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Mini-corso di difesa personale per investitori – Prima puntata

10 domande semplici semplici da fare quando si compra un fondo comune o un ETF

Non  è argomento nuovo, vero. Ma vista la quantità di prodotti offerti dalle banche e dall’industria del risparmio se ne può uscire storditi. Oltreché “alleggeriti” nel portafoglio, per via delle commissioni che ci vengono sfilate di tasca più o meno silenziosamente. Per non parlare delle scelte sbagliate in termini di allocazione di portafoglio, con i danni che ne possono conseguire (argomento da affrontare in un’altra puntata).

Procediamo così: elenco dieci domande, con qualche chiarimento, da porre rigorosamente PRIMA di acquistare un fondo comune, o sicav o ETF. Cioè quelli che tecnicamente vengono chiamati OICR: non si tratta di un tipo di plancton che provoca dermatosi se viene a contatto con la pelle, ma sta per Organismi d’Investimento Collettivo del Risparmio.  E’ la definizione compatta, data dai legislatori europei, che accorpa fondi, sicav, ETF & C.

Ci sono molte altre domande che si possono porre prima dell’acquisto di un fondo o un ETF, ma queste sono basilari. E chiunque vi proponga il prodotto, promotore, operatore di sportello o “private-banker” che sia, deve essere in grado di rispondere. Ovviamente questo vale anche per qualunque sito di finanza on-line.

Vediamo queste domande e le relative spiegazioni a corredo.

1) E’ un prodotto UCITS III?

La domanda dovrebbe essere superflua, ma non si sa mai, ho visto rifilare di quella roba… Comunque, “prodotti UCITS III” significa semplicemente che si tratta di investimenti con una “patente europea”, che soddisfano standard di trasparenza e tutela del risparmiatore stabiliti dall’Unione Europea, i più elevati al mondo. In pratica queste sono le conseguenze più importanti: le frodi sono in buona sostanza escluse, è garantita una certa solidità della società di gestione del risparmio (è impossibile che spariscano in qualche isoletta tropicale con i vostri quattrini), la valorizzazione degli investimenti è rigorosa (non possono inventarsela, come per esempio faceva il famigerato Bernard Madoff, autore della truffa finanziaria più vasta della storia). Nulla si può però dire sulle qualità del prodotto in termini di performance e di qualità della strategia d’investimento. Comprate solo fondi e ETF che siano UCITS III, diffidate degli altri.

2) Qual è l’oggetto/strategia d’investimento e quanto è rischiosa?

E’ qui che si dovrebbe capire se il prodotto fa al caso vostro. Devono spiegarvi il prodotto in parole semplici. Innanzitutto devono dirvi se investe in azioni od obbligazioni, specificando di quale area geografica, oppure in divise, commodities e quant’altro. O ancora, se è un prodotto che investe dinamicamente nelle varie asset class. Tendenzialmente gli investimenti in azioni, commodities e divise sono a rischio elevato, quelli in obbligazioni a rischio medio o basso. Ma comunque dipende da caso a caso. Il rischio: questo è il punto fondamentale, devono dirvi quanto è rischioso il prodotto che state per comprare. In particolare devono dirvi quanto potreste perdere se le cose vanno male. Per rispondere alla vostra domanda potrebbero tirare fuori indicatori dai nomi abbastanza ermetici, tipo il VaR, la volatilità e via dicendo, ed iniziare a snocciolare numeri: non fatevi intimidire e insistete per sapere quanto potreste perdere, in parole povere. Gli indicatori sono utili solo se vengono calcolati bene (e questo non lo potete sapere) e se voi siete in grado di coglierne il significato. Magari vi diranno che “sanno” che il prodotto va bene per voi perché avete compilato un “questionario MIFID”. Ma questo non sempre basta. Perché il questionario MIFID è sì un ottimo strumento in teoria, ma se è stato compilato superficialmente, o peggio “ad arte”, beh, allora possono rifilarvi un sacco di roba che non fa per voi facendola passare come “adeguata” o “adatta”. Sono noti casi di risparmiatori ai quali il questionario MIFID è stato fatto compilare svariate volte, fino a quando non sono state date le risposte “giuste” per piazzare un dato prodotto. Così torturato, il povero questionario MIFID si piega a qualunque volontà… Questa non è la regola, ovvio. Ma capita. Quindi, nel dubbio, usate il buon senso: se non capite un investimento o se vi puzza, lasciate perdere.  Comprate solo prodotti o servizi che vi convincono.

3) Che “liquidità” ha il fondo?

Vuol dire “con che cadenza temporale lo posso acquistare o vendere?” Direi che le risposte ammissibili sono solo due: “è trattato in borsa” (caso degli ETF), oppure “giornalmente”. Se vi dicono “settimanalmente” (cioè potete venderlo solo in un dato giorno della settimana) insospettitevi, perché è un forte indizio che utilizzano strumenti finanziari illiquidi, la cui illiquidità può solo avere conseguenze negative per voi.

4) Da quanto esiste la società che gestisce il prodotto?

Una lunga storia e un marchio noto, a parità di condizioni, aumentano la credibilità. Ma se la società di gestione è nuova non significa che dovete per forza scappare, perché ve ne sono di ottime, costituite da professionisti esperti ed affidabili. Significa solo che dovete approfondire un po’ per capire se, appunto, si tratta di una società seria o di una banda di cialtroni.

5) Quanto è “attivo” il prodotto?

Questa domanda serve per capire se il costo che vi faranno pagare è proporzionato al lavoro svolto della società di gestione che cura il prodotto. Chiedete se è poco o molto attivo, oppure se è passivo. Commissioni elevate sono giustificabili solo per fondi molto attivi, cioè nei quali il gestore prende realmente importanti decisioni d”investimento e non si limita a replicare un indice (o qualcosa del genere). Essere gestori attivi o passivi, di per sé, non è né un male né un bene. Per onestà intellettuale va detto che in media i gestori attivi vanno peggio del 2% circa all’anno rispetto ai prodotti passivi (sul punto sono stati scritti fiumi di parole in forma di articoli accademici e ricerche di settore). Alcuni gestori attivi vanno però molto, molto meglio del gregge. Solo, è difficile individuarli e capire se si tratta di abilità o di fortuna (su questo argomento torneremo un’altra volta). Per inciso, gli ETF sono quasi tutti fondi passivi, quindi per gli ETF questa è una domanda superflua.

Mi fermo qui, per il momento. A breve scriverò delle restanti 5 domande, che hanno a che fare con due temi caldi come il sole caraibico: costi associati agli investimenti e performance.

Jack Sparrow tornerà presto.

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Ha solcato i mari della finanza in lungo e in largo, su imbarcazioni piccole e grandi, con i mercati in tempesta oppure cavalcando grandi onde d’ottimismo. Da anni soffre di contorcimenti interiori che lo turbano nel profondo, e questo non solo per gli eccessi di frutti di mare, bensì per come vengono trattati i risparmiatori e per le tristi condizioni in cui versa l’industria che li dovrebbe gestire. E allora Jack Sparrow invoca l’ammutinamento! Basta con prodotti finanziari che fanno solo il gioco di chi li vende, basta con portafogli di risparmio che cozzano contro il buon senso! Entra nella ciurma di Jack e segui i suoi consigli per trasformare il tuo disagio in qualcosa di utile per i tuoi risparmi.

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