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A tre anni dalla crisi Lehman, facciamo un bilancio?

La crisi della banca d’affari Lehman Brothers, al suo terzo anniversario, sta presentando il salatissimo conto al mondo. E cioè:

  1. volatilità del ciclo economico, soprattutto per i Paesi del G3;
  2. instabilità del sistema bancario, in particolare nell”Eurozona;
  3. incapacità di fermare la corsa verso il  “Safe Haven”, rappresentato soprattutto dall’oro (vedi grafico, fonte Bloomberg) – e almeno fino ad inizio settembre anche da Franco Svizzero e Bund;
  4. complessità delle manovre fiscali in USA e Eurozona;
  5. asimmetria delle decisioni di politica monetaria, soprattutto fino ad inizio estate, tra BCE (che rialzava i tassi) e Fed (che sembrava pronta ad un terzo Quantitative Easing);
  6. dinamica di contagio imprevedibile, che può partire da titoli strutturati (subprime USA nel 2008) e finire, dopo un certo tempo, su quelli Sovrani (titoli di Stato dell’Eurozona nel 2011).

Penso che la decisione di aiutare le banche europee, di fronte ad un evidente rischio di inceppamento dei finanziamenti interbancari, sia un primo passo per risolvere i problemi di cui al punto 2.

Ora ci si attende una decisione chiara e soprattutto duratura sul rischio Grecia e quindi su quello Italia e Spagna, che possa cominciare a risolvere il punto 6.

Il punto 2 e il punto 6 sono le condizioni di base per cominciare a pensare ad un recupero del trend della fiducia sulle future spese non solo in Eurozona ma anche in tutto il resto d”Europa.

Per risolvere però il punto 1 e quindi produrre dei cambiamenti salutari sui Safe Haven (punto 3) servono manovre coordinate delle banche centrali sui cambi e sulle future manovre di iniezione di nuova liquidità: un altro giro di Quantitative Easing in USA?

Ma  soprattutto c”è bisogno che gli indicatori ISM e Michigan (rispettivamente la fiducia delle imprese e dei consumatori in USA) si allontanino dalla zona di rischio recessione, che si trova rispettivamente sotto 50 e sotto 55 rispettivamente.

Solo in caso di un possibile riavvio delle aspettative di crescita USA, quello che sta avvenendo per stabilizzare le banche europee sarà considerato una premessa per una maggiore domanda futura e quindi per corsi azionari più stabili. In caso contrario, la volatilità dei mercati finanziari tornerà ad accompagnare quella dei dati economici.

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Scritto da

Mantovano doc, è amministratore di Macromarkets Srl (www.macromarkets.it), società di analisi finanziarie indipendenti fondata nel 2006. È inoltre membro del CdA di Mts dal 2007, consulente per i mercati a reddito fisso e i derivati su energia elettrica (Ideax) presso la Borsa Italiana e membro del CdA di Sopaf Scm Sgr dal 2010. Docente presso il Master di International Corporate Finance nell’a.a. 2009 e 2010, attualmente tiene il corso di Economia dei Mercati Monetari e Finanziari presso l’Università Cattolica di Piacenza. Specializzato in mercati emergenti e titoli governativi, ha accumulato un’esperienza ultradecennale in materia presso Credit Suisse First Boston (Milano e Londra), in Citibank, Salomon Brothers e J.P. Morgan. È autore del libro “Gli Indicatori Anticipatori di Macromarkets: market timing operativo per le scelte azionarie”, Ed. Trading Library.

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