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Bollettino AO | Ansia per dazi e tassi di interesse

I fatti salienti della settimana

Trump non si smentisce. Noi ve lo avevamo anticipano nel bollettino della settimana scorsa, ricordate? Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha annunciato che intende approvare nuovi dazi per proteggere l’industria siderurgica americana, anticipando che dovrebbero essere del 25% sull’acciaio e del 10% sull’alluminio. Materie prime che gli States importano in gran parte dal Canada, dalla Cina e dall’Europa.

Il Canada ha definito i dazi “inaccettabili”, la Cina ha espresso “grave preoccupazione” e il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker ha detto che “l’Europa reagirà in modo fermo e proporzionato”.

Tutti nel panico per Powell. Questo sant’uomo di Jerome Powell, neopresidente della Federal Reserve, non può più dire niente che subito tutti capiscono “alzerò i tassi di interesse e lo farò molto più rapidamente di quanto vi abbia lasciato intendere finora, ah-ah“.

Battute a parte, nella sua prima volta al Congresso e al Senato in qualità di numero uno della banca centrale USA, Powell ha detto: “La mia visione per l’economia statunitense si è rafforzata da dicembre”<, poi “L’outlook economico resta forte”, e ancora “L’inflazione tornerà a crescere intorno a un tasso annuo del 2% nel medio termine” e infine “La riforma fiscale potrebbe spingere la domanda e quindi l’inflazione”.

I mercati hanno capito quanto segue: economia migliorata da dicembre, ergo quattro rialzi dei tassi nel 2018; politica fiscale più espansiva, ergo politica monetaria più restrittiva. Senza tener conto che Powell ha anche ribadito: “L’attuale approccio monetario sta funzionando”. Infine – e questo forse è il punto che merita più riflessione – ha chiesto ai parlamentari di alzare il tetto del debito per far fronte alle politiche economiche e fiscali dell’amministrazione Trump.

Mal di Brexit. In settimana l’UE ha presentato il testo di un progetto di accordo, che prevede la permanenza dell’Irlanda del Nord nell’unione doganale. Il primo ministro Theresa May l’ha rispedito indietro: “Minerebbe il mercato comune britannico e minaccerebbe l’integrità costituzionale del Regno Unito creando un confine doganale e regolamentare nel Mare d’Irlanda. Nessun primo ministro britannico lo accetterà”.

Il giorno del giudizio (elettorale). Mentre l’Italia si preparava al voto, l’Istat ha diffuso la stima provvisoria sugli occupati a gennaio: +0,1% rispetto a dicembre. Su base annua confermato l’aumento degli occupati (+0,7%) grazie alle donne.

Il tasso di occupazione è al 49,3%, il massimo storico. Dati in linea, possiamo dire, con il contesto generale: in Germania le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese più del previsto e il tasso di disoccupazione è ancora ai minimi storici.

Ma restiamo in Italia. Il Prodotto Interno Lordo italiano ha registrato nel 2017 un aumento dell’1,5%, il massimo dal 2010 (+1,7%). Lo ha comunicato sempre l’Istat rivedendo al rialzo la stima basata sulla media dei quattro trimestri (+1,4%).

Il rapporto debito/PIL è calato al 131,6%, mentre il deficit/PIL è sceso all’1,9%. L’inflazione rimane per ora su livelli modesti: a febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, è aumentato del +0,1% su base mensile e del +0,6% annuo.

Varie ed eventuali. Breve sintesi di un po’ di info macroeconomiche uscite in settimana. L’OCSE ha fatto sapere che il commercio internazionale nel G20 è cresciuto molto nel quarto trimestre del 2017: +2,7% dell’export a un totale a fine anno di 3.563 miliardi di dollari e +3% per l’import a 3.602 miliardi. È il settimo trimestre consecutivo di crescita per l’interscambio di merci nell’area.

Il direttore del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde ha ribadito che la crescita a livello mondiale sarà del 3,9% sia nel 2018 che nel 2019, dopo il +3,7% del 2017. Il presidente della BCE Mario Draghi, in audizione alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo, ha detto: “La crescita nell’Eurozona è robusta, ma l’inflazione deve ancora mostrare segnali più convincenti di un aggiustamento verso l’alto”.

Grafico della settimana

Dopo poco più di due mesi di campagna elettorale, il popolo italiano domenica è chiamato alle urne. La grande novità di questo appuntamento elettorale è rappresentata dalla legge elettorale, il Rosatellum, un sistema misto di ripartizione dei seggi: sia al Senato che alla Camera, i due terzi dei seggi saranno assegnati con il sistema proporzionale, il rimanente con il maggioritario. Questa suddivisione pone dei seri dubbi sulla capacità della legge di far emergere una forza politica in grado di guidare il Paese.

Un incertezza che mette in rilievo le (mai superate) difficoltà politiche di un Paese che solo negli ultimi mesi possiamo dire essersi veramente incamminato sulla strada della ripresa. Infatti, sia dal punto di vista economico che da quello finanziario, l’Italia risulta in crescita: con un simile contesto anche un eventuale fase di stallo politico fa meno paura, come certificato anche dal nostro Barometro del rischio italiano, saldamente sopra la soglia dei 50 punti.

Come si sono mossi i mercati

I due fatti della settimana. Come accennato, questa settimana ci ha pensato il capo della FED a fare da catalyst, come dicono gli analisti. L’S&P 500 ha chiuso febbraio con la peggiore performance mensile dal 2016.

Wall Street, al solito, ha influenzato l’umore di tutti gli altri indici in Europa e in Asia: tutti hanno chiuso in territorio negativo la settimana. Altro catalizzatore è stato Trump con la vicenda dei dazi.

Obbligazionario ben sotto i livelli di guardia. Dopo che Powell ha parlato, i titoli di Stato USA hanno un po’ penato e gli omologhi degli altri Paesi core gli sono andati dietro. I periferici, invece, hanno tenuto.

In Italia il 27 febbraio si sono svolte tre aste, che hanno visto assegnati CcTeu per 1,71 miliardi, con rendimento allo 0,42%, BTp a 10 anni per 2 miliardi, con rendimento stabile al 2,06%, e BTP del nuovo benchmark a 5 anni per 4 miliardi, con tasso in risalita allo 0,89%.

Il nostro misuratore d’ansia, che è il rendimento del BTP decennale e soprattutto la sua distanza da quello del Bund tedesco (lo spread), non ha inviato segnali scomposti o di particolare allarme nell’ultima settimana prima del voto.

Petrolio in calo. Le quotazioni del petrolio di qualità WTI hanno chiuso la settimana in calo: il greggio con scadenza ad aprile è andato sotto i 61 dollari al barile. In recupero il Brent. Un ruolo potrebbero averlo giocato i dati sulle scorte e il piano sui dazi annunciato dal presidente USA Donald Trump.

Valute in altalena. La volatilità del mercato valutario nell’ultimo mese è salita del 12%. Un dato ben rispecchiato dal “sali/scendi” degli ultimi giorni della nostra moneta unica contro il dollaro USA, per poi chiudere la settimana praticamente invariati. Altro tema la sterlina, che ha un po’ sofferto alla luce delle discussioni in corso per Brexit.

Dall’Asia, lo yen si è rafforzato dopo che il governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda ha dato la prima indicazione sui tempi dell’abbandono della politica di stimolo monetario: la Banca del Giappone inizierà a pensare a come uscire dal suo massiccio programma di aiuti intorno all’anno fiscale che inizierà nell’aprile 2019, ha detto.

In agenda

Ed ecco alcuni dei principali dati macroeconomici che saranno pubblicati nel corso della prossima settimana (fonte: Bloomberg).

Eurozona – Nell’area euro si conoscerà il PMI servizi, composite e retail (rilevato da Markit) di febbraio e il Sentix sulla fiducia degli investitori. Il 5 marzo arriverà anche l’aggiornamento sulle vendite al dettaglio. Giovedì, la riunione di politica monetaria del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea.

USA – Negli Stati Uniti, attesi il dato sugli occupati nel settore privato, sulla variazione delle buste paga nell’industria manifatturiera, nell’edilizia e nella grande distribuzione e sul tasso di disoccupazione a febbraio, atteso in miglioramento al 4% dalla precedente rilevazione che lo dava al 4,1%. Mercoledì 7 marzo sarà la volta della bilancia commerciale a gennaio: previsto un lieve miglioramento da -53,1 miliardi a -52,5 miliardi di dollari.

Cina – L’8 marzo toccherà alla Cina alzare il velo sulla sua bilancia commerciale a febbraio, che secondo la precedente rilevazione era positiva a +20,3 miliardi di dollari. Sempre dalla Cina lunedì 5 marzo giungeranno novità sul PMI composite e servizi a febbraio.


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