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Come evitare perdite catastrofiche per il tuo portafoglio

Il rischio, specie quello atteso, è da molti considerato un curioso accessorio degli investimenti. L’interesse di molti risparmiatori per indicatori di rischio dai nomi esotici come Value at Risk, Downside Volatility, Probabilità di Shortfall e via dicendo raramente dura oltre il tempo di Planck (anche se le metriche di rischio si possono tranquillamente spiegare con un linguaggio “pane & salame”).

E così sono pochi i risparmiatori che utilizzano gli indicatori di rischio per prendere decisioni finanziarie consapevoli. “L’è tutto sbagliato!”, avrebbe esclamato Gino Bartali.

Monitorare il rischio e intervenire in modo coerente sul portafoglio quando esso non è più accettabile o è fuori controllo è infatti fondamentale. Cosa voglia dire “rischio accettabile” è soggettivo, come del resto le modalità pratiche per gestire il rischio (intendo riparlarne dopo l’estate, in modo sistematico, promesso). L’importante, però, è badare ai rischi, perché i mercati finanziari sono erratici e le perdite prima o poi possono verificarsi sicché bisogna evitare che siano finanziariamente letali. Mi sento un po’ come Roy Batty di “Blade Runner”: ho visto gente concentrare “a capocchia” investimenti su singoli mercati o dubbie strategie. O, peggio ancora, ho visto persone che, credendo di essere depositarie della verità e delle più improbabili tecniche di trading, hanno puntato tutto o quasi su singoli titoli, incuranti del rischio (molti si sono fatti davvero male).

Ma le perdite, se contenute, sono recuperabili con ottima probabilità. Questo perché nel medio-lungo termine i mercati finanziari tendono a remunerare l’investitore con i cosidetti premi al rischio, che all’allungarsi della durata dell’investimento generano performance positive con probabilità crescente.

Se invece il rischio del portafoglio è fuori controllo le conseguenze possono essere gravi. Di quelle che lasciano cicatrici profonde nei portafogli. Per rendervene conto osservate il grafico seguente: mostra per vari livelli di perdita (espressa come percentuale del capitale investito) il tempo necessario a recuperare, ipotizzando che il rendimento medio annuo del portafoglio successivamente alla perdita sia pari a un non trascurabile 5%.anni_per_recuperare_perdita_portafoglio

Diamo un’occhiata ravvicinata al grafico. Innanzitutto, la relazione tra entità della perdita e tempo di recupero non è lineare, ma peggiora in modo sempre più vistoso al crescere della perdita. Con una perdita del 50% del capitale occorrono 14 anni per recuperare. Con una del 67% occorrono oltre 23 anni per recuperare. Ma se la perdita è contenuta al 10% (neanche poco!), in 2 anni viene recuperata; se è 5%, basta un annetto. E così il potenziale di lungo termine di un portafoglio è salvo.

Come cambia la situazione se il recupero avviene a un tasso diverso da 5%?

Et voilà, ecco una tabellina pronta all’uso come una zuppa di noodle istantanea. Sulle righe ci sono vari livelli di perdita, mentre sulle colonne ci sono vari possibili tassi di crescita. Com’è intuitivo, tanto più è elevato il rendimento del portafoglio successivamente al crash, tanto più celermente avviene il recupero.

 Anni necessari al recupero della perdita in funzione del rendimento

Perdita Rendimento medio
1% 4% 7% 10% 13%
-30% 35,8 9,1 5,3 3,7 2,9
-20% 22,4 5,7 3,3 2,3 1,8
-15% 16,3 4,1 2,4 1,7 1,3
-10% 10,6 2,7 1,6 1,1 0,9
-5% 5,2 1,3 0,8 0,5 0,4

Ora, molti di voi si chiederanno: ma in concreto, cosa vuol dire gestire i rischi?

Come accennavo prima, il ventaglio di possibilità è molto ampio, la scelta soggettiva e… ne parlerò nel dettaglio un’altra volta (appuntamento a settembre).

Ma, giusto per non lasciarvi a bocca del tutto asciutta, innanzitutto è ragionevole capire che tipo di investitore si è, ad esempio con un Test del DNA finanziario.

Poi, è bene diversificare il portafoglio in modo assennato, investendo gradualmente le somme che dovessero rendersi disponibili (con un PAC), monitorare e gestire il rischio, cosa che può essere effettuata sia diminuendo il rischio di portafoglio quando la situazione peggiora (metodo prociclico), sia aumentandolo quando i mercati sono in preda al panico (metodo anticiclico).

Non c’è un’unica via: ce ne sono molte. L’importante è avere un po’ di metodo, condito da razionalità, calma e buon senso – che viene prima di qualunque altra cosa. Ne riparliamo presto.

Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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