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Bollettino AO | Il sorgo del vicino è sempre più verde

I fatti salienti della settimana

Ancora tensioni tra Cina e USA, la UE si chiama fuori. La Cina ha annunciato che le importazioni di sorgo dagli Stati Uniti saranno soggette a un dazio del 178,6%: in pratica, per ogni dollaro di sorgo importato, la ditta acquirente dovrà versarne 1,80 al governo centrale. La Cina è il maggiore compratore dagli USA di questo cereale: l’anno scorso ha acquistato circa 4,8 milioni di tonnellate di sorgo, per per un totale di 957 milioni di dollari circa.

Intanto il dipartimento del Commercio USA ha vietato per sette anni alle aziende americane di vendere componenti al produttore di telefoni cinese ZTE, che avrebbe violato l’embargo verso Iran e Nord Corea. La Commissione UE, dal canto suo, ha approvato due accordi commerciali con Giappone e Singapore.

PIL cinese in linea con le attese. E sempre in Cina, il Prodotto Interno Lordo nel primo trimestre dell’anno ha segnato una crescita pari al +6,8%. Bene anche la produzione industriale, in aumento del 6% a marzo.

Dati contrastanti dagli Stati Uniti. Giù a 15,8 punti l’Empire State manifatturiero di aprile, sotto le stime, mentre le vendite al dettaglio a marzo hanno segnato un +0,6%, meglio delle attese. Delude l’indice NAHB del mercato immobiliare ad aprile, sceso a quota 69. In linea con le stime le scorte aziendali e sopra invece i nuovi cantieri, i permessi edilizi e la produzione industriale.

Mese “no” per lo ZEW. Nell’Eurozona da segnalare il tasso di inflazione annuale aggiornato a marzo, che è salito all’1,3%. Delusione per lo ZEW tedesco, sceso a -8,2 punti ad aprile, il minimo da novembre 2012, rispetto ai 5,1 di marzo e al -1 delle attese. L’indice riferito alle attuali condizioni economiche in Germania è sceso da 90,7 punti dello scorso mese a 87,9. In Gran Bretagna il tasso di disoccupazione è calato al 4,2% a febbraio, mentre l’inflazione è aumentata dello 0,1% congiunturale e del 2,5% tendenziale.

Stime ritoccate al rialzo. Sull’Italia, dove si trascinano trattative e polemiche sulla formazione del nuovo governo, si è espresso il Fondo Monetario Internazionale, che in settimana ha diffuso il suo World Economic Outlook: il Fondo vede il rapporto debito/PIL in discesa nel 2018, al 129,7%, e il deficit/PIL in calo all’1,6%, mentre ritocca al rialzo le stime di crescita prospettando un +1,5% per il 2018 e un +1,1% nel 2019. Ma bisogna continuare ad abbassare il debito, dice.

L’ISTAT completa questo quadro fornendo dati attuali: l’inflazione è cresciuta dello 0,3% a marzo, con la variazione annuale rivista a +0,8%. Lato bilancia commerciale, a febbraio il surplus è salito a 3,1 miliardi. Cresciuti anno su anno fatturato e ordinativi dell’industria.

Grafico della settimana

Un mondo indebitato. Sempre dal Fondo Monetario Internazionale sono arrivati i nuovi dati sul debito mondiale: alla fine del 2016 si è toccata la cifra record di 164 mila miliardi di dollari, equivalente al 225% del PIL mondiale. Di questa cifra monstre, il 63% è rappresentato dal debito privato, mentre il restante 37% è tutto debito pubblico.

Quali sono i Paesi che si sono indebitati di più? Nell’ultimo anno a contribuire principalmente sono stati i Paesi Sviluppati, ma sono gli Emergenti i veri “colpevoli” della crescita dell’indebitamento nell’ultimo decennio. Su tutti, la Cina merita una menzione particolare: da sola, dal 2007 ad oggi, ha contribuito alla crescita del debito globale per il 43%.

Negli ultimi anni, da più fronti, sono arrivati moniti e proclami che battevano su un unico chiodo: spronare i vari governi a intraprendere le riforme strutturali necessarie per alimentare la crescita economica e rallentare quella del debito. Cosa attenderci su questo fronte per i prossimi anni? La risposta nel grafico sottostante, che rappresenta la variazione attesa del debito/PIL nel prossimi cinque anni.

Come si sono mossi i mercati

Ritorno alla normalità. La valutazione del mercato azionario USA, che si avvia a chiudere la settimana in lieve rialzo rispetto ai valori di lunedì, “non mi sembra irragionevole”: lo ha detto William Dudley, governatore della Fed di New York, in un’intervista a CNBC. Il riaccendersi della volatilità a inizio 2018 rappresenta “un ritorno a un mondo normale”, ha aggiunto Dudley fornendo così una chiave di lettura anche per quello che sta avvenendo un po’ su tutti i listini mondiali.

Settimana positiva per l’Europa, a Milano il Ftse MIB tenta il ritorno ai 24.000 punti. In Asia vale la pena di segnalare il Sensex indiano, che ha registrato rialzi per 10 giorni consecutivi, nella più lunga serie di guadagni da oltre un decennio, anche nel solco delle previsioni meteo che parlano di una normale stagione di piogge monsoniche per quest’anno.

Il caso polacco. I rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti in scia al Beige Book della Fed, che vede solide prospettive per l’economia nonostante le preoccupazioni commerciali, poi hanno ripiegato. In Europa stupisce il decennale polacco, che ha visto il differenziale sul Bund tedesco restringersi. In Italia tutto nella norma, sebbene sulla formazione del nuovo governo non si intraveda ancora la fine del tunnel.

Sterlina in affanno. La sterlina paga lo scotto dei disaccordi nei negoziati su Brexit per la parte che riguarda il confine irlandese e delle parole del governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, che ha fatto cenno a un possibile rialzo dei tassi il mese prossimo.

Giù anche lo yen nella settimana in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro giapponese Shinzo Abe si sono visti a Mar-a-Lago – la tenuta a Palm Beach, in Florida, di Trump – per parlare anche di commercio (con un possibile accordo bilaterale). E l’euro? Anche questa settimana si chiude a quota 1,23 sul dollaro.

Petrolio sprint. Mercoledì 18 aprile il petrolio WTI è salito oltre i 68 dollari al barile, per la prima volta da più di tre anni, dopo la diffusione dell’aggiornamento settimanale sulle scorte USA. Secondo il dipartimento dell’Energia, tali scorte sono diminuite di -1,071 milioni di barili, meglio delle stime. Balzo anche per il greggio dei mari del Nord, il Brent, che supera i 73 dollari.

Da segnalare il vertice dell’OPEC a Gedda, in Arabia Saudita, con la partecipazione della Russia: si punta a estendere gli attuali tagli alla produzione, in attesa del meeting del 22 giugno, quando bisognerà fare il punto su domanda e offerta globale e sulle conseguenti strategie.

In agenda

Di seguito, alcuni dei principali appuntamenti e dati macroeconomici della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Stati Uniti – Lunedì 23 aprile è atteso il dato sulle vendite di abitazioni esistenti a marzo. Il 24 sarà la volta del rapporto sulla fiducia dei consumatori aggiornato ad aprile e delle vendite di nuove abitazioni a marzo. Il 25 appuntamento con la nota settimanale sulle scorte di petrolio. Giovedì toccherà ai principali ordinativi di beni durevoli, mentre la settimana si chiuderà con il PIL del primo trimestre dell’anno.

Giappone – La giornata clou sarà venerdì 27 aprile, con la dichiarazione sulla politica monetaria della Bank of Japan e il rapporto della banca centrale sulle prospettive.

Europa – Lunedì 23 aprile si conoscerà il nuovo dato sull’indice dei direttori degli acquisti del settore manifatturiero ad aprile. Il 24 la Germania ci aggiornerà sull’indice IFO sulla fiducia delle aziende tedesche. Giovedì sarà la giornata della Banca Centrale Europea, con la decisione sul tasso d’interesse e la successiva conferenza stampa. Il 27 la disoccupazione in Germania e la variazione annuale e trimestrale del Prodotto Interno Lordo in Gran Bretagna.

Italia – Fiducia delle imprese manifatturiere e fiducia dei consumatori sono i dati più rilevanti che verranno rilasciati nel nostro Paese la settimana prossima.


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