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Il prezzo del petrolio rimbalza: ecco perché e cosa potrebbe accadere

Dall’estate 2011 a circa la fine del mese di gennaio 2015 il petrolio WTI ha perso circa il 55%. Da marzo ad oggi ha avuto una notevole performance, recuperando circa il 37%

A cosa è dovuta questa dinamica del prezzo del greggio?

Uno dei protagonisti di questa storia sono gli Stati Uniti, tornati a essere un grande produttore di petrolio, estratto con il  metodo del fracking (fratturazione). Un ritorno che, insieme alle vendite di petrolio scatenate da parte dell’Arabia Saudita, ha determinato un eccesso di offerta e quindi il crollo del prezzo del greggio. Tuttavia, come vedremo, la caduta del prezzo rischia di far esplodere le fragilità del settore dell’industria dell’argillite petrolifera americana (shale oil), con effetti di rimbalzo sulle quotazioni, a causa della riduzione della produzione che ne seguirebbe.

La crisi dell’industria dell’argillite petrolifera negli USA

Una situazione normale in cui si trovano a operare le industrie emergenti, come quella dell’industria dell’argillite petrolifera, è quella di ricorrere alla finanza per lo svolgimento della propria attività.

Tuttavia, la capitalizzazione iniziale molto bassa e la finanziarizzazione del settore ha gettato delle fondamenta fragili, che rischiano di cadere.  Vediamo perché.

Capitalizzazione iniziale molto bassa

Il rendimento delle trivellazioni su cui si basa lo sfruttamento del petrolio di scisto (shale oil) si riduce enormemente a partire dal primo anno e, tenuto conto delle spese di perforazione e dei costi operativi, molte trivellazioni cessano di essere redditizie a partire dal quarto anno di attività.

Tuttavia il rendimento iniziale delle trivellazioni è alto. Questo perché:

  • la produzione iniziale è forte,
  • i costi d’investimento relativamente ridotti,
  • il prezzo del petrolio è alto (se facciamo riferimento al periodo precedente all’estate 2014).

Una piccola azienda in questo contesto è in grado di acquistare una concessione/permesso ricorrendo a un prestito. Il calo della produzione che avviene entro la fine del primo anno, spinge l’azienda a vendere il prima possibile la concessione per non essere penalizzata dal costo del denaro preso a prestito e quindi a produrre velocemente grandi quantità di petrolio a scapito dei rendimenti futuri.

L’elevato rendimento iniziale consente alla piccola azienda di rimborsare in breve tempo il prestito o di rivendere le concessioni a un’altra compagnia meno esperta, ma attratta da un business apparentemente molto redditizio.

L’azienda che cede la concessione realizza un profitto, mentre la seconda dovrà arrangiarsi, per ottenere rendimenti che si riducono rapidamente nel tempo.

Finanziarizzazione del settore

Diverse aziende del settore hanno sottoscritto mutui (per la copertura del capitale iniziale e della concessione) presso piccole banche locali americane, cartolarizzati dalle banche. Il ricorso al prestito è comprensibile se si considera lo stato d’industria nascente dell’argillite petrolifera. Inoltre, le aziende per coprire eventuali perdite in caso di caduta dei prezzi del petrolio, hanno sottoscritto contratti assicurativi, a loro volta cartolarizzati.

Naturalmente queste coperture tariffarie sono diventate molto onerose a causa della caduta del prezzo del petrolio. Questa ha fatto sì che molte industrie non riescono ad andare a break-even e non appena cesseranno le coperture assicurative, diverse aziende chiuderanno i battenti in quanto non riusciranno a coprire le perdite. La maggior parte delle aziende hanno coperture solo fino al mese di giugno 2015.

La caduta delle vendite di concessioni e la riduzione della produzione hanno l’effetto di ridurre l’offerta di petrolio, spingendo verso l’alto il prezzo del greggio.

Il recupero del prezzo del petrolio tuttavia potrebbe (ma non è chiaro se basterà) impedire la crisi.

In caso di crisi le autorità americane potrebbero trovarsi a dover gestire problematiche a diversi livelli:

  • economico – “crisi industriale” localizzata dovuta al fallimento di numerose aziende già a partire dal secondo semestre dell’anno;
  • finanziario – la crisi avrebbe effetti sul settore bancario a causa della fragilità finanziaria delle aziende indebitate, il rischio si diffonderebbe per effetto della cartolarizzazione dei mutui e la FED si troverebbe a dover gestire in maniera molto prudente la propria politica monetaria;
  • geopolitico – un indebolimento della posizione americana a causa della crisi industriale e finanziaria.

Quando salirà il prezzo del greggio?

La riduzione del numero d’installazioni e gli effetti sulla produzione potrebbero manifestarsi tra giugno e agosto 2015 e amplificarsi a partire dal secondo semestre dell’anno.

In particolare, come fa notare l’economista Sapir, secondo le aspettative delle grandi compagnie petrolifere russe, il prezzo del petrolio – sceso fino a marzo/aprile 2015 – rimbalzerà tra  maggio e luglio 2015, raggiungendo i 70-80 dollari al barile nel mese di novembre 2015.

L’incertezza delle previsioni tuttavia sembra risiedere nel periodo di tempo e nella dimensione del rimbalzo: un aumento lento oppure forte e  veloce verso i 70 dollari al barile?

Scritto da

Dopo l'importante esperienza lavorativa in AdviseOnly, dove ha ricoperto il ruolo di portfolio advisor e analista macroeconomico, è entrato in Cassa Depositi e Prestiti. Ha conseguito la Laurea in Economia Politica all'Università degli Studi di Roma I "La Sapienza", trascorrendo alcuni periodi di studio all'estero ed il Master in Finance (II livello) presso l’Università di Torino (CORIPE Piemonte). La sua principale passione è l'economia.

Ultimi commenti
  • Ma perchè utilizzare delle coperture assicurative anzichè dei semplici derivati? C’è una qualche ragione, a pate la maggiore semplicità e quindi il maggior costo che io non vedo?

    • Pasquale Rossi

      Considera che la maggior parte sono piccole aziende operanti in concessione. La concessione ed il capitale iniziale sono coperti da un prestito dato che la società investe poco capitale (il settore è nascente quindi l’attività rischiosa per cui l’azienda impegna poco capitale). Il ricorso al prestito da parte della piccola azienda avviene presso piccole banche locali che lo cartolarizzano sul modello dei CDS (che hanno avuto un certo ruolo durante la crisi dei mutui subprime). Il tutto all’interno di un processo di finanziarizzazione che prevale sull’economia americana.

      • Quindi in questo frangente non c’è spazio per usare derivati di copertura dalle fluttuazioni del petrolio? E’ questo tassello che mi manca. Perchè rivolgersi ad assicurazioni?

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