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Domino Europa: Dopo Cipro scricchiola la Slovenia. Cosa succederà?

Dopo qualche giorno di tranquillità, dovuto alle feste di Pasqua ed alla chiusura dei mercati, eccoci di nuovo sul pezzo, pronti ad aggiornare i nostri lettori sugli ultimi fatti del mondo della finanza e dell’economia, sempre all’insegna dell’investimento consapevole.

La scorsa settimana Cipro è riuscita a ottenere il prestito di 10 miliardi di euro per la ricostruzione del suo sgangherato settore bancario. Per poter accedere alla somma, l’isola ha dovuto accettare il riassetto di alcuni importanti istituti finanziari, nonché il discusso prelievo forzoso dei depositi bancari sopra i 100 mila euro (per dettagli leggete Cipro: accordo anti-bancarotta per restare nell’euro ). La reazione dei mercati non si è fatta attendere (avete letto il nostro Bollettino settimanale?) ed ha dimostrato, ancora una volta, quanto la zona euro sia fragile.

A Cipro la situazione è in continua evoluzione. Dopo due settimane di chiusura forzosa le banche hanno riaperto i battenti giovedì prima di Pasqua, ma in condizioni decisamente diverse: per scongiurare una massiccia fuga di capitali, su consiglio del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, il Parlamento ha approvato una serie di misure restrittive che limitano la libera circolazione di capitali. Sì sì, avete capito bene: viene meno uno dei pilastri della Unione Monetaria ed Europea! Per quanto tempi queste misure “straordinarie” possano essere applicate è difficile a dirsi. Infatti, a detta del Presidente della Banca Centrale cipriota, Panicos Demetriades, può essere questione di settimane, come di mesi.

Le ultime voci sul piano di riorganizzazione del sistema bancario cipriota prevedono un coinvolgimento dei depositanti sopra i 100 mila euro (i depositi non assicurati, o “uninsured”) del 60% e non più del 40%, come detto precedentemente. Infatti, secondo il Financial Times, i depositanti sopra i 100 mila euro della nuova Banca di Cipro dovrebbero ricevere una quantità di azioni della stessa pari al 37,5% dei propri depositi “uninsured” e, in via preventiva, un buon 22,5% di questi dovrebbe essere trasferito e bloccato in un fondo (che non matura interessi), in modo da rimanere a disposizione nel caso in cui la situazione lo richiedesse. Il valore nominale della contropartita in azioni è ancora da definirsi, così come le condizioni d’accesso del Governo al fondo creato con il 22,5% dei depositi.

È ancora presto per capire se le misure straordinarie messe in atto dal governo al fine di limitare la fuga di capitali stiano avendo successo. Le previsioni degli economisti intanto sono tutt’altro che rosee: tra il 2013 e il 2014 il PIL potrebbe affondare del 20-30%!

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Nel domino europeo, un altro piccolo Paese comincia a guadagnare l’onore della cronaca: la Slovenia.

Al contrario di altri paesi della zona euro, la forte crescita dell’economia slovena è avvenuta tra il 2004-07 ed è stata foraggiata da una forte espansione del debito privato da parte dell’imprese, piuttosto che dal debito dei cittadini. Il problema principale del settore finanziario consiste nel suo legame con il finanziamento esterno. Con l’avvento della crisi, il sistema finanziario è stato fortemente messo sotto pressione, perché i capitali esteri hanno deciso improvvisamente di investire altrove, interrompendo così il costante flusso di denaro. Il crollo del sistema creditizio è stato sventato solo dall’intervento della Banca Centrale e dal supporto dei depositi dello Stato sloveno.

In questo momento la Slovenia si trova in un circolo vizioso dove le fragili prospettive economiche (-2% nel 2013 e +0,4% nel 2014) e l’alto indebitamento delle società (soprattutto nel settore delle costruzioni) hanno causato il deterioramento dei bilanci delle banche, facendo crescere a vista d’occhio i prestiti in sofferenza (al 14% dell’impieghi per il settore, ma al 20,5% per le tre banche più grandi), riducendo la quantità di prestiti e facendo chiudere diverse imprese.

La Slovenia può essere paragonata a Cipro? In realtà non proprio. In Slovenia il settore finanziario nel suo insieme pesa circa 1,4 volte il PIL (a Cipro questo rapporto è di 8 volte!), il rapporto debito/PIL potrebbe raggiungere quasi il 60% secondo il FMI nel 2013 (a Cipro nel 2012 eravamo già all’80%). In più, ad ottobre, il Parlamento sloveno ha approvato la creazione di un veicolo chiamato “Bank Asset Management Company” (AMC) finalizzato all’acquisto e alla gestione degli attivi non performanti, con una potenza di fuoco di circa 4 miliardi di euro, nell’ottica di ripulire il sistema bancario e di riavviare l’erogazione del credito.

Secondo le ultime stime del FMI, le tre maggiori banche del Paese hanno necessità di ricapitalizzarsi per un valore complessivo di 1 miliardo di euro (poco più del 2,5% del PIL nazionale).

In conclusione, in valore assoluto la Slovenia si trova in una condizione migliore di Cipro e con più margine di manovra (debito/PIL basso). Il punto è, però, che la Slovenia ha la necessità di finanziarsi (ristrutturazione del sistema bancario, finanziamento del bilancio) per circa 3 miliardi di euro da qui a fine anno e le banche non possono assorbire tutta questa liquidità. Di conseguenza, il mantenimento di una certa stabilità finanziaria (ovviamente anche economica) è essenziale affinché il Paese possa avere accesso al mercato.

Oggi i mercati guardano con attenzione i casi di Cipro e Slovenia perché la cattiva gestione di questi due piccoli focolai, potrebbe riportare nell’occhio del ciclone due Paesi di ben altra caratura: Italia e Spagna.

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Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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