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Bollettino AO | Torna il Rischio Italia, nervi tesi con l’Iran

I fatti salienti della settimana

Lampi di panico. Il cuore del problema lo riassume bene Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners SGR, nel commento giornaliero Lampi di colore.

Scrive infatti: “forse i mercati si erano illusi che questioni come la permanenza nell’euro, la guerra aperta al fiscal compact e l’attacco sistematico alle istituzioni europee fossero questioni superate, e che il maggior rischio connesso con la coalizione giallo-verde fosse un parziale annacquamento delle riforme ottenute dal precedente esecutivo.

La comparsa della bozza è stata un po’ la goccia che ha fatto traboccare il vaso, e forse ha offerto alla speculazione un’opportunità d’oro per maramaldeggiare sugli asset italiani”.

Cancella il debito. La bozza cui si fa riferimento è quella diffusa dall’Huffington Post Italia nella serata di martedì 15 maggio, contenente il contratto Lega-5Stelle per la formazione del “governo del cambiamento”.

Si parla di uscita dall’euro e di chiedere alla Banca Centrale Europea di cancellare 250 miliardi di euro di debito. Bozza subito etichettata come già superata dalle due parti interessate.

Ma sufficiente, mercoledì 16 maggio, a far chiudere il Ftse MIB in ribasso del 2,32%, con lo spread che, dopo settimane di calma, ha scalato i 150 punti, dai 110 circa su cui viaggiava ad inizio mese.

Buona la seconda? Poi, mercoledì in serata, è venuta fuori una seconda bozza, pare finale (ma nel momento in cui redigiamo questo bollettino non lo sappiamo ancora), un pelo più moderata.

I due principali attori della scena politica di queste settimane hanno aggiustato un po’ il tiro, vista forse anche la reazione dei mercati (dei quali, secondo le dichiarazioni, non hanno paura). E anche se sull’euro e sul debito un timido passo indietro pare essere stato fatto (cautela è d’obbligo), quanto accaduto ci ha imposto, come sottolinea Sersale, di “prendere atto di quanto anti-establishment, antieuropeista e anti-sistema sia l’anima delle formazioni che stanno tentando di formare il governo”.

Rallentamento nell’area euro. La stima flash sul Prodotto Interno Lordo nell’area euro vede una variazione positiva del +0,4% nel primo trimestre e del +2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il Fondo Monetario Internazionale ha fatto sapere che la crescita economica nell’Eurozona “resta ad alti livelli”. Il superindice OCSE, che anticipa le tendenze dell’attività economica nei sei-nove mesi a venire, fa presagire un rallentamento e conferma i segnali di una crescita più lenta in Italia.

Pyongyang è contrariata. La Corea del Nord ha cancellato i colloqui previsti per mercoledì con la Corea del Sud e ha minacciato di annullare l’incontro del 12 giugno a Singapore fra Kim Jong-un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Motivo: le esercitazioni militari congiunte di Stati Uniti e Sud Corea, viste come una provocazione. La risposta dei due Paesi: le esercitazioni hanno scopo difensivo e si basano su un accordo di mutua difesa siglato nel 1953.

Soft Trade War. Spiragli per il gruppo cinese di telecomunicazioni Zte e le relazioni commerciali tra Usa e Cina. Di fronte alla sopravvivenza del gruppo di telecomunicazioni minacciata dalle sanzioni statunitensi, Donald Trump ha mostrato segnali di apertura dicendo che sta lavorando a una via d’uscita con Pechino.

Il gruppo di Shenzhen è stato costretto a sospendere le attività dopo che il dipartimento al Commercio USA ha vietato le forniture alle imprese americane accusando di violazione delle sanzioni all’Iran.

Grafico della settimana

Iran: quanto mi costi? La decisione di Trump di reintrodurre sanzioni al paese del Medio Oriente rischia di riflettersi negativamente sui paesi europei. Il commercio del Vecchio Continente con l’Iran si è infatti fortemente rinvigorito negli ultimi anni, passando dai 7,7 miliardi di euro di flussi commerciali del 2015, ai 21 miliardi di euro attuali, divenendo così il terzo partner commerciale europeo, dietro alla Cina e all’Arabia Saudita.

Al contrario il commercio americano verso l’Iran nel 2017 si è limitato a 170 milioni di dollari USA, un altro ordine di grandezza rispetto a quello europeo, la cui industria rischia ora di trovarsi con le spalle al muro dopo la decisione di Trump: se le nostre aziende non interrompono entro i prossimi sei mesi i rapporti commerciali con l’Iran, gli Stati Uniti inaspriranno le condizioni di credito e le possibilità di fare business Oltreoceano. Per il nostro Paese non tira una buona aria.

Come si sono mossi i mercati

Brillano le small cap USA. Da segnalare, a Wall Street, i nuovi massimi raggiunti dal Russell 2000 Small Caps. Una novità interessante, considerando che siamo parlando di small cap, ovvero aziende a piccola capitalizzazione il cui giro d’affari è principalmente domestico. Essendo molto esposte all’economia interna, i loro risultati sono in genere considerati la spia del ciclo macro. E, in questo caso, il responso è incoraggiante.

In Europa le piazze azionarie hanno tratto giovamento dalla debolezza dell’euro, a malapena lambite dalle vicende politiche italiane, eccezion fatta per il settore bancario. E a proposito di banche: giù Monte Dei Paschi, che la settimana scorsa aveva brillato per la buona trimestrale e le incoraggianti novità, a causa dell’ipotesi di nazionalizzazione ventilata nella bozza di governo 5 Stelle-Lega. Negativa Piazza Affari dopo l’intensa settimana politica.

Lo spread va su di giri. Dello spread BTP-Bund abbiamo già detto: l’ansia per un programma di governo anti-euro e aggressivo (e creativo) nelle proposte per ridurre il debito ha spinto al rialzo il rendimento del decennale italiano (segno che gli investitori vogliono essere remunerati di più per assumersi il “rischio Italia”, visto come più alto rispetto a qualche giorno fa).

La settimana per il differenziale si chiude a 160 punti, sui valori massimi da inizio anno. Segnaliamo a margine la 13esima emissione del nuovo BTP Italia con scadenza 8 anni che – ha comunicato il ministero dell’Economia – ha chiuso a 7,709 miliardi di euro, più dei 7,1 miliardi raccolti nella 12esima emissione di novembre.

L’euro va giù. Viste le premesse, non stupisce il continuo indebolimento dell’euro: il cambio con il dollaro archivia la settimana intorno l’1,18. In rialzo stabile il dollaro, con il Dollar Index in rialzo del 4% circa nell’ultimo mese.

Petrolio in ripresa. L’incertezza in Iran e Venezuela potrebbe rivelarsi una doppia sfida per i produttori, in termini di quantità e qualità: lo sostiene l’Agenzia Internazionale dell’Energia nel suo bollettino mensile.

L’AIE ha lievemente rivisto al ribasso le sue previsioni di crescita della domanda di petrolio nel 2018 per via del rallentamento della domanda nel secondo semestre stanti soprattutto i prezzi più alti.

Le forniture globali di petrolio sono rimaste stabili ad aprile, con la robusta produzione non OPEC che ha compensato la minore produzione OPEC. Sprint comunque per Brent e WTI, le cui quotazioni questa settimana si sono portate, rispettivamente, verso gli 80 e i 72 dollari al barile, per il WTI i massimi da fine 2014.

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

  • Eurozona. Settimana di PMI dell’agenzia Markit, che saranno pubblicati per la zona Euro, Francia e Germania. Attesi pressoché ovunque in calo. Attenzione anche ai dati sulla fiducia delle imprese e dei consumatori, sempre per i precedenti paesi.
  • Regno Unito. Il dato più rilevante riguarda l’aggiornamento del PIL del primo trimestre, atteso stabile all’1,2% annuo. In scia sarà comunicato il valore aggiornato dell’inflazione di aprile, attesa stabile al 2,5%, dato di grande rilevanza per la BoE, da cui è attesa per i prossimi mesi una correzione al rialzo dei tassi. Attesi in calo i dati sulle vendite al dettaglio di aprile.
  • Stati Uniti. Markit pubblicherà anche i PMI per il Paese di Trump, insieme ai dati aggiornati del mercato immobiliare e all’indice di fiducia dell’Università del Michigan di maggio, atteso in lieve rialzo. Occhi puntati sulle minute della FED dell’ultima riunione, pubblicate il mercoledì.

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