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AO Tutor Focus | Quanto può crescere ancora la zona Euro?

Con i nostri portafogli ci siamo esposti poco al mercato europeo, eppure le performance sono degne di nota. Ci sfugge qualcosa?


Come forse sapete, ultimamente non siamo grandi fan della zona euro, dal punto di vista degli investimenti, s’intende. Fino ad ora abbiamo preferito il Giappone e Stati Uniti. Ma il mercato la pensa diversamente e chi negli ultimi mesi ha dato una spinta agli asset europei, riuscendo a fare meglio di noi. A questo punto abbiamo un dubbio amletico: che cosa ci sfugge dell’entusiasmo dei mercati nei confronti della zona Euro?

Market timing? No, grazie

Fin dal primo post, non abbiamo mai cercato di raccontarvi falsità: il market timing non fa per noi e, al contrario di molti, conosciamo molto bene i nostri limiti. Ecco perché non ci interessa più di tanto la recente migliore performance del mercato azionario europeo, ma siamo interessati a capire che cosa fare adesso.

Storicamente non capita spesso di vedere le Borse europee ottenere performance migliori della Borsa USA. Negli ultimi 30 anni, infatti, è stato per lo più il contrario. Dal 1988 in poi, il mercato azionario europeo ha solo occasionalmente fatto meglio di quello americano. Più precisamente è successo in 5 sole situazioni (indicate in rosso nel grafico), in un tempo medio compreso tra i sette e gli otto mesi, con l’unica eccezione del periodo tra febbraio 1993 e maggio 1994.

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Questo grafico si ottiene mettendo in rapporto la performance dell’indice europeo con quella dell’indice americano. Quando il grafico cresce significa che il mercato europeo ha fatto meglio di quello americano, quando scende significa che il mercato americano ha una performance migliore.

 
L’unica volta in cui le cose sono andate davvero diversamente è tra il 2001 ed il 2008, ovvero dopo la crisi dot.com e appena prima della crisi Lehman. In quegli anni, tuttavia, la zona euro ha beneficiato del suo momento d’oro: gli operatori prezzavano il medesimo rischio di credito – molto basso – per i Paesi della zona euro. Qualsiasi rischio Grexit, Frexit, Italexit era assolutamente inimmaginabile, e quindi non incluso nelle valutazioni. Poi sappiamo come è andata.

La situazione è cambiata

Rispetto a qualche anno fa, la zona euro è sicuramente più forte. Ma se prendiamo per buona la road map tracciata dai ”cinque saggi”, la zona euro è ancora molto lontana da quella che dovrebbe essere. Certo le fragilità vengono fuori in tempi di crisi e in questo momento il rischio recessione è davvero basso. Ma, per chi come noi accetta l’imprevedibilità dei cigni neri, nelle nostre considerazioni dobbiamo tenere conto che l’Eurozona rimane la zona geografica tra i Paesi Sviluppati più fragile dal punto di vista economico e finanziario.

Perciò, per quanto le sue valutazioni fondamentali siano leggermente migliori rispetto agli Stati Uniti, le fragilità strutturali (che vengono fuori quando meno te le aspetti) non ci permettono di cambiare drasticamente la nostra opinione di medio-lungo termine.

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Quanto può durare questo trend?

Superato il rischio Le Pen la prossima grande incognita è l’Italia, il grande malato d’Europa. Ma le prossime elezioni non si terranno prima della primavera 2018,  e fino ad allora può succedere di tutto. Rispetto ad inizio anno lo scenario di rischio si è ridimensionato: non si parla più di protezionismo, la Cina è ancora in piedi, il Giappone dà segnali incoraggianti ed i mercati sembrano accettare di buon grado una Federal Reserve che prova a togliere il piede dall’acceleratore.

In Europa, dopo la vittoria di Macron si respira un’aria nuova, sicuramente meglio dell’aria di impeachment che si respira a Washington o in Brasile (7,4% dell’indice MSCI Emerging Market). Con un’economia che migliora, gli utili che salgono ed una BCE accomodante, sembrano esserci tutte le condizioni affinché il momentum europeo possa continuare a produrre frutti. Almeno fino a settembre/ottobre, quando si avvicineranno le elezioni tedesche, e la Commissione Europea si dedica alle raccomandazioni.

Cosa fare con i portafogli?

Strutturalmente non crediamo sia il caso di aumentare il peso degli attivi rischiosi, perché le valutazione non offrono ampi margini di sicurezza in caso di eventi imprevedibili. Tuttavia, il momentum europeo è davvero troppo forte per non considerare qualche aggiustamento di tipo tattico. Questo sarà sicuramente un tema che affronteremo nel prossimo incontro del comitato d’investimento.


Come sta andando il tuo portafoglio?

Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

Ultimi commenti
  • Cosa ne pensate dei risultati che sta dando il tema “inflazione” nei vari portafogli?
    E’ un tema forse sottovalutato dai mercati?

    • Ciao Marcello, secondo me il discorso va distinto tra portafoglio obiettivo e tattici. Per quanto riguarda Pensione e Reddito, l’inflation linked è per noi un pilastro strutturale del portafoglio. Per quanto riguarda i tattici il discorso può essere diverso. A posteriori possiamo discutere sul timing ma in termini di valutazioni del fixed income i titoli inflation linked hanno delle buone valutazioni rispetto ai non inflation linked. Detto questo è vero mi aspettavo qualcosa di più da inizio anno, però secondo me il tema rimane ancora attuale.

      • Ok, grazie della precisa delucidazione.

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