibile dall’opinione altrui. La strategia vincente in ogni caso è quella di riconoscere che si tratta di un’àncora e quindi essere consapevoli che siamo già stati influenzati (o lo potremmo essere qualora chiedessimo un’opinione). La decisione, più consapevole sul cosa fare, a questo, punto è solo nostra.

2. Rappresentatività

La seconda euristica è quella della rappresentatività. La nostra mente, in questo caso, trova delle similitudini o delle somiglianze con situazioni che conosciamo, che ci hanno raccontato o che abbiamo vissuto.

Il recente crollo dei mercati finanziari e la crisi economica che stiamo ancora, almeno in parte, vivendo è stata più volte paragonata alla crisi del 1929. Secondo i sostenitori di questa tesi, la crisi del 2007 assomiglia a quella della fine degli anni Venti, per cui ci si aspetta un andamento simile a quello di 80 anni fa in termini di corsi azionari, disoccupazione, economia in generale. Troppo semplice, non credete?

La soluzione

Meglio non lasciarsi influenzare troppo, isolando i paragoni e i richiami storici. Meglio cercare di capire le cause della crisi odierna, immaginarne gli sviluppi e solo dopo decidere cosa fare.

3. Disponibilità

Chiude il podio la terza euristica, quella della disponibilità. Nel processo decisionale siamo influenzati da quanto facilmente troviamo le informazioni che, riteniamo, ci possano servire. Anche in questo caso, però, non ci rendiamo conto che siamo fortemente influenzati.

Pensiamo a quante migliaia di pagine che parlano di un titolo particolarmente celebre ci sono su internet (Facebook, Google, Apple, Fiat). Mentre per trovare informazioni su titoli meno conosciuti, a volte si fa molta fatica. Vi domando: il fatto che di un titolo si parli molto, lo rende migliore e preferibile come investimento rispetto a un titolo “meno famoso”?

La mia personale risposta è “no”: non è detto che un titolo che faccia parte dell’indice di Borsa, di cui si parla sui quotidiani e di cui siano pieni i blog sia necessariamente migliore (in termini di rischio/rendimento atteso), di un titolo a bassa capitalizzazione. È troppo facile scegliere il primo e scartare il secondo. Anche in questo caso è quello che, inconsciamente, tendiamo a fare: siamo attratti da ciò che è più facile trovare, di cui si parla di più.

La soluzione

ll suggerimento è di non fermare la ricerca a “ciò che è più comodo e più facile da trovare”. Facciamo uno sforzo in più e proviamo a valutare ciò che non è così immediato. Tenendo sempre ben presente che, come già detto in precedenza, il solo fatto di riconoscere questo meccanismo decisionale (l’euristica appunto), ci può aiutare a prendere una decisione “migliore” o comunque più consapevole. O a decidere che è meglio stare fermi, perché troppo influenzati e confusi.

Ricordate: conoscere i nostri limiti ci aiuta, anche nelle decisioni finanziarie.

Scritto da

Laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso l’università Bocconi nel 1996. Dopo una breve esperienza come junior trader è approdato nel settore bancario, dove si è occupato prevalentemente di cash management e di trade finance. Nel 2008 consegue un dottorato di ricerca presso l’università di Torino. Appassionato e incuriosito da come il cervello umano si comporta, si è dedicato allo studio della Finanza Comportamentale. È stato Assistente presso l’università Bocconi e la Libera università di Bolzano. È docente presso i master organizzati da Borsa Italiana spa. Appassionato di Formula 1, si diletta facendo lunghe passeggiate in bicicletta. Sogna di vivere in Costa Azzurra.

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