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Il volto “etico” dell’intelligenza artificiale

Anche l'intelligenza artificiale diventa etica

Qualsiasi nuova scoperta, a partire dal fuoco, può essere utilizzata sia per fare del bene, sia per fare del male. Io penso che sarebbe eticamente irresponsabile non utilizzare l’intelligenza artificiale in modo responsabile, per migliorare la condizione umana”.

Keith Collins, Chief Information Officer di SAS

 

Intelligenza artificiale responsabile

La rivoluzione tecnologica in atto procede a ritmi serrati, con un impatto trasversale sulla vita quotidiana e su numerosi settori dell’economia, dove ormai a dettare legge sono sistemi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati e la gestione dei cosiddetti “big data”, nuova fonte di ricchezza per aziende di qualsiasi tipo.

In un simile contesto, tutte le questioni di natura etica sembrano relegate a un ruolo marginale, visto che i protagonisti della scena sono sempre meno “umani”. Ma è davvero così? Non proprio. In una fase di profonda trasformazione come quella attuale, è quanto mai necessario disporre di una cornice “morale”, in grado di definire i confini tra quel che è lecito e quel che invece non lo è.

Ne sono una chiara dimostrazione i recenti scandali legati all’utilizzo dei dati degli utenti, che hanno visto coinvolti veri e propri colossi tech – a partire da Facebook, per citare uno degli episodi più recenti. Tutti episodi che hanno reso evidente la necessità di definire in modo più netto i confini etici entro cui la tecnologia si può muovere senza ledere i diritti altrui.

 

Lo studio di Accenture

In effetti, le società impegnate nello sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale – intesa come la scienza di insegnare ai sistemi tecnologici a emulare i comportamenti umani tramite apprendimento e automazione – stanno iniziando ad attrezzarsi. È quanto segnala una recente indagine condotta da Accenture proprio per indagare lo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale in ambito business.

“La maggior parte delle realtà utilizzatrici di soluzioni AI intervistate dichiara di aver già messo in atto processi etici”, si legge nel report. In particolare, “il 63% dispone di un comitato etico che supervisiona l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, mentre il 70% coinvolge i propri sviluppatori in corsi di formazione sui principi etici”.

 

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Non solo: sembra che l’attenzione ai principi etici aumenti al crescere del successo riscontrato nell’utilizzo di soluzioni di AI. Tra chi dichiara di aver ottenuto risultati positivi e tangibili grazie all’intelligenza artificiale, infatti, la quota di chi organizza corsi di formazione etica per i propri sviluppatori sale al 92%, sottolinea Accenture.

“I dati indicano una tendenza incoraggiante, ma la realtà è che ancora nessuno ha una vera risposta alla fatidica domanda: come si può utilizzare l’AI in modo etico?”, osserva Rumman Chowdhury di Accenture, esperta di intelligenza artificiale responsabile. “Ho visto molti codici etici focalizzati sull’AI, alcuni dei quali molto validi, ma si tratta sempre di linee guida più che di indicazioni operative – per intenderci, sulla falsariga del ‘giuramento di Ippocrate’ che dovrebbe ispirare la deontologia professionale dei medici. Quello che serve ai data scientist invece è qualcosa di più tecnico e specifico: è questo il risultato a cui dovremmo puntare”, aggiunge Chowdhury.

 

Big Data, intelligenza artificiale e GDPR

Anche perché la necessità di inquadrare le nuove tecnologie in un regolamento di condotta etica non è legata solo a una questione di moralità. Pensiamo ai Big Data e alle tecniche di Big Data Analysis – incentrate sul machine learning, che è poi una componente dell’intelligenza artificiale: la gestione di un’enorme mole di dati è una tematica molto delicata sotto il profilo della privacy.

Tanto che, nell’Unione Europea, è stato introdotto un nuovo regolamento pensato proprio per incrementare la tutela dei dati personali: la GDPR (General Data Protection Regulation), entrata in vigore il 25 maggio 2018. Le nuove norme garantiscono al cittadino il diritto di accesso ai propri dati, il diritto alla portabilità e quello all’oblio, con l’istituzione di un responsabile per la protezione dei dati per ogni società o istituzione.

Insomma, l’evoluzione tecnologica può migliorare la nostra vita in modo significativo, a patto che venga utilizzata a fin di bene. Ma il percorso non è privo di insidie: per questo è importante individuare una vera e propria linea di condotta etica da applicare al nuovo contesto.

 


Scritto da

La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating.

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