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AO Tutor Focus | Il punto di marzo

Punti chiave

  • Trade War.

    Potrebbe essere il titolo di un ultimo film di Hollywood, invece stiamo parlando di economia e commercio. Infatti nell’ultimo mese gli Stati Uniti, tramite la voce di Trump, hanno dichiarato guerra (commercialmente parlando) ad una pluralità di paesi, Cina in primis.

    L’amministrazione ha annunciato nuovi dazi contro la Cina del valore di 60 miliardi di dollari in difese della proprietà intellettuale Made in USA. Una nuova ventata di protezionismo che, come dichiarato dall’OCSE, potrebbe avere effetti negativi per l’economia mondiale.

  • Banche centrali in trasformazione.

    Con la macchina economica oramai in moto (l’OCSE nell’ultimo outlook ha alzato le stime di crescita mondiale ed europea), il supporto delle banche centrali sta lentamente venendo meno.

    La FED del neo Presidente Powell ha operato il primo rialzo dei tassi dell’anno, lasciando la porta aperta ad ulteriori due “ritocchi”

    La BCE invece ha cambiato i toni: nell’ultimo comunicato ha eliminato il riferimento ad un’eventuale aggiustamento al rialzo del QE. L’economia dell’Eurozona è in buona salute.

  • Capitolo elezioni.

    Se in Russia Vladimir Putin è stato eletto al suo quarto mandato da Presidente della Russia con il 75% dei voti, in Italia lo scenario politico risulta ancora incerto.

    I risultati delle elezioni hanno consegnato il Paese in mano al duo Lega-M5S, il risultato più incerto per i mercati, data la corrente euroscettica che li contraddistingue.

    Tuttavia, per ora, i mercati non sembrano interessati: lo spread non si è praticamente mosso e oscilla intorno ai 135 punti (in media con gli ultimi anni).

  • Datagate 2.0.

    Il caso Cambridge Analytica, società di analisi dei dati accusata del furto di 50 milioni di profili Facebook con lo scopo di influenzare il voto alle ultime elezioni presidenziali statunitensi, sta facendo tremare il settore tecnologico statunitense.

    L’indice NASDAQ ha perso il 4,0% nell’ultima settimana.

Grafico del mese

Si parla tanto di trade war, di dazi e tariffe, in una sola parola: protezionismo. Una pratica che, anche da un mero punto di vista storico, non ha mai portato effetti positivi nel lungo termine all’economia.

A quanto potrebbero ammontare i costi di una mossa che sembra più politica che economica? Secondo gli analisti di Bloomberg, il costo di una nuova chiusura al commercio si aggirerebbe intorno ai 470 miliardi di dollari, pari allo 0,5% del PIL mondiale, con un calo del commercio mondiale del 3,7% entro il 2020 rispetto ai valori attuali.

Commento generale

In questo momento si balla, il costo del denaro sale e le Borse soffrono sulla scia di una prossima guerra commerciale che rischierebbe di frenare la crescita dell’economia mondiale: ci stiamo avviando verso una fase di recessione?

Un acuto osservatore come Alessandro Fugnoli ci dice che nel 2019 il Partito Comunista Cinese compirà 100 anni e, dal momento che la propaganda ha il suo peso, è molto probabile che la dirigenza del partito farà di tutto per presentarsi a quell’appuntamento in piena forma. Se la Cina regge, reggono anche tutti i suoi Paesi satelliti.

L’altro pilastro dell’economia mondiale, gli Stati Uniti, attraversano una fase delicata, ma non si vedono ancora segni di manifesta debolezza. La FED alza i tassi e riduce il bilancio ma il canale del credito non sembra risentirne più di tanto e la combinazione tra l’abbassamento delle tasse e il deprezzamento del dollaro possono continuare a spingere la macchina economica statunitense.

Infine, c’è l’Europa. Tra la Brexit, la crisi spagnola, l’Italia e le rigidità sulla modifica dei trattati del cosiddetto Gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) è l’area più complessa, sia da gestire che da capire. Ma considerando che nel 2019 si terranno le elezioni per il Parlamento Europeo, la BCE ha tutto l’interesse a tenere sotto controllo i mercati. La tenuta dello spread italiano a fronte di un governo (probabile) pro-deficit è un primo indizio.

Inoltre, oltre alla guerra commerciale, bisogna ricordarsi che è la prima volta nella storia che si sperimenta l’uscita dal Quantitative Easing. Perciò (come sempre) i rischi non mancano. Una fase laterale, con una crescita dei mercati a ritmi più contenuti e un po’ più di volatilità, ci può stare e bisogna saperla reggere.

Valutazione per asset class

Le valutazioni generali del mercato riflettono i movimenti registrati sulle piazze finanziarie delle ultime settimane. Complessivamente sono migliorate leggermente le valutazioni del mercato obbligazionario, a discapito di un peggioramento sul fronte azionario.

Il proseguimento della fase di correzione del mercato ha infatti contribuito a peggiorare il momentum degli indici azionari, ma, ha anche contribuito a migliorare le valutazioni da un punto di vista puramente fondamentale.

Entrando più nel dettaglio delle varie asset class, sul segmento obbligazionario le uniche opportunità degne di nota rimangono presenti sul fronte corporate; dal lato azionario la situazione rimane sostanzialmente invariata rispetto a febbraio: il momentum è peggiorato globalmente, mentre le valutazioni sono lievemente migliorate pressoché ovunque.

Le opportunità presenti per questo segmento sono individuate ancora una volta sul mercato dell’Asia-Pacifico e in Russia, grazie alla buona spinta del petrolio (prima materia prima di esportazione del paese).

Per quanto riguarda le materie prime, i metalli (sia industriali che preziosi), il settore energetico e l’Agribusiness sono i segmenti con il miglior compromesso tra momentum-valutazioni fondamentali.

Come individuato lo scorso mese, la polarizzazione tra i settori ciclici e difensivi rimane ben marcata: i ciclici caratterizzati da un momentum positivo e da valutazioni un po’ più care, al contrario i difensivi contraddistinti da un momentum negativo ma valutazioni decisamente più a sconto. Un aspetto di assoluta rilevanza in fase di scelte d’investimento tattico.

[accordion title=” Come si legge il grafico?”] Con l’analisi multicriteria sintetizziamo in un’unica matrice gli indicatori quantitativi che ci permettono di fare una prima scrematura sulle opportunità di mercato offerte dalle varie asset class: azioni, obbligazioni e materie prime; ognuna analizzata in base a quattro criteri:

  1. rapporto prezzi/fondamentali (criteri Value);
  2. momentum a breve e medio termine;
  3. analisi del rischio sistemico;
  4. contesto economico.

In base al punteggio finale ricevuto, le asset class vengono classificate dalla più interessante alla meno interessante. L’analisi multicriteria è solo uno dei tanti strumenti di analisi che utilizziamo per leggere i mercati.

Le scelte finali d’investimento vengono ponderate con l’analisi dello scenario di rischio prospettico e con un’overlay qualitativa (cioè ampie considerazioni non desumibili direttamente e semplicemente dai dati).
[/accordion]

I portafogli

L’andamento delle nostre soluzioni d’investimento riflette inevitabilmente il negativo contesto di mercato delle ultime settimane.

Tuttavia preme sottolineare come la performance media (al lordo dei costi di negoziazione) dell’ultimo mese dei nostri portafogli si aggira intorno al -1,67%, contro una performance media dei principali mercati (azionari, obbligazionari e commodities) del -3.75% in euro.

Il buon livello di diversificazione presente nei portafogli ha permesso di limitare le perdite, questo anche grazie ad una correlazione sempre meno forte tra il segmento azionario ed obbligazionario.

Non a caso, tra le nostre soluzioni che meno hanno risentito della correzione troviamo i portafogli caratterizzati da una maggiore componente obbligazionaria, di natura difensiva e a breve termine. Bene anche gli strumenti legati all’inflazione: seppur ancora lontani dall’obiettivo ricercato dalle banche centrali, il periodo della deflazione sembra accantonato.

Detto ciò, la nostra view sul mercato rimane per lo più immutata: l’economia è in buona salute e i rischi di un risveglio troppo aggressivo dell’inflazione si sono ridimensionati dopo gli iniziali timori di gennaio/febbraio.

Dal fronte azionario, le attese sugli utili per questo 2018 rimangono globalmente positive (seppur in rallentamento), mentre è opportuno rimanere esposti sull’obbligazionario a breve termine, quindi corti di duration.

[accordion title=”Portafogli Obiettivo”]

Come annunciato nel comunicato dello scorso mese, dopo la modifica dei portafogli reddito abbiamo aggiornato la composizione dei portafogli Figli.

Per la parte “ad accumulo”, data la persistenza di utili attesi positivi, abbiamo sostituito lo strumento esposto sul fattore value, con quello esposto sul fattore quality, che comprende al suo interno aziende e società i cui modelli operativi si dovrebbero mantenere redditizi a prescindere dal ciclo economico.

Per la parte “reddito”, abbiamo sostituito gli strumenti ad accumulo con strumenti di analoga esposizione, ma che distribuiscono cedole, in modo da essere il più allineato possibile con l’obiettivo del portafoglio, il rendimento cedolare. Anche per questo segmento abbiamo eliminato l’esposizione al fattore value, sostituendolo con il fattore quality, per analoghe considerazioni.

Per i restanti portafogli non abbiamo fatto cambi di asset allocation.

[/accordion] [accordion title=”Portafogli Tematici”]

Per il portafoglio Euro Tsunami abbiamo eliminato l’esposizione al settore difensivo del mercato europeo, spostandone il peso sullo strumento legato all’oro, il bene rifugio per eccellenza. Una scelta dettata dalla natura stessa del portafoglio: una soluzione difensiva e utile a proteggere il capitale nella fasi recessive del mercato e dell’economia.

Per i restanti portafogli non abbiamo fatto cambi di asset allocation.


[/accordion] [accordion title=”Portafogli Tattici”]

Non abbiamo effettuato variazioni di asset allocation.

[/accordion] Avete altre domande? Avete bisogno di assistenza?
Scriveteci all’indirizzo: aotutor@adviseonly.com


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