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Come investire nel 2014? Tutti i rischi da tenere a mente (e relativo sondaggio)

Dopo qualche giorno di decompressione post-brindisi di fine anno, eccoci di nuovo a parlare di mercati e rischi finanziari.

Mai come quest’anno il “consensus” sembra convergere su uno scenario di graduale ripresa economica globale, bassa inflazione e riduzione della liquidità (il cosiddetto tapering) che privilegia l’investimento in azioni rispetto alle obbligazioni. Scenario che condividiamo anche noi di Advise Only (a proposito: avete letto la nostra asset allocation?).

Tutto bene quindi? Assolutamente no.

La calma che imperversa sui mercati finanziari e il fatto di essere in linea con il “consensus”, non deve rassicurarci. Al contrario: deve alzare il livello di guardia.

Se leggete da un po’ il nostro blog, avrete capito che noi di Advise Only non amiamo fare previsioni economico-finanziarie e non ci sbilanceremo certo adesso. Ci preme, invece, fornire ai nostri lettori uno schema di sintesi sui principali fattori di rischio che è consigliabile tenere a mente nelle scelte d’investimento per questo 2014.

A tale proposito, in perfetto stile Advise Only, ho ordinato i principali fattori di rischio in un grafico: sull’asse delle ascisse è posta la probabilità (valutata qualitativamente) che il singolo evento si verifichi, mentre sull’asse delle ordinate si trova l’impatto che potrebbe avere sui mercati finanziari globali.

 Clicca per ingrandirecome-investire-nel-2014

Ecco cosa potrebbe andare storto nel 2014.

1. Recessione zona euro. Sia il Fondo Monetario internazionale (FMI) che la Commissione Europea, si attendono un’economia in crescita nel 2014 (intorno all’1%). Nonostante sia presto per cantare vittoria, i dati economici dell’ultimo periodo hanno rafforzato questa previsione ad eccezione della Francia, che sembra fare fatica ad aggrapparsi alla modesta ripresa intravista nel quarto trimestre dell’anno. Visto il peso politico ed economico del Paese (20% del PIL e 22% del debito pubblico), questo può essere un serio problema per l’intera area monetaria.

2. Fragilità politico-istituzionale. All’orizzonte ci sono almeno tre fattori d’incertezza che possono interrompere la luna di miele tra i mercati e la zona euro:

  • Stress test (ottobre). È molto probabile che qualche banca non passerà gli stress test della BCE e, a quel punto, bisognerà capire come sarà gestita la ricapitalizzazione (ci saranno i soldi necessari? Come reagiranno le autorità nazionali?).
  • Elezioni europee (22-25 maggio). Se c’è una cosa che unisce i cosiddetti “euro-entusiasti” (maggiore integrazione) e gli “euro-scettici” (minore integrazione) è che l’unione monetaria così com’è non funziona. Al di là dell’opinione personale che si possa avere sulla questione, una vittoria dei partiti “euroscettici” (non necessariamente un male) potrà generare del nervosismo  sui mercati finanziari. Molto dipenderà dal rapporto di forza tra gli euroscettici ed i partiti tradizionali e dalle successive mosse politiche.
  • Legittimità dell’OMT (Outright Monetary Transaction). La Corte Costituzionale tedesca è chiamata ad esprimersi sulla legittimità dell’OMT. Un evento che potrebbe mettere in dubbio la credibilità del piano anti-spread (fino adesso mai usato) e vanificarne gli effetti benefici che ha avuto sui tassi d’interesse governativi.

4. Hard landing in Cina. È da oltre un anno che se ne parla, ma al momento grandi crisi non se ne sono viste. A breve termine l’attenzione dei mercati è focalizzata sulla relazione credito-crescita, cioè sulla capacità del Governo cinese di sedare le preoccupazioni riguardo la possibile bolla creditizia senza però limitare la crescita economica. Visto il peso specifico dell’economia cinese e il bisogno di crescita economica che c’è in giro, è un fattore di rischio da monitorare con attenzione.

5. Abenomics. Dopo aver aperto i rubinetti della politica monetaria e fiscale, al Giappone spetta convincere il mercato che la terapia d’urto sarà seguita dalle riforme strutturali (la terza freccia dell’arco), che favoriranno la crescita economica.

6. Instabilità in Medio Oriente. Come è emerso dal sondaggio del Global Agenda Council, le tensioni sociali in Medio Oriente e Africa restano tra i temi più caldi del 2014. Ad oggi è difficile avere un’opinione forte ma, nonostante la bassa probabilità di accadimento, gli effetti sui mercati finanziari non si possono trascurare, a partire da quelli sul petrolio e sulle altre materie prime.

7. Rallentamento USA. Tra le economie sviluppate è sicuramente quella che gode di maggior salute. L’accordo siglato tra Repubblicani e Democratici sul budget fiscale ha ridato fiducia alla politica che, tuttavia, deve ancora trovare un compromesso sul debt celing (inizio febbraio). Inoltre a novembre ci sono le elezioni di metà mandato e occorre monitorare l’effetto della fine della politica espansiva della FED sull’evoluzione dell’economia.

8. Crescita Paesi Emergenti. Secondo il FMI i Paesi emergenti saranno responsabili per i 2/3 della crescita mondiale nel 2014. Una bella responsabilità. Tuttavia diversi Paesi sono chiamati alle urne (India, Brasile, Turchia, Sudafrica, Indonesia), oltre che a dover fare i conti con la riduzione della liquidità della Fed (tapering), che ha causato diversi problemi quest’estate a questi Paesi.

Cosa ne pensi? Dì la tua, partecipa al sondaggio.
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Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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