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AO Tutor Focus | Cina, un grande paese in cerca di maturità

I numeri cinesi impressionano gli analisti da anni ormai. Il recente congresso ha però dipinto un grande Paese che punta a diventare ancora più grande, cercando quella maturità che ancora gli manca.


“È arrivato il momento di prenderci i il centro del palcoscenico mondiale, e dare così un contributo decisivo allo sviluppo dell’umanità.”

Con questo parole il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha dato ufficialmente il via al diciannovesimo Congresso Nazionale del Partito Comunista. Il congresso si tiene una volta ogni 5 anni e rappresenta il fulcro delle attività politico-economiche del partito comunista cinese.

  • Sul piano politico, viene eletto il Leader del Partito e del Paese, insieme ai membri del Comitato Permanente, ossia l’organo di controllo supremo del Partito. Dall’attuale Congresso è attesa la conferma per Xi Jinping, che inizierebbe così il suo secondo mandato, mentre è previsto un’importante rimpasto  all’interno del Comitato Permanente, volto a rendere la governance della Cina sempre più un One Man Show nella mani dello “Zio Xi”, com’è stato ribattezzato l’attuale Presidente.
  • Sul piano economico, è il momento in cui si fa il bilancio sugli ultimi 5 anni e vengono delineati gli obiettivi, in termini di riforme economiche e sociali, per il futuro.

Cosa ci si aspetta dalla Cina

La Cina è diventata una forza mondiale e sono i numeri che lo dicono. A fine 2016, il Dragone asiatico è arrivato a rappresentare circa il 17% del PIL e quasi il 10% del commercio mondiale. Negli ultimi anni la sua crescita è stata messa in discussione più volte, ma fino ad ora i sostenitori del cosiddetto Hard Landing sono stati smentiti dai fatti: la Cina riesce a stare in piedi anche con un tasso di crescita più basso.
 

 
In questa fase storica, il Governo cinese è concentrato a migliorare la qualità della crescita, e gli obiettivi di politica economica e sociale che si è dato il periodo 2016 – 2020 vanno esattamente in questa direzione.
 
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Per rispettare questi impegni, la Cina ha bisogno di aumentare il peso dei consumi interni continuando ad aprirsi al mondo sia sul piano commerciale che su quello finanziario. Ma aprirsi ai capitali esteri vuol dire offrire maggiore certezza del diritto e autonomia imprenditoriale, in poche parole diventare un’economia di mercato. E qua che si gioca la partita più delicata.

Su questo fronte ci sono almeno due indicatori che possono misurare le pressione di questo processo di riequilibrio della macchina economica: il tasso di cambio e le riserve in valuta estera.

L’apertura del conto capitale (esportazioni e importazioni di beni capitali) può creare delle pressioni sul cambio che se non gestite accuratamente rischiano di mettere in ginocchio il Paese (le crisi asiatiche del 1998/99 hanno fatto scuola). Se entrano troppi capitali il cambio si apprezza velocemente penalizzando le esportazioni e la crescita. Nel caso opposto, quando i capitali escono troppo in fretta, la moneta si deprezza ed il sistema finanziario complessivo diventa più restrittivo aumentando il rischio di credito. In un paese abbondantemente indebitato come quello cinese rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Negli ultimi anni, i capitali hanno iniziato a lasciare la Cina ma gli effetti sul cambio sono stati modesti e non destabilizzanti. Fino ad ora, la banca Centrale ha gestito la situazione egregiamente e con circa 3 mila miliardi di dollari (circa il 20% del PIL USA) in valuta estera a sua disposizione ha ancora ampi margini di manovra per fronteggiare eventuali crisi.
 

 

Cosa vuol dire per i mercati

Se la Cina riuscisse a tenere il passo con i suoi obiettivi, nei prossimi anni i mercati dovranno fare i conti con i seguenti trend:

  • L’arrivo di capitali freschi – I cinesi oltre ad essere la popolazione più rilevante in termini di turismo, sono anche un popolo di risparmiatori (40% del PIL). Il processo d’integrazione del mercato finanziario cinese dovrebbe portare sui mercati un ingente flusso di denaro che al momento è parcheggiato nei forzieri cinesi.
  • Nuove opportunità di business per le aziende internazionali – L’apertura del mercato cinese vuol dire poter vendere i proprio prodotti in un mercato gigantesco. Tanto per avere una cifra in testa, entro il 2020 la classe media cinese dovrebbe rappresentare circa il 50% della classe media mondiale. I consumi cinesi possono essere un’opportunità incredibile per le aziende che riescono a posizionarsi bene su tale mercato.
  • Aumento della competizione – L’apertura dei mercati è reciproca e il numero di aziende cinesi che si affacceranno sui mercati internazionali può solo che aumentare. Storicamente, la competizione e l’internazionalizzazione dei processi produttivi tende a ridurre i prezzi.

Pensando a lungo termine, questi tre macrotrend hanno la forza per tenere i rendimenti bassi (grazie all’accesso di risparmio), incrementare i margini delle aziende internazionali, contenere le pressioni inflazioniste (per via della competizione). E in termini di asset allocation è una buona notizie per gli attivi rischiosi. In ogni caso, la Borsa cinese sembra destinata a contare sempre di più.


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Scritto da

Segue tematiche economiche e finanziarie per il team financial strategies group di Advise Only. Dopo aver conseguito una doppia laurea in Management all’Università di Torino e all’ESCP Europe, ha deciso di proseguire i suoi studi con un master in Economia Internazionale a Paris Dauphine. Dopo 4 anni di vita parigina ed esperienze lavorative come economista e strategist, sbarca in Advise Only con l’obiettivo di sviluppare la parte di analisi economica e congiunturale.

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