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Avidità: buona o cattiva?

Rieccomi con una mia fissazione: Wall Street (il film, quello “vero”, targato 1987).

Ogni volta che rivedo questo capolavoro rimango sorpreso da come descriva il comportamento e le dinamiche degli investitori (nello specifico quelli istituzionali, quelli col grano). Il buon Gordon (Gekko), è sempre prodigo di “perle di saggezza”. Va detto che parliamo degli anni ’80, quando la Borsa tirava e lo yuppismo era ai massimi livelli. Ma tant’è, molte delle cose che vengono riportate e descritte sono valide ancora oggi e ci aiutano a meglio comprendere cosa accade, almeno in parte, sui mercati finanziari e come funzionano i meccanismi decisionali di coloro che “fanno le regole”.

Partiamo con una precisazione. In momenti di mercato particolarmente turbolenti vi è la tendenza da parte di molta stampa (cui aggiungerei i  telegiornali e i social), a fare una sorta di “caccia all’untore”. Mi domando: è proprio sempre necessario trovare una causa a quello che accade? O le cose, semplicemente, accadono? Non ho una risposta (sarei ricco se l’avessi), per cui lascio la risposta aperta.

Un’altra cosa che mi ha sempre “tormentato”, sin dai tempi di Everardo dalla Noce: la speculazione. Quando non si ha la minima idea di cosa stia succedendo, si dà la colpa alla speculazione. Parolone “filosofico” che riempie la bocca di tutti e che serve a riempire il vuoto. La speculazione sui mercati finanziari è un po’ come il prezzemolo in cucina: farcisci una frase con il parolone e sembri un fenomeno. Ho sempre immaginato lo speculatore che tira le fila dei mercati comodamente spiaggiato sul suo mega yatch al largo di Montecarlo: sarà poi così?

Ma torniamo al nostro Gordon. Colgo uno spunto di riflessione che mi arriva dal film. Nessuna pretesa di essere esaustivo, solo il voler condividere alcuni momenti cinematografici per riflettere sul nostro comportamento. La sua frase più citata (peraltro mutuata da un vero discorso sul tema),  riguarda l’avidità, in tutte le sue forme, che pare essere “buona”.

Tutti noi vogliamo di più (è l’ipotesi di non sazietà di cui ho letto qualcosa ai bei tempi dell’università).

L’avidità, secondo il Gekko pensiero, muove l’azione dell’uomo, lo spinge ad agire, lo fa alzare al mattino e lo sprona per tutta la giornata. Non escluderei che l’avidità fosse anche il nostro driver (di investitori), per le decisioni finanziarie. Il problema, a mio avviso, non è tanto l’avidità in sé. Anche se non è un peccato capitale e ci fa vivere male, ci possiamo convivere.

Il punto è, ladies and gentlemen, che se ci lasciamo guidare dall’avidità potremmo prendere dei rischi che non siamo in grado di gestire. Pensiamo a quando stiamo guadagnando con un titolo: rischiamo di concentrarci sempre su quello, magari aumentando la nostra esposizione, e “dimenticandoci” di diversificare il portafoglio. Anche in questo caso, se avvertiamo che l’avidità sta prendendo il sopravvento, fermiamoci un momento a riflettere e non prendiamo decisioni affrettate: evitare un errore è già un successo.

Scritto da

Laureato in Economia degli Intermediari Finanziari presso l’università Bocconi nel 1996. Dopo una breve esperienza come junior trader è approdato nel settore bancario, dove si è occupato prevalentemente di cash management e di trade finance. Nel 2008 consegue un dottorato di ricerca presso l’università di Torino. Appassionato e incuriosito da come il cervello umano si comporta, si è dedicato allo studio della Finanza Comportamentale. È stato Assistente presso l’università Bocconi e la Libera università di Bolzano. È docente presso i master organizzati da Borsa Italiana spa. Appassionato di Formula 1, si diletta facendo lunghe passeggiate in bicicletta. Sogna di vivere in Costa Azzurra.

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