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#ABCFinanza: i rischi personali di un investitore

rischio investimento AdviseOnly
[Rischio – puntata III]

In un’altra dimensione, rispetto ai grandi rischi di sistema visti nell’ultima puntata di questa serie di ABCFinanza sui rischi, ci sono i rischi legati alla sfera personale.

Inutile nascondersi dietro un infantile “non ci voglio pensare”. Una malattia, un incidente, danni gravi a proprietà immobiliari, la perdita del lavoro in presenza d’un mutuo, giusto per fare qualche esempio, costituiscono eventi in grado di mettere in ginocchio una famiglia, o un individuo. Questi rischi possono anche essere legati ad eventi sistemici (ad esempio crisi economiche, finanziarie, sociali, sanitarie), ma sono diversi perché colpiscono nell’intimo. Guardiamo in faccia la realtà e affrontiamola.

Un po’ di sano cinismo

Qualche freddo numero può aiutare a mettere a fuoco correttamente i rischi personali.

Una vita lunga così

Le tavole di mortalità dell’Istat non sono una lettura divertente, ma sono istruttive: ci dicono che la maggior parte di noi vivrà fino ad un’età compresa tra gli 80 e i 90 anni (le donne in media 4 anni più degli uomini). Un tempo lungo, nel quale occorrerà essere in grado di pagare le spese per l’abitazione e per la vita di tutti i giorni, magari qualche viaggio, le passioni, le probabili cure. E il rischio legato alla longevità è semplice: possono finire i quattrini.

Quando c’è la salute, c’è tutto

Non stiamo sempre bene. Stando all’annuario statistico Istat 2015, se pescassimo a caso 100 italiani, scopriremmo che essi soffrono mediamente di un bel po’ di patologie, spesso in forma cronica, sintetizzate nel grafico seguente (ndr: sono dati medi. L’incidenza di malattie cardiache, diabete e ipertensione s’impenna con l’età – affliggono nel complesso circa il 90% della popolazione oltre i 75 anni). Dunque, forse vale la pena di assicurarsi la possibilità di avere accesso a cure adeguate.

Poi, non vorrei creare eccessiva angoscia, ma in matematica attuariale è assodato che la probabilità di morire approssimativamente raddoppia ogni 6÷8 anni a partire dall’età di 35÷40 anni[1]. E queste (vedi grafico seguente), sempre secondo Istat, sono le principali cause di decesso in Italia sul totale della popolazione. E poi, che cosa succede alla nostra famiglia, ai figli?

“Lavorare è meno noioso che divertirsi” (Charles Baudelaire)

Secondo i dati Istat sul lavoro, il tasso di disoccupazione in Italia sfiora il 13%, con punte superiori al 42% tra i giovani. Inoltre, ogni trimestre in Italia falliscono circa 3500 aziende su 6 milioni. Secondo stime OECD, nelle principali economie sviluppate, ogni anno una quota compresa tra il 3% e il 5% dei lavoratori perde la propria occupazione. Passando all’evidenza aneddotica sul “rischio lavoro”, durante la crisi iniziata nel 2008, chi non è stato toccato dal punto di vista lavorativo, personalmente, o a livello di familiari, o di amicizie strette?

Di rischi personali, grandi o medi che siano, a quanto pare ne corriamo abbastanza. Sono tangibili, per nulla remoti. Vale allora la pena considerare di coprire almeno i rischi più rilevanti, no?

Come coprire i rischi personali

La gestione dei rischi legati intimamente all’individuo è spesso semplice e relativamente economica: si tratta per lo più d’accantonare denaro, investendolo opportunamente, o di ricorrere ad una polizza assicurativa. Un prodotto che esiste da secoli.

Passiamo in rapida rassegna alcuni strumenti di gestione dei principali rischi personali.

  • Rischio longevità – La soluzione naturale è il risparmio a lungo termine di natura previdenziale, ad esempio un fondo pensione, oppure (specie se le condizioni d’accesso alla previdenza previdenziale non sono delle migliori, per esempio per via di costi eccessivi), un investimento in un portafoglio come Pensione, o un fondo comune orientato al lungo termine come Pensaci Oggi.
  • Rischio salute – Siamo nel regno delle polizze assicurative vita/morte: la scelta è vastissima, per tutte le esigenze.
  • Rischio lavoro – Si ricorre ancora al risparmio a lungo termine (ma non con un fondo pensione, che vincola strettamente l’uso del denaro), oppure si utilizzano polizze assicurative dedicate. Incluse le polizze connesse a mutui immobiliari, o al credito al consumo (PPI, Payment Protection Insurance), finalizzate a fornire una copertura assicurativa al consumatore nel caso in cui non sia in grado di restituire il prestito. Può essere auspicabile, in funzione della propria attività lavorativa stipulare una polizza che copra contro responsabilità di tipo civilistico.
  • Danni a proprietà immobiliari – Ancora polizze assicurative, questa volta specializzate nel tutelare gli immobili e le attività familiari che gravitano intorno ad essi (esempio concreto: la figlia di 2 anni che sfugge alla sorveglianza e lancia felice e spensierata oggetti dal balcone di casa).

Gli strumenti per “coprire i rischi” (si dice così) esistono, ma possono nascondere insidie. Ecco allora qualche consiglio, senza pretesa di esaustività.

A che cosa stare attenti

  1. Principio generale I: ponderate attentamente se coprirvi dal rischio o no, valutandolo in modo realistico, congiuntamente ai costi associati alla sua copertura.
  2. Principio generale II: se decidete di coprirvi, mettete a confronto più opzioni, ad esempio più polizze di diverse compagnie.
  3. Se la copertura è effettuata tramite investimenti (v. rischio longevità) valgono le consuete raccomandazioni, ribadite fino alla noia su questo blog: prediligete soluzioni semplici, coerenti con il vostro obiettivo, e fate super-attenzione ai costi associati all’investimento. Per dire, solo sotto effetto di LSD sceglierei come soluzione previdenziale integrativa un PIP con un indicatore sintetico di costo del 3% annuo su 35 anni (giuro, c’è anche di peggio: guardate voi stessi sul sito di COVIP), perché è in grado di uccidere la redditività e quindi l’efficacia stessa dell’investimento.
  4. Per le assicurazioni, attenzione a durata e perimetro della copertura, cioè alle prestazioni offerte concretamente dal contratto (capitale, rendita, ecc), al trattamento degli eredi, agli eventi che determinano il diritto alla prestazione (sopravvivenza, morte, invalidità, ecc) e alle limitazioni: perché non è bello scoprire live che non siete coperti da ciò che temevate.
  5. Attenzione ai costi delle polizze: ricordate, non tutto il premio che pagate è impiegato per assicurarvi. Un’ampia fetta del premio remunera la mera attività di vendita – per rendervene conto guardate i dati IVASS (l’omologo di Consob, preposto a sorvegliare le imprese assicurative), tratti dalla “Relazione annuale 2015”, sulle provvigioni d’acquisizione.
  6. In linea di massima, lasciate perdere polizze unit-linked e index-linked (ramo III, nel linguaggio degli assicuratori): sono mediamente più care – del 6% – e con coperture assicurative peggiori. State sul semplice, privilegiate polizze tradizionali, ramo I. Leggete cosa scrive a proposito l’IVASS nella sua “Relazione annuale 2015”, sono parole di piombo:

“Va tenuto conto che le spese per l’emissione della polizza, per l’assunzione del contratto e per la visita medica sono giustificate nella valutazione tecnica del rischio nei contratti tradizionali, rischio che evidentemente, non sussiste nei contratti nei quali sia il rischio finanziario che quello demografico, gravano direttamente sull’assicurato (cioè le unit-linked). I contratti di ramo III (unit-linked) sono relativi a coperture assicurative che per la quasi totalità non prevedono alcun tipo di garanzia finanziaria rilasciata dall’impresa di assicurazione. Per quanto attiene alla garanzia demografica, l’impresa riconosce un capitale molto modesto in caso di morte dell’assicurato pari generalmente alla restituzione del premio versato dal contraente o poco più”.

Tradotto…

Nel linguaggio un po’ (pardon) burocratico dell’IVASS, direi che significa: le unit-linked sono inefficienti e costose in modo ingiustificato. Raramente sono un buon affare per voi; al contrario, di solito lo sono per chi intende vendervi il prodotto. Come sempre informarsi bene è la miglior strategia – eccellenti le “Guide pratiche”, comodi ebook predisposti da IVASS: gli strumenti per comprendere ci sono, basta usarli.

 

[1] È la legge di Gompertz, basata su un’equazione esponenziale classica della demografia e della matematica attuariale; descrive in modo semplice ma accettabile il rapporto tra mortalità e invecchiamento. Vi sono teorie più recenti che offrono stime più accurate, ma la sostanza non cambia granché.

 


 

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Scritto da

Uno dei fondatori di AdviseOnly, responsabile del Financial & Data Analysis Group. Esperto di finanza e gestione dei rischi, statistico Bayesiano, lunga esperienza in Allianz Asset Management, è laureato in scienze economiche con indirizzo quantitativo-statistico all'Università di Torino. Docente di Quantitative Portfolio Management al Master in Finance dell'Università di Torino, ha pubblicato vari articoli su riviste finanziarie (fra le altre: Journal of Asset Management, Economic Notes, Risk), contribuendo a libri su investimenti e gestione dei rischi. Ex-triathleta, s'ostina a praticare apnea, immersioni e skyrunning.

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