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Educazione finanziaria – 1° puntata: scopri quanto puoi risparmiare nei tuoi investimenti

educazione finanziaria
Ne abbiamo parlato decine e decine di volte, ma non ci stanchiamo mai: l’educazione finanziaria è il primo passo per diventare dei risparmiatori migliori e per investire in modo più efficace.

“Chi dice che la cultura costa, non sa quanto costa l’ignoranza”
Derek Bok, rettore di Harvard, storico e giurista

Più volte abbiamo scritto su questo blog quanto siano importanti l’educazione e la formazione: è l’investimento di una nazione per il futuro. Tra le tante pecche del nostro sistema scolastico, si aggiunge anche un deficit di formazione economica e finanziaria di base, nonostante l’importanza che essa riveste nella vita di tutti i giorni. È infatti possibile essere ignoranti su un sacco di cose, ad esempio la fisica quantistica o la cucina molecolare, e vivere bene lo stesso. Ma questo non vale con il risparmio e gli investimenti: qui l’ignoranza si paga molto cara.

Una serie dedicata all’educazione finanziaria

Siamo concreti e oggi proviamo a misurare il “costo vivo” del deficit di conoscenze finanziarie. Questo è il primo di una serie di post sul tema “educazione finanziaria” (traduzione demenziale dall’inglese Financial Education, ma va bene lo stesso), il cui obiettivo è diffondere le conoscenze base in materia finanziaria. Quanto basta per prendere decisioni sensate e prudenti nella vita di tutti i giorni.

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Le commissioni di gestione

Il primo passo è rendersi conto dell’impatto delle commissioni di gestione e, in generale, dei costi associati ai prodotti finanziari. Un aspetto spesso trascurato, a giudicare dal successo di certi prodotti, come le polizze unit-linked, molti fondi comuni “eccessivamente” cari, oppure la maggioranza delle obbligazioni bancarie.

Chi vi vende i prodotti finanziari, che sia l’impiegato allo sportello della banca o dell’ufficio postale, il promotore finanziario o il private banker, vi dirà che i costi di gestione sono un concetto “relativo” (ipse dixit uno di loro in una memorabile discussione su LinkedIn) e che non sono l’aspetto più importante di un investimento.

Io invece vi mostrerò che i costi contano eccome e che hanno un impatto importante sui vostri risparmi. Certo, non sono l’unico elemento da considerare, ma sarebbe semplicemente assurdo non tenerne conto nella scelta tra vari investimenti. In altri termini, può anche valere la pena pagare un costo relativamente elevato per un dato prodotto finanziario (magari perché soddisfa un’esigenza molto specifica), ma con la piena coscienza di cosa si sta facendo, del perché, e di quanto impatta in soldoni sul risultato finale dell’investimento.

Sarò concreto. Ipotizziamo di investire in un portafoglio azionario internazionale (rappresentato dall’indice MSCI World Total Return) e confrontiamo due possibili soluzioni:

  1. la prima, più cara, ha i costi di un fondo comune di fascia medio-alta (TER 2,05%), vincitore del Morningstar Awards 2013;
  2. la seconda, low cost, ha i costi di un ETF (TER 0,45%).

Vediamo quanto incidono i costi su investimenti di varia durata, nell’ipotesi che la performance del mercato azionario internazionale sia pari a quella degli ultimi 10 anni (i costi vengono sottratti alla performance dell’indice). In particolare voglio mostrarvi molto concretamente l’ammontare reale del possibile risparmio di costi. Ecco la sintesi dei risultati.

Quanto ci costa l’ignoranza finanziaria?

come investire e risparmiare sui costi di gestione

Nota metodologica

Le commissioni più elevate  sono quelle del Vontobel Fund Global Value Equity (il cui ISIN è LU0218910536 e cliccando vedete la scheda), vincitore del Morningstar Awards 2013 nella categoria fondi azionari internazionali. Si tratta di un eccellente fondo (anche se da avvio, al netto delle commissioni, ha avuto una performance lievemente inferiore a quella dell’indice benchmark), con TER del 2,05%. Vorrei far notare che non è uno dei fondi più esosi (perché tra i fondi azionari internazionali distribuiti in Italia ve ne sono alcuni il cui TER sfiora il 5% annuo e parecchi con TER superiore al 3%).
Le commissioni dell’investimento low cost  sono quelle dell’ETF UBS(IRL)ETF PLC-MSCI WORLD (USD) A-DIS (il cui ISIN è IE00B7KQ7B66 e cliccando vedete la scheda).
Nel calcolare il valore reale del risparmio di costo, l’ipotesi è che l’inflazione annua sia 2% (il target della BCE).

Non si può fare finta di nulla

Insomma, sono in ballo un sacco di soldi (vostri). I risultati non variano granché se si cambia natura dell’investimento e si considerano, per esempio, delle obbligazioni, oppure delle polizze unit-linked: il punto fermo è che i costi si mangiano porzioni sostanziose del risultato finale del vostro investimento. E per giunta lo fanno con certezza visto che i costi sono in larga parte certi, mentre la performance che (quasi sicuramente) vi promettono è per lo più incerta.

Se poi pensate che 20 o 30 anni sia un tempo infinito, considerate che quello è un tipico orizzonte d’investimento pensionistico. E anche in questo ambito, è possibile scegliere tra fondi pensione più cari e meno cari.

Tiriamo le somme e facciamo una verifica: secondo voi, i costi contano oppure no? È il caso di leggere con attenzione i documenti informativi relativi agli investimenti, quelli che di solito manco guardate e firmate di fretta? È il caso di chiedere a chi vi vende il prodotto finanziario di spiegare bene a quanto ammontano i costi totali e che cosa vanno a remunerare? Queste sono le lezioni da imparare. Non è più difficile che informarsi sulle caratteristiche di un nuovo tablet o macchina fotografica digitale che vorreste comprarvi…

Fissatevelo bene in mente: i costi in più che lasciate con leggerezza nelle mani di un intermediario potrebbero essere la tasse universitarie per far laureare vostra figlia che adesso ha 7 anni. Oppure il viaggio che avete sempre sognato con il vostro compagno o compagna. Non sono noccioline.


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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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