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Disoccupazione ai massimi dal 1977 in Italia. Ma la vera emergenza è quella di lungo periodo

Dato nuovo, record nuovo per l’Italia.

Negativo, purtroppo: la disoccupazione nel primo trimestre 2014 ha raggiunto i massimi dal 1977 (anno d’inizio delle serie storiche dell’Istat). Per la precisione, il tasso di disoccupazione è pari al  13,6% per gli adulti e al 46% per i giovani di 15-24 anni.

Ma, parafrasando Orwell: tutti i disoccupati sono uguali, ma alcuni sono più disoccupati degli altri.

Parliamo delle vittime della disoccupazione di lungo periodo: una vera e propria piaga sociale. Ne ha parlato in questi termini il 29 maggio alla Bocconi-Boroli Lecture 2014 Alan Krueger, docente a Princeton, che in passato è stato capo del Council of Economic Advisers, capo economista del Dipartimento del Tesoro e membro del gabinetto del Presidente durante l’amministrazione Obama.

Vediamo in che misura e perché gli italiani sono vittime (anche) della disoccupazione di lungo periodo. 

disoccupazione
La disoccupazione di lungo periodo in Italia, Europa e Usa

Prima di addentrarci nel confronto, partiamo dalla definizione.  Il tasso di disoccupazione di lunga durata è la percentuale di persone disoccupate per un periodo superiore ai 12 mesi sul totale dei disoccupati. Ricordiamo che il tasso di disoccupazione non include tutte le persone in una situazione di disagio occupazionale, in quanto l’Istat conteggia tra i disoccupati solo coloro che:

  • non lavorano;
  • sono disposti a lavorare;
  • hanno compiuto almeno un’azione di ricerca di lavoro nel mese precedente la rilevazione.

Nell’infografica sotto, vediamo il confronto (impietoso) tra noi, l’Europa e gli Usa in termini di disoccupazione di lungo periodo (calcolata, ricordiamo, sul totale dei disoccupati).

disoccupazione_lungo_periodoNota: i dati sono aggiornati al 2013. Quelli relativi agli Usa alle Regioni italiane risalgono al 2012 (ultimo dato disponibile).

Passiamo ora in rassegna le motivazioni della disoccupazione di lungo periodo.

Dieci ragioni per cui il problema è grave

Il prof. Krueger si è dilungato parecchio sui guasti della disoccupazione di lungo periodo durante il suo intervento in Università Bocconi. Eccoli riassunti.

1. I giovani sono i primi a farne le spese

Non ci bastano una maggior quota di disoccupazione tra i giovani e il tasso di NEET da record. Per non farci mancare niente, nel Belpaese i giovani sono  anche notevolmente più soggetti alla disoccupazione di lungo periodo rispetto agli Usa e all’Europa.  

2. Problemi strutturali

In Italia sussistono dei gravi problemi strutturali che penalizzano l’economia e quindi anche l’occupazione: legislazione sul lavoro, pochi servizi per le famiglie con figli e soluzioni per favorire il bilanciamento tra lavoro e vita privata, bassa produttività, alto debito pubblico, eccessiva distanza tra scuola e mondo del lavoro e via discorrendo. Problemi segnalati anche dal fatto che le chance di trovare lavoro sono inferiori in Italia rispetto agli Usa, in quanto è più difficile che domanda e offerta di lavoro si incontrino.

3. Concentrazione geografica

Da noi, i disoccupati di lungo periodo vivono soprattutto nel Sud Italia. Un’ulteriore conferma dello spread che sussiste storicamente tra le diverse regioni italiane,  ma anche di una maggiore concentrazione geografica del problema rispetto agli Usa.

4. La crisi

Lo sappiamo tutti: la Grande Recessione ha aggravato la situazione economica e quindi anche quella occupazionale in Italia. Questo perché siamo entrati in loop. La crisi ha infatti causato la discesa della domanda, che ha diminuito il numero di posti vacanti nell’economia e aumentato il numero di disoccupati e quindi anche quelli di lungo periodo. Ma a differenza delle recessioni precedenti, l’ultima ha portato a un prolungamento della disoccupazione anche in Paesi come gli Usa, dove tradizionalmente il passaggio da uno status occupazionale all’altro è più rapido e fluido (in termini tecnici: c’è molto turnover nella disoccupazione).

Per quanto riguarda la luce alla fine del tunnel della crisi per l’Italia, il 30 maggio il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha ricordato che da noi “il lascito della recessione è pesante“, l’uscita è “travagliata“, “la via della ripresa”, ancora “fragile e incerta” e “lo stato dell’economia fragile, in particolare nel mercato del lavoro“.

5. Discriminazione da parte delle imprese

Le imprese sono più propense ad assumere persone disoccupate da poco oppure che hanno già un impiego, discriminando chi non lavora da oltre un anno. A questo proposito, ricordo di aver letto su “Corriere Lavoro” che essere disoccupati per un periodo lungo è peggio che essere stati in carcere, in termini di opportunità lavorative.

6. Fa male al corpo

I disoccupati di lungo periodo sono più soggetti a malattie. Inoltre, la loro aspettativa di vita è influenzata negativamente dal trauma derivante da una lunga fase di inattività.

7. Fa male allo spirito

I disoccupati di lungo periodo si scoraggiano nella ricerca del lavoro. Questo li porta pertanto a smettere di cercarlo, uscendo dalla forza lavoro (che include disoccupati e occupati), per entrare nelle schiere degli inattivi, restando quindi ai margini del mercato del lavoro. Infine, un lungo periodo di disoccupazione danneggia l’autostima. Peraltro, questo effetto si protrae anche dopo aver trovato lavoro.

8. Fa male alle famiglie

La disoccupazione di lungo periodo è causa di litigi in famiglia e di divorzi.

9. È costosa per lo Stato

Una maggiore durata e incidenza della disoccupazione implica anche una corresponsione del sussidio di disoccupazione per un periodo più lungo da parte dello Stato. Il che ha, ovviamente, un costo.

10. Posti di lavoro meno stabili

Quando il disoccupato di lungo periodo trova lavoro, esso è temporaneo oppure part-time.

Che fare?

Il prof. Krueger è scettico su soluzioni quali maggiori sussidi alle imprese per  l’assunzione di disoccupati di lungo periodo. È favorevole piuttosto a maggiori incentivi per favorire l’occupazione nelle aree del Paese economicamente più depresse, nonché per la creazione di startup da parte dei giovani.

Ma tutto ciò non sarebbe molto efficace, senza risolvere i problemi strutturali della nostra economia.

Prima che il periodo di disoccupazione diventi troppo lungo, per troppi.

Scritto da

Laureata in Management presso l’Università Bocconi nel 2012, con una tesi sull’inattività giovanile in Italia. Da studentessa, ha collaborato con i media universitari Radio Bocconi e Tra i Leoni e al di fuori delle mura accademiche con Campus (Gruppo Class Editori) e Real World Magazine (Gruppo Potentialpark). In Saipem si è invece occupata di accertamenti giuridici nell’area Risorse Umane. Dopo la laurea, è stata assistente ai programmi di politica, economia e finanza a Radio 24 (Gruppo 24 Ore), nonché redattrice economica di Arcipelago Milano. I suoi principali interessi sono economia e comunicazione online. La distraggono da grafici e dati solo arte, cinema, teatro e buone letture.

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