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Bollettino AO | Stati Uniti e Cina: è guerra vera?

I fatti salienti della settimana

Stati Uniti-Cina, adesso è guerra aperta. La detonazione è avvenuta alla mezzanotte di giovedì (ora di Washington), quando sono entrati in vigore i dazi doganali USA su 34 miliardi di dollari di prodotti cinesi. Gli Stati Uniti “hanno violato le regole della WTO (l’Organizzazione Mondiale del Commercio) e hanno lanciato la più grande guerra commerciale della storia”, ha tuonato il ministero del Commercio di Pechino in una nota ufficiale, aggiungendo che la Cina “sarà costretta a una necessaria risposta”.

Pechino non resta con le mani in mano. Le reazioni si stanno già da giorni articolando su vari fronti, dal turismo al cambio, con le prime ritorsioni sulla Corporate America che ha interessi in Cina (per dirne una, un tribunale cinese ha temporaneamente vietato alla società americana Micron Technology di vendere chip nel Paese).

Il cavallo di soia. Mario Sechi su List racconta come, mentre noi scriviamo il nostro bollettino, i social USA stiano seguendo con il fiato sospeso il tragitto della nave cargo Peak Pegasus, salpata da Seattle e diretta a Dalian, in Cina, con un carico di soia. Soia che i dazi cinesi colpiranno con un +25% all’ingresso se la nave non attraccherà entro l’una di notte ora di New York (da noi sarà già sabato mattina).

Mal di pancia tra i senatori Repubblicani. Intanto, per sovrappiù, il presidente USA Donald Trump ha minacciato ulteriori dazi per 500 miliardi di dollari a carico della Cina, dichiarando che comunque non ha intenzione di modificare la partecipazione degli USA alla WTO. Esternazione che non ha placato i mal di pancia dei senatori Repubblicani, contrariati per l’impatto della “trade war” sul loro elettorato (la Corporate America, appunto).

Preoccupazione in casa Fed. In settimana sono uscite anche le cosiddette “minute della Fed”, che non sono signore molto magre impiegate presso la banca centrale USA ma i verbali contenenti il resoconto delle riunioni. Ebbene, dai verbali del meeting del 12 e 13 giugno emerge una certa ansia nel Federal Open Market Committee (FOMC), il braccio esecutivo della politica monetaria della Fed, per gli effetti della guerra commerciale.

Diverse aziende, si legge, hanno espresso “preoccupazione per i possibili effetti negativi sulle future attività di investimento dei dazi e di altre restrizioni ai commerci, sia negli Stati Uniti che all’estero”, e hanno indicato che alcuni “investimenti sono stati ritardati o diminuiti a causa dell’incertezza delle politiche commerciali”. Infine, diversi membri del FOMC hanno sottolineato di vedere intensificarsi i rischi e l’incertezza a causa delle politiche commerciali.

E in casa BCE qualcuno scalpita. Secondo fonti anonime della Banca Centrale Europea riportate dai media, alcuni membri del Governing Council vorrebbero accelerare sul rialzo dei tassi di interesse, sostenendo che il primo a fine 2019 sarebbe troppo in avanti.

Tassi fermi in Australia. En passant, segnaliamo che la banca centrale australiana ha lasciato i tassi invariati all’1,5%.

Deflussi importanti per l’ETF Vanguard. Il più grande ETF sull’azionario europeo, il Vanguard FTSE Europe ETF, è reduce da un difficile secondo trimestre dell’anno, nel quale ha registrato deflussi fino a 1,5 miliardi di dollari. Il dato peggiore dai tre mesi terminati nel settembre 2016.

La sinistra trionfa (in Messico). Andres Manuel Lopez Obrador ha vinto le elezioni diventando il primo presidente di sinistra del Messico da un po’ di tempo a questa parte: ha trionfato guidando un movimento di aperta protesta al crimine dilagante, alla corruzione e alla povertà.

Un po’ di dati macroeconomici. Il PMI manifatturiero ufficiale cinese è sceso a 51,5 punti da 51,9 (contro attese per 51,6), mentre il dato Markit è risultato stabile ma con il sottoindice degli ordinativi dell’export in contrazione, sintomo dei primi impatti della guerra commerciale. Il PMI composite Markit, invece, è salito da 52,3 a 53, grazie alla buona performance dei servizi.

Tra gli altri composite asiatici, spiccano il recupero dell’India e del Giappone, mentre nelle aree in cui la rilevazione riguarda solo il manifatturiero una certa ripresa si registra in Sud Corea, Taiwan e Vietnam.

E veniamo alla vecchia Europa. Composite italiano in rialzo in scia al rimbalzo dei servizi, deludente la Spagna. Pochissime novità dalle revisioni al dato dell’area euro. Ultimi, ma non per importanza, l’ISM manifatturiero USA, tornato sopra quota 60, e l’ISM non manifatturiero USA di luglio, che ha sorpreso in positivo. Bene i dati sul lavoro negli States.

Brexit, il lungo addio. Pressioni in corso sul partito laburista, a lungo criticato per la sua posizione ambigua sulla Brexit (il suo leader Jeremy Corbyn è lui stesso un euroscettico, in realtà), affinché adotti un approccio un po’ più combattivo.

Come? Sposando la campagna per dare agli elettori l’ultima parola sull’accordo sul divorzio. I timori, secondo il sindacato Unite, è che un’uscita senza accordo, con le aziende che già oggi si preparano a traslocare altrove, abbia effetti pesanti sul mercato del lavoro.

I flussi migratori e la tenuta dell’UE. Ok, i commenti politici non ci competono (e infatti non ne facciamo), ma questa particolare questione rischia di mandare a carte e quarantotto l’Unione Europea, cosa che avrebbe conseguenze anche sul piano economico e finanziario. La gestione dei flussi migratori dall’Africa.

Le frizioni nel governo tedesco non sono affatto archiviate e la tentazione (alimentata dalle prese di posizione nazionaliste di Austria e Ungheria) di lasciare Grecia e Italia al loro destino è fortissima, ma la cancelliera Angela Merkel sa che non può permetterselo. Vedremo.

 


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Il grafico della settimana

Dazi in Borsa, finora chi ci rimette è la Cina. Shanghai è la Borsa su cui finora si è fatto sentire di più il peso delle tensioni commerciali, come si vede dal nostro grafico che mette a confronto appunto lo Shanghai Composite e l’S&P 500. La performance del primo si riflette sull’indice Asia Pacifico, ovviamente, mentre l’andamento del secondo fa sì che l’indice All Country World si difenda discretamente.

Come si sono mossi i mercati

Dazi schivati per il settore auto? Comparto automobilistico protagonista giovedì in Europa: i media hanno riferito che la Commissione UE starebbe lavorando a un accordo multilaterale sul settore da discutere in un meeting tra Trump e Juncker.

I listini asiatici, dopo aver chiuso il loro peggiore trimestre dal 2015, hanno vissuto altre giornate complesse per via – ça va sans dire – dei dazi. Gli Stati Uniti hanno festeggiato il Giorno dell’Indipendenza e quindi sono stati fuori dai giochi per un giorno e mezzo.

Decennale italiano di nuovo su. Rendimento e spread in rialzo per il nostro BTp: potrebbe aver contribuito l’intervista a Bloomberg del ministro dell’Economia Giovanni Tria, il quale ha dichiarato che il programma del governo andrà gradualmente attuato, altrimenti non ci sarà discontinuità con i precedenti esecutivi né crescita.

La discesa dello yuan. È proseguito il calo della divisa cinese, una flessione in cui gli operatori hanno visto una reazione alle misure protezionistiche USA. Il governatore della Banca Popolare Cinese Yi Gang ha negato, giustificando la contrazione della valuta con “il dollaro forte e l’incertezza internazionale” e sottolineandone l’aspetto prociclico, e ha dichiarato che lo yuan verrà mantenuto stabile su livelli di equilibrio.

Insomma, nessuna rappresaglia contro i dazi. Ci dobbiamo credere? Sia come sia, l’euro ha ripreso un po’ di vigore sulle voci di un possibile rialzo anticipato dei tassi BCE. Lo yen ha guadagnato terreno insieme con l’oro, sintomo che i due “beni rifugio” hanno ancora un loro appeal (sull’oro segnaliamo il nostro approfondimento).

Non solo oro. Le materie prime, fortemente esposte al commercio internazionale, hanno visto calare le loro quotazioni, con i futures sul ferro a Singapore scivolati ai minimi da aprile. Lato petrolio, segnaliamo che il differenziale tra la qualità Brent e il WTI è sui 5 dollari (qualche tempo fa superava i 10), ma entrambi i prezzi sono scesi venerdì dopo che è trapelata la notizia secondo cui lo sbarco in Borsa della compagnia saudita Saudi Aramco starebbe sfumando.

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Stati Uniti – Mercoledì 11 luglio sarà da monitorare la variazione mensile, aggiornata a giugno, dell’indice dei prezzi alla produzione, oltre alle consuete scorte di petrolio greggio.

Giovedì 12 sarà la volta dell’indice dei principali prezzi al consumo, con la variazione mese su mese registrata sempre a giugno: conosceremo sia il dato generale sia quello core, al netto cioè di energia e alimentari. Occhio poi al Monthly Budget Statement, sempre il 12, e al sentiment dell’Università del Michigan, il 13 luglio.

Europa – Da segnalare, martedì 10 luglio, l’aggiornamento sullo ZEW, l’indicatore delle attese delle aziende tedesche sull’economia, e poi la produzione industriale il 12. A seguire gli indici sui prezzi al consumo in Germania e in Francia (12 luglio) e, in Italia, l’aggiornamento sul debito pubblico (13 luglio).

Il 12 la Banca Centrale Europea pubblicherà le minute (vale lo stesso discorso fatto per la Fed, vedi sopra) del meeting sulle decisioni di politica monetaria. Dalla Gran Bretagna segnaliamo, il 10 luglio, la produzione manifatturiera mensile a maggio.

Cina – Un po’ di dati interessanti, tra cui l’indice dei prezzi al consumo e alla produzione il 10 luglio e, il 13 del mese, la bilancia commerciale a giugno e i dati sulla variazione di import ed export anno su anno.


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