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BollettinoAO | I mercati ignorano la Catalogna, la Cina ha le idee chiare sul futuro

La Cina continua a crescere e ora vuole confermarsi come leader economico mondiale. In Spagna la Catalogna è a un passo dal perdere l’autonomia dopo il fallimento dei due ultimatum concessi dal Governo.


Quali sono stati i fatti salienti della settimana?

Avanti tutta! In occasione del 19esimo Congresso del Partito Comunista cinese, il Presidente Xi Jinping, in attesa dell’ufficialità del suo secondo mandato, ha dichiarato l’intento di portare sempre più alla ribalta mondiale il “Dragone asiatico”. La Cina, secondo Xi Jinping, deve diventare un Paese in grado di contribuire allo sviluppo dell’umanità. Attualmente il peso economico della Cina rispetto a quello delle altre economie mondiali è al primo posto, superando gli Stati Uniti.

Indipendenza sì, indipendenza no. Scaduti i due ultimatum concessi dal Governo di Madrid alle autorità catalane, in Spagna siamo arrivati alla “resa dei conti”. Dopo che il leader catalano Puigdemont ha dichiarato che “senza dialogo sarà indipendenza“, il Premier Rajoy ha prontamente risposto che nella mattinata di sabato sarà votata l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, che sospenderà l’autonomia della ragione.

Un punto di svolta. Dopo l’approvazione del Consiglio dei Ministri, Padoan si dice pienamente soddisfatto della nuova Manovra Finanziaria per il 2018, definendola un “punto di svolta” per il Paese. Focus soprattutto sulla creazione di lavoro per i giovani, ma la maggior parte dei soldi stanziati (15, 7 miliardi di euro su un totale di 20,4 miliardi) verranno usati per evitare l’aumento dell’IVA.

Grafico della settimana

Gli investitori non sembrano allarmati dalla crisi spagnola: il mercato azionario sta recuperando terreno dopo le perdite registrate immediatamente dopo il voto, mentre sul mercato obbligazionario non si segnalano particolari movimenti con lo spread tra il Bonos e il Bund tedesco stabile a quota 121 punti.

Come si sono mossi i mercati

È stata una settimana eterogenea per le principali borse mondiali. Molto bene la chiusura settimanale del Giappone (+1,3%), e quella americana (+0,7%); per quest’ultima probabilmente complice anche il buon risultato delle trimestrali (circa l’80% delle società ha battuto le previsioni in positivo) e le decisioni di Trump che favoriscono la strada alla tanto attesa riforma fiscale; hanno chiuso in negativo sia i Mercati Emergenti (-0,8%) sia l’Italia (-0,3%).

Guardando ai settori, quello tecnologico ha superato la soglia del +30% di performance da inizio anno. A pochi mesi dalla fine del 2017, bene quasi tutti i settori, ad esclusione di quello delle telecomunicazioni (0,3%) e quello energetico (-4.6%), che comunque sta recuperando le perdite.

Sul mercato obbligazionario non si segnalano movimenti rilevanti: lo spread tra il nostro titolo decennale e il corrispettivo tedesco è diminuito di circa 5 punti, ora a quota 159, grazie a un rendimento in rialzo sul Titolo di Stato tedesco e un contestuale ribasso sul rendimento di quello italiano. Le buone trimestrali americane e la prospettiva di una sempre più vicina riforma fiscale spingono il dollaro Usa, che chiude la settimana in rialzo contro le altre principali valute. Tra le materie prime segnaliamo il rialzo del petrolio, le cui scorte continuano a diminuire.

In agenda

Ecco i principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Europa –  Si attende per il prossimo giovedì la riunione della BCE, da cui dovrebbero emergere nuove direttive sulla riduzione del Quantitative Easing. Per l’Italia, invece, venerdì prossimo Standard & Poor’s comunicherà il rating sul debito sovrano aggiornato, mentre dall’ISTAT si attendono i valori sulla fiducia di imprese e consumatori relativi al mese di ottobre. In Francia e in Germania, invece, sono attesi i valori preliminari degli indici PMI dell’agenzia Markit.
Regno Unito – Nel Regno Unito sarà reso noto il dato sul PIL relativo al terzo trimestre, atteso su base annua all’1,5%.
USA – Anche negli USA si attende il dato sul PIL, atteso al 2,5%, dato in calo che risente dei recenti danni causati dagli uragani. Attesi, inoltre, i dati sui PMI e e quelli sul mercato immobiliare.


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